giovedì 15 febbraio 2018

L’omicidio di Macerata e la mafia nigeriana – un’intervista ad Alessandro Meluzzi

“I migranti sono delle risorse”. È un dogma. Meluzzi apre il sipario su una realtà che è ormai presente in Italia, la mafia nigeriana: efferata crudeltà e cannibalismo.

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Il terribile omicidio di Pamela Mastropietro ha portato in carcere un gruppo di nigeriani. La sparatoria di Luca Traini ha creato una situazione grottesca, con lo scatenamento del “politicamente corretto” e le grottesche manifestazioni contro il “fascismo” e il “razzismo”, facendo passare in secondo piano l’uccisione della giovane. Vi proponiamo la lettura di questa intervista che Alessandro Meluzzi ha rilasciato a Italia Oggi e il video, diffuso in rete da Guido Crosetto, e ripreso anche dal Giornale . Rendiamoci conto di ciò che sta accadendo in Italia, mentre siamo ossessivamente bombardati con gli incitamenti a un’accoglienza cieca e rovinosa.

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La mafia nigeriana è la peggiore
La povera Pamela è stata fatta a fette. Il cuore dov’è?
di Luigi Chiarello 
«La mafia nigeriana, a uccidere Pamela è stata la più spietata mafia al mondo. E le sue sette adesso stanno colonizzando l’Italia e rubando il business alle mafie tradizionali»: non ha dubbi Alessandro Meluzzi. Chirurgo, psichiatra, criminologo, con un passato da politico nel centrodestra, Meluzzi ha diffuso un video denuncia, viralizzato sui social; lo ha fatto assieme a Guido Crosetto, già sottosegretario alla difesa, attuale coordinatore di Fd’I.
Domanda.
Sostiene che l’omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana i cui resti sono finiti in due trolley abbandonati e ritrovati nella periferia di Macerata lo scorso 31 gennaio, richiami il cannibalismo rituale, della mafia nigeriana. Perché?
Risposta. Il caso di Pamela, come altri omicidi del passato, ha a che vedere con metodologie che la mafia nigeriana applica sistematicamente in Nigeria e altrove. Una delle associazioni massonico-esoterico-mafiose nigeriane si chiama Black Axe, cioè Ascia Nera. Perché? Perché è una prassi fare a pezzi le proprie vittime e, in alcuni casi, mangiarne parti del loro corpo.
D. Ma lei conosce la materia?
R. Ho studiato il fenomeno. Anni fa mi trovai a far parte della difesa di un italiano che, a Torino, era accusato di aver ucciso una prostituta nigeriana. Era laureato in antropologia culturale e innamorato della magia Yorùbá (un gruppo etno-linguistico di circa 40 mln di persone diffuso nell’Africa occidentale, ndr). Il suo nome è Daniele Ughetto Piampaschet, la prostituta era Anthonia Egbuna, 20 anni. Piampaschet aveva raccontato l’omicidio in un suo romanzo La Rosa e il Leone, trovato dopo la perquisizione a casa sua. Il corpo della donna fu trovato strangolato e trafitto da coltellate nelle acque del Po nel febbraio 2012, ma la sua morte risaliva al novembre dell’anno prima. Il romanzo, dal contenuto antropologico, descriveva per filo e per segno l’assassinio. È stato l’innesco che mi ha portato ad approfondire la mafia nigeriana.
D. Ogni mafia persegue il profitto. Ha idea del giro d’affari di questa mafia?
R. C’è uno studio dell’Università di Roma, che quantifica, nel 2016, in 1,6 mld di euro il giro d’affari derivanti da prostituzione minorile, raffinatissime truffe online, mercato della droga al minuto e accattonaggio.
D. È questa la pista seguita dagli inquirenti per il caso Pamela?
R. Non ne vedo altre. Ragioniamo in base alla prova logica: c’è una ragazza di 18 anni, sola, bianca, avvenente quindi preziosa, indifesa, che contatta uno spacciatore. Con questo entra nella casa dove sono presenti altri soggetti dello spaccio nigeriano, di conseguenza appartenenti al circuito della mafia nigeriana, e ne esce fatta a fette in modo minuzioso.
D. Quindi?
R. Dal cadavere mancano alcune parti: il collo (a cui probabilmente è stato inferto il colpo letale dello sgozzamento) e gli organi genitali. Sono presenti segni di un colpo in testa e la lingua è stretta tra i denti, come è tipico dei traumi cranici. Poi c’è una coltellata all’addome. Dopo di che, il corpo è stato accuratamente disossato e lavato nell’ipoclorito di sodio
D. Ipoclorito di sodio?
R. Si varichina: la ragazza è stata «varichinata».
D. Perché?
R. Per far sparire tracce di ogni genere, incluse quelle tossicologiche; le ossa sono state disarticolate, come si fa con i capretti. Gli stessi medici legali hanno parlato di un livello di efferatezza mai visto.
D. Anche la sua descrizione non risparmia nulla
R. L’anatomopatologo ha detto che per lui ci sarebbero volute dieci ore di lavoro per fare un lavoro del genere; con tutti gli strumenti propri di un tavolo settorio professionale. Dunque è un lavoro di esperti.
D. C’è incertezza sul cuore della ragazza. È stato ritrovato?
R. Non si sa, ma che il cuore manchi non stupisce. Nei bambini soldato della Sierra Leone mangiare il cuore della prima donna vittima era il rito iniziatico per acquisire coraggio. Il cannibalismo rituale, nella mafia nigeriana, non è l’eccezione. È la regola. Sono cose normali per quel contesto, ma da noi non ne parliamo; forse per non apparire razzisti. Dovremo abituarci a queste cose: è solo la prima punta di un iceberg destinato a dilatarsi.
D. Nel video ha detto che, come avviene in alcuni ristoranti di Benin city, il cuore della ragazza potrebbe essere stato mangiato, perché questo rende potente l’omicida.
R. È la parte più prelibata, che, animisticamente, infonde coraggio e lunga vita. È considerato una sorta di ricostituente
D. È stato in quei ristoranti?
R. No, grazie a Dio, ma sono cose che si trovano sui siti specializzati di crimini etnici. E sono note agli antropologi.
D. Dice anche che la mafia nigeriana spopola nelle università africane, con riti para-massonici.
R. Questa storia nasce nella Nigeria allora colonia inglese; in una sorta di scimmiottamento delle sette universitarie presenti nelle università anglosassoni. Penso alla Skull and Bones (Teschio e Ossa) di Yale in Connecticut. Solo che quelle ritualità para-massoniche si sono combinate ai riti tribali primordiali. Con iniziazioni basate su omicidi rituali e cannibalismo. Ora, queste sette mafiose stanno colonizzando l’Italia, da Nord a Sud; hanno anche combattuto già qualche guerra di mafia, vincendola. Come a Castel Volturno, in provincia di Caserta, dove hanno preso il posto della camorra tradizionale. Hanno iniziato con il business della droga al minuto, per delega delle mafie più titolate; adesso operano direttamente.
D. Un allarme così grave passa così sotto silenzio?
R. I servizi sanno che ormai la Nigeria è uno dei grandi crocevia del traffico internazionale di stupefacenti. A Torino, di recente, sono stati condannati per mafia una trentina di nigeriani, in primo grado. Già la Dia, anni fa, aveva lanciato l’allarme mafie nigeriane.
D. Anche i ragazzi che chiedono la questua fuori dai supermercati vengono taglieggiati?
R. Certo! Dovrebbe vederne l’arrivo, al mattino, e la fine della giornata lavorativa. Il territorio è stato lottizzato in modo scientifico, con pulmini che vanno e vengono. Ovunque. Un affare colossale. Questi ragazzi devono cedere buona parte del denaro raccolto nella giornata alle Maman e ai Don, i capi dell’organizzazione esoterica. Che li ricatta col voodoo e minacce concrete ai villaggi d’origine.
D. Ma non si rischia di generalizzare? In fin dei conti si tratta dei giovani che finiscono nei centri di accoglienza e, in attesa di andare altrove o di lavorare, tirano a campare.
R. Ma sono loro! Guardi, hanno già a disposizione vitto, alloggio, 5 euro al giorno per le piccole spese e la ricarica del telefonino. I bisogni essenziali assolti. Serve un’indagine precisa su di loro.
D. Si disse così anche dopo lo sbarco degli albanesi. Ricorda?
R. Infatti la mafia albanese ha fatto danni, che non sono ancora finiti. Rapine e sequestri nelle case. Ma il fatto che ci sia la mafia albanese ancora attiva non previene il fatto che sia arrivata l’infinitamente più potente e feroce mafia nigeriana
D. La sua denuncia generalizzata è molto grave.
R. Faccio il Piero Angela della criminologia.
D. In tempi di campagna elettorale non c’è il rischio di strumentalizzazioni?
R. Questo allarme non cesserà dopo le elezioni. È un problema epocale. Come diceva il compagno Lenin «i fatti hanno la testa dura», come la mafia nigeriana. Ma c’è una cosa ancor più grave e stupefacente
D. Cioè?
R. Le efficacissime e assolutamente benemerite organizzazioni dell’antimafia nazionale (come Libera o Saviano con la sua scorta da New York, o gli altri soloni della società civile) si sono occupate moltissimo della mafia del passato e del presente, pochissimo della mafia del futuro. C’è da chiedersi il perché. Forse perché la paura di apparire razzisti ottenebra il cervello e anche la coscienza. Io che faccio il medico, anche legale da 40 anni, posso dirle che il medico pietoso fa la piaga verminosa È ora di cominciare a far capire che questo è un problema di sicurezza nazionale. Del resto, il presidente della Nigeria, silenziato dai media, aveva detto che gli europei devono guardarsi dal fatto che in Europa sta arrivando il peggio della criminalità nigeriana.
D. Lei dice anche che non esiste un pericolo fascismo, ormai consegnato alla storia. Ma teme il doppiopesismo politico e giudiziario?
R. Faccio il criminologo e lo psichiatra forense. Temo che vada montando un fenomeno di criminalità di massa che metta a rischio la convivenza nazionale e la convivenza democratica. Se c’è qualcosa che può alimentare l’estremismo politico sono la cecità ideologica e la perdita di controllo dello Stato su legalità e criminalità del territorio. Stanno avvenendo entrambe.
D. Come?
R. Nessuna società degna di questo nome potrà reggere 650 mila persone emigrate dall’Africa, specie dalla Nigeria, senza lavoro, né arte né parte.

 
Video dell'intervista

FONTE: http://www.arcsanmichele.com/index.php/politica-economia/88-politica/10301-l-omicidio-di-macerata-e-la-mafia-nigeriana-un-intervista-ad-alessandro-meluzzi?jjj=1518654816221