lunedì 5 giugno 2017

La falsa integrazione ed il fallimento del “multiculturalismo”

di   Luciano Lago
Il Re del Marocco, Hassan II, nel 1993 rilasciò una intervista ad una rete TV francese che, riletta oggi, ha un significato premonitore di quanto accade attualmente in Europa:
-Intervistatrice: Lei sarebbe favorevole a che i mussulmani possano integrarsi in Francia? Lei è a favore o è contrario al principio di integrazione?
-Hassan II: io non vorrei in alcun modo che queste persone siano oggetto di un tentativo di integrazione, visto che non potranno mai integrarsi.
– Lei ritiene che essi (i mussulmani) non vorranno integrarsi o saranno i francesi che li rifiuteranno?
-Loro non potranno mai integrarsi. Sarebbe possibile l’integrazione fra gli europei, visto che il loro mondo è il medesimo la loro religione, i loro costumi, ecc.. I movimenti migratori europei lungo la Storia sono stati tra l’est e l’ovest. Questo movimento invece oggi si verifica tra continenti (Europa ed Africa) e non c’è niente da fare: loro saranno cattivi francesi.

– Così lei ci sconsiglia di tentare l’integrazione?
– Hassan II: ve lo sconsiglio per quello che si riferisce ai miei concittadini, i marocchini, che tentino un cambiamento di nazionalità, visto che mai potranno essere francesi al 100%, ve lo posso assicurare. Vedi:
Youtube.com/watch
In quella intervista il Re del Marocco si era limitato a constatare una evidenza che era inaccettabile per il pensiero unico occidentale: che, al di sopra della nazionalità che figura in un passaporto, esisteranno sempre altri vincoli identitari e culturali che hanno un maggiore peso e che hanno a che fare con le radici della persona.
Se, come accade per i mussulmani, il vincolo dominante è quello di una religione che viene esasperata nei suoi contenuti per motivi politici, economici, culturali e teologici di grande portata, le conseguenze possono essere esplosive. Non si potrebbe esprimere in modo migliore: “esplosive”, visto che alcune di queste persone, per fanatismo ideologico e religioso sono pronte a farsi esplodere.
Naturalmente in quell’epoca era ancora latente il radicalismo mussulmano, come forma di predicazione religiosa, che iniziò a emergere nei paesi del mondo arabo in quegli anni con la diffusione della setta dei F.lli Mussulmani, un movimento che comparve inizialmente fra i mussulmani sunniti in  Egitto e che poi si diffuse in altri paesi arabi e che gli occidentali (USA e GB), per contrastare il nazionalismo pan arabo, non esitarono a finanziare ed appoggiare.
Doveva poi arrivare la predicazione wahabita/salafita, ancora più radicale, assolutista, intollerante ed oscurantista, che iniziò ad essere diffusa dall’Arabia Saudita e finanziata con gli enormi ricavi del petrolio. Una ideologia a sfondo religioso che predicava la Jihad, intesa erroneamente come “guerra santa” e la persecuzione delle confessioni diverse (gli infedeli).
Manifestazione di radicali salafiti
Anche in questo caso furono gli occidentali (Stati Uniti e Gran Bretagna) per motivi strategici e di interesse, ad allearsi e sostenere l’Arabia Saudita e con la dinastia dei Saud, una creatura dell’ex Impero Britannico, chiudendo gli occhi sulla diffusione dell’estremismo e della violenza dei gruppi ispirati a questa ideologia.
Le lotte confessionali fra le fazioni arabe tornavano utili alla strategia di Washington e di Tel Aviv per indebolire i regimi laici e nazionalisti del mondo arabo (Iraq e Siria) e per contrastare la crescente influenza dell’Iran sciita, considerato nemico degli interessi occidentali. Questo spiega la politica intrapresa da Washington che non solo ha sostenuto ma ha anche utilizzato i gruppi radicali salafiti come una leva per il cambio di regime dove lo ha ritenuto conveniente.
Circa 25 anni prima delle dichiarazioni del Re del Marocco, Hassan II, nel 1968, un erudito esponente politico conservatore britannico, Enoch Powell, fu estromesso dal suo partito per aver augurato “fiumi di sangue” (the Rivers of Blood” speech )  nella Gran Bretagna futura se non si fosse messa a freno l’ondata migratoria afro asiatica che si stava verificando in quegli anni. Vedi: Il discorso dei “fiumi di sangue”.
Enoch Powell
Per causa  della sua posizione antimigratoria,  la  promettente carriera di Powell dovette terminare in modo brusco e quelle dichiarazioni furono duramente criticate da tutto l’arco politico.  Tuttavia accadde che la Margareth Thactcher, anni più tardi, dopo aver concluso il suo mandato presidenziale, nel 1991,  ammise esplicitamente che, per quanto avesse espresso il concetto in modo brutale e con parole non adeguate, Power non aveva del tutto torto.
Oggi assistiamo ad episodi che avvengono a Parigi, a Nizza, a Bruxelles, a Stoccolma, a Manchester, a Londra e non possiamo non tornare a quelle parole di Powel (i “fiumi di sangue”) e considerare la fondatezza di questa previsione ma dobbiamo considerare che forse è già troppo tardi per tornare indietro. La follia dei mondialisti nel voler imporre la società “multiculturale” in Europa farà pagare il suo prezzo alle popolazioni europee.
 
FONTE : http://www.controinformazione.info/la-falsa-integrazione-ed-il-fallimento-del-multiculturalismo/