domenica 24 giugno 2018

ALBERT SALON: CONTRO L'EUROPA ETNICA GERMANO-AMERICANA

Poco dopo la loro nascita, gli Stati Uniti d'America hanno cominciato a nutrire grandi ambizioni imperiali e a sviluppare un messianismo che assegnava al popolo eletto dei wasp (white anglo-saxon protestants) la missione divina di guidare l'umanità (…) Fin dal XIX secolo gli Stati Uniti si sono considerati come l'”Israele dei nostri tempi”. Guidare l'umanità significa innanzitutto dominare il Vecchio Continente, con l'aiuto di alleati europei.
E gli Stati Uniti non si sono mai sbagliati nella scelta del loro partner privilegiato nell'Europa continentale. Fin dall'inizio degli anni Venti hanno voluto riarmare la Germania col sostegno degli inglesi. Poi ancora verso la fine degli anni Quaranta, fino alla proposta di “partnership in leadership” lanciata da Bush padre a Kohl dopo il crollo del Muro (…)
I movimenti europeisti sono in parte finanziati dalle grandi fondazioni americane e dalla Cia. Gruppi e organizzazioni che da più di 67 anni tendono a favorire la formazione in Europa di un insieme, di per sé impotente, di popoli vassalli degli Stati Uniti, pronti a seguire Washington nella sua strategia di dominio del mondo e nelle sue guerre. L'Unione Europea (cavallo di Troia della globalizzazione selvaggia) appare sempre più per quel che è: una subdola connivenza di fatto fra internazionalisti e capitalisti. I quali, certi di poter imporre più sovranazionalità a popolazioni disperate e imbavagliate, disprezzano i popoli, distruggono le nazioni e neutralizzano l'efficienza degli Stati.
Oggi i greci e domani molti altri – fra cui i francesi, lobotomizzati da ormai quasi tre quarti di secolo da ideologie internazionaliste e capitaliste convergenti – dovranno riapprendere due verità: la sovranità e l'indipendenza nobilitano e responsabilizzano.
L'attuale costruzione europea ha luogo, di fatto, attorno a un piccolo nucleo di Stati che proteggono e rafforzano attentamente i loro interessi politici, economici, culturali e territoriali: gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna e la Germania. Intorno a questi pochi eletti ruota un nuovo popolo europeo, indistinto, di iloti o dhimmi, un insieme di consumatori, vassalli di questi nuovi signori che mirano al dominio ovvero al “governo” del mondo annunciato da molti intellettuali americani e dai boss delle multinazionali, preparato in diversi laboratori di idee e da potenti organizzazioni internazionali come la Commissione Trilaterale, il Gruppo Bilderberg, gli incontri di Davos o il G8.
La missione delle istituzioni europee, già formulata a suo tempo da Jean Monnet, è quella di legare a poco a poco i giganti nazionali per impedire loro di rialzarsi. Una politica da lillipuziani che, durante il sonno di Gulliver, ne annodano i capelli intorno a un picchetto.
Non siamo più al sogno di una potenza europea che fa da contrappeso agli Stati Uniti e ad altre grandi potenze, come immaginava ingenuamente soprattutto la Francia, ma siamo di fronte alla realtà di un'Europa atomizzata, dipendente e vassalla dell'America in alcune sfere di vitale importanza: militare, monetaria, economica, culturale. E' un'Europa dettata, quasi ricalcata sul modello della Nato
Pubblicato da Giampiero Marano.
[dai “Quaderni speciali di Limes”2012