mercoledì 8 marzo 2017

W LE DONNE !

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"...Donna che tutto ferma e tutto muove..." - M. Morsello 
 
Ieri declinando gentilmente l'invito a una serata “solo donne” per festeggiare l’8 marzo, ho discusso con una mia paesana che incarna i principi del movimento femminista degli anni 70.
L’anziana “giovane” se potesse, (è l’artrosi a impedirglielo) andrebbe ancora in giro con le braccia alzate e le dita chiuse a forma di triangolo, urlando slogan ben noti inneggianti il dito…Mi ci sono arrabbiata perché questi stereotipi nulla hanno a che vedere coi vari movimenti femministi storici.
 Detesto pensare che la lotta per l’emancipazione della donna si riduca a festeggiare l’8 marzo in qualche locale di dubbio gusto, sbracciandosi e applaudendo allo spogliarello di giovani uomini muscolosi e depilati. Coerentemente con quanto ho sempre sostenuto e per come, di conseguenza mi sono comportata, io incarno per molti versi la donna “tipo”, che a volte fa ridere e sorridere il genere maschile.
 Sono emotiva, mi commuovo per un film romantico, adoro le chiacchiere fra donne, mi piacciono le scarpe, mi emoziona ricevere fiori in regalo, mi aspetto che il mio cavaliere mi ceda il passo e mi apra la portiera dell’auto, mi intenerisco se trovo un cucciolo per strada, non so parcheggiare bene e non ho mai cambiato una ruota alla macchina.
 Eppure ogni giorno combatto per la mia libertà, per la mia indipendenza, per il riconoscimento al lavoro che svolgo in casa e fuori, per difendere il mio orgoglio di madre, di donna, ogni santo giorno è una battaglia, non abbasso mai la guardia e se qualche volta cado è per lasciarmi scavalcare e se qualche volta piango è per ricordare a me stessa che la vergogna più grande è per chi si è sentito forte alzando la voce, cercando di prevaricarmi.
 Io alzo le spalle e vado avanti per la mia strada, con le mie idee.
 Questo è sempre stato il mio modo di essere “femminista”. Questo credo significhi essere donna indipendentemente dall'appartenenza politica. Ovviamente mi dissocio dalle inutili discussioni in cui si perde chi, come la signora presidente della camera, vuole i mestieri pronunciati al femminile per le donne: “l'avvocata”, “la presidenta” ….ma per favore: il rispetto e la considerazione non si misurano con le parole, la stima si ottiene e si pretende nei fatti e nella vita di ogni giorno.
A ben poco serve una netta distinzione di genere per poi venire uccise o violentate in casa e fuori.
Dove sono le battaglie delle femministe per le donne ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi in mezzo alla strada? Dove sono le lotte contro i maltrattamenti subiti dalle donne mussulmane, anche sul nostro suolo, tenute in completa sottomissione dagli uomini o costrette a sottoporre le figlie ancora bambine a infibulazione ?
 In questi casi nessuna protesta, nessuna marcia , nessuna manifestazione in piazza, nessuna presa di posizione della “presidenta” che ci esorta al contrario ad accettare e apprendere “dalla loro cultura”....
No, la civiltà non si misura chiamando una donna carabiniera, questora ,sindaca o ministra, ma battendosi perchè viva con dignità e goda di tutti i diritti.


Io sono per la libertà vera della donna ,non sostengo la mercificazione televisiva del corpo femminile, nè i concorsi di bellezza ma non sopporto nemmeno chi sproloquia a tal proposito,come fece qualche tempo fa sempre lei la “presidenta”sull’ abuso nei media della donna immagine e ci dipingeva come se noi povere donne vittime della società dei consumi, fossimo costrette a girare indossando pantaloncini corti, magliette attillate, anziché, magari, comodi e confortevoli burqa.
 Ma non è lei stessa figlia di quella generazione di femministe, che ha richiesto a gran voce libertà sessuale e libero arbitrio nell’uso del proprio corpo?
A questo punto mi chiedo come mai la sedicente sinistra progressista non trovi nulla da ridire su tali affermazioni e mi meraviglia che l’associazione delle femministe italiane non protesti per “l’oscurantismo anacronistico”che la presidente continua a sbandierare e di cui è stata sempre tacciata la destra reazionaria, quando per decenni ci hanno “tartassato” (per non dire peggio) con le lotte per la liberazione della donna, l’8 marzo e tutte le menate varie, mentre chi non si era schierato con i movimenti di sinistra cantava “ma è un canto brasileiro”, sostenendo controcorrente, il ruolo fondamentale della donna nella società come moglie e come madre.
Franca Poli