venerdì 15 dicembre 2017

La doppia faccia dell’Europa con Israele

 
di  Luciano Lago
 
Per quanto l’Unione Europea  abbia formalmente preso le distanze dalla decisione del presidente USA Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, in realtà già da molto tempo il rapporti di cooperazione economica e miltare della UE e della NATO con Israele sono ormai diventati strettissimi.
Nell’ambito militare la prova di questi rapporti sta nelle esercitazioni tra le forze NATO ed Israele che sono frequenti, da quando Israele è stata di fatto integrata nella NATO con uno status particolare. Le esercitazioni vengono fatte periodicamente in base al «Programma di cooperazione individuale» ratificato nel dicembre 2008 . Esso stabilisce tra l’altro la connessione delle forze israeliane, comprese quelle nucleari, al sistema elettronico Nato.

Non a caso, poche settimane fa, per la prima volta ufficialmente nel territorio e nello spazio aereo di Israele, si è svolta la “Blue Flag 2017”, una delle più grandi esercitazioni internazionali di guerra aerea nella storia di Israele, che ha visto la partecipazione di vari paesi dell’Alleanza Atlantica fra i quali gli Stati uniti, l’Italia, la Francia, la Grecia e la Polonia e, per la prima volta alla terza edizione, Germania e India.
Blue Flag 2017
In un arco di tempo di due settimane, i piloti dei vari paesi NATO ed associati, si sono esercitati con circa 70 aerei da guerra facendo base a Ovda, un aeroporto militare situato nel deserto del Negev, con l’assistenza di altri circa un migliaio di militari delle forze logistiche e dei servizi tecnici delle aviazioni di tali paesi.
L’aereonautica Italiana ha preso parte alle operazioni con i suoi mezzi, quattro caccia Tornado del 6° Stormo di Ghedi, due da attacco e due da guerra elettronica. Gli Stati Uniti, con sette F-16 del 31st Fighter Wing di Aviano. Poiché tali aerei sono addetti al trasporto delle bombe nucleari Usa B-61, sicuramente i piloti italiani e statunitensi si sono esercitati, insieme agli altri, anche a missioni di attacco nucleare.
Il tema di fondo delle esercitazioni poteva essere quello di una eventuale operazione militare contro l’Iran, possibiltà che viene evocata sempre più di frequente dallo Stato Maggiore di Tel Aviv.
Subito dopo la “Blue Flag 2017”, i piloti israeliani (che si addestrano con i caccia italiani M-346), hanno ripreso i loro abituali bombardamenti sui palestinesi confinati nella striscia di Gaza, tanto per tenersi in esercizio. Nel frattempo avveniva pochi giorni dopo la dichiarazione di Trump su Gerusalemme e la UE ne prendeva formalmente le distanze.
Aerei israeliani su Gaza
Il governo italiano, per bocca del premier Gentiloni, dichiarava che «il futuro di Gerusalemme, città santa unica al mondo, va definito nell’ambito del processo di pace», uniformandosi alle dichiarazioni di altri paesi della UE.
In realtà è facile prevedere che le pressioni che gli USA eserciteranno sull’Europa e le strette relazioni intercorrenti fra Israele e la NATO renderanno più morbida la posizione dell’Unione Europea sulla questione Gerusalemme, visto che comunque il provvedimento di Trump non si attuerà se non nel lungo periodo (Tillerson ha parlato di un triennio) e nel frattempo molte cose potranno accadere nell’area Medio Orientale.
Gli avvenimenti più probabili sono riferiti ad un nuovo conflitto che potrebbe scoppiare fra Israele ed Hezbollah in Libano, con il coinvolgimento di Siria ed Iran. Ci sono pochi dubbi che in quel caso Israele riceverebbe tutta l’assistenza, oltre che dagli USA, anche direttamente dalla NATO facendo perno sulle basi militari dislocate in Italia da cui partirebbero le missioni degli aerei da guerra, il supporto logistico e le unità navali della sesta flotta USA a supporto di Israele.
Ancora una volta, grazie alla NATO, di cui nessuna forza politica (di sinistra o di destra) mette in questione la non corrispondenza con gli interessi nazionali, l’Italia si vedrebbe coinvolta in un conflitto che sarebbe del tutto estraneo ai propri interessi, come già accaduto in Libia e in precedenza nella ex Yugoslavia.
D’altra parte il ruolo di portaerei USA nel Mediterraneo non è stato scelto consapevolmente dal popolo italiano ma è stato comunque assegnato all’Italia dal 1945 in poi, in ossequio allo status di paese sconfitto e privo di una propria sovranità nazionale.
Risulta strano tuttavia che anche le forze politiche che si richiamano apparentemente a concetti di sovranità nazionale non abbiamo mai avuto il coraggio di affrontare tale argomento.
 
FONTE:https://www.controinformazione.info/la-doppia-faccia-delleuropa-con-israele/