giovedì 2 marzo 2017

Twitter, 25 mila account dell’Isis

 
Uno studio su migliaia di profili di affiliati e simpatizzanti
spiega la forza del Califfato

Nel 2015 un collettivo di attivisti anonimi, riuniti sotto il nome di Lucky Troll Club, cominciò a spulciare tra gli account Twitter alla ricerca di quelli dietro cui si nascondevano membri dell’Isis: ne trovarono 25 mila e li segnalarono al social network, che poco dopo li chiuse. Adam Badawy ed Emilio Ferrara, due ricercatori della University of California (Ucla), utilizzando un algoritmo hanno analizzato i quasi 2 milioni di tweet postati da quei profili tra gennaio e giugno del 2015.
Il loro studio, The Rise of Jihadist Propaganda on Social Networks, pubblicato lo scorso 8 febbraio, è un documento utile per tentare di comprendere il brodo di coltura in cui si muove il terrorismo del Califfato nel mondo dei social. Anche perché quella di Badawy e Ferrara è tra le prime ricerche al mondo a essersi focalizzata sui contenuti in arabo; indagini simili erano state portate avanti per esempio sui tweet in inglese, che rappresentano solo l’8% del totale di quelli esaminati dai due ricercatori californiani.
isis
Partendo dal data mining, dall’estrazione di informazioni su quei tweet, Badaway e Ferrara hanno elaborato una lista di 100 concetti chiave. Il risultato, come racconta la Technology Review del Mit, è, oltre che interessante, piuttosto istruttivo: più del 30% di tutti i cinguettii fa riferimento a temi teologici e di violenza. Non solo: esiste un legame, una connessione tra la retorica violenta in Rete e quanto accade sul territorio del Califfato.
Come si può vedere nel grafico in basso, a eventi significativi dal punto di vista dell’espansione territoriale, corrispondono dei picchi di questi tweet. Follow the tweet, si potrebbe dire, perché seguendo l’andamento dei cinguettii di matrice violenta e fondamentalista si nota un loro aumento subito dopo attentati o altri momenti importanti della guerra in Iraq e Siria, come la presa di Mosul e di Kobane.
Come se fosse un’esultanza di massa, la fierezza di festeggiare il successo di un gruppo al quale si appartiene. «La violenza svolge un ruolo fondamentale come elemento di richiamo del brand Isis verso il suo pubblico», spiegano i due ricercatori: rispetto ad al Qaeda che dipingeva se stessa come un Davide contro il Golia rappresentato dagli Stati Uniti, l’Isis ha sempre focalizzato i suoi messaggi sulla capacità di portare a casa delle vittorie attraverso atroci violenze, anche nei confronti delle minoranze arabe, a cominciare da quella sciita.
È da qui che deriva la sua immagine di gruppo forte, ed è questa immagine che consente allo Stato islamico di attirare giovani uomini e donne dentro la sua rete. Uno schema che finora si è rivelato di successo, e probabilmente è partendo dall’analisi di questo schema che, forse, si può trovare il modo per prevenire l’ascesa di questo tipo di organizzazioni.

di Cecilia Mussi

FONTE: http://pagina99.it/2017/02/23/isis-twitter-account-data-mining-badaway-ferrara/