mercoledì 1 marzo 2017

LA BATTAGLIA DI VALLE GIULIA - da L'Aquila e il Condor

La mattina del 1 marzo 1968, di fronte alla facoltà di Architettura di Valle Giulia a Roma, c'era un impressionante schieramento di polizia agli ordini del commissario della squadra politica Umberto Improta. Da piazza di Spagna stava per arrivare un corteo di studenti fermamente intenzionati a rioccupare la facoltà. Improta era lì' per impedirlo ad ogni costo.
Nel corso di quella mattinata anche la federazione del PCI, tramite il dirigente romano Renzo Tricelli aveva tentato di convincere gli studenti a terminare la loro manifestazione in piazza di Spagna.
Noi invece, in sintonia con i filo-cinesi eravamo riusciti a far proseguire il corteo fino a Valle Giulia.
Gli studenti avevano già occupato la facoltà il 2 febbraio, insieme con quella di Lettere. Personalmente ero contrario a qualsiasi tentativo di occupare nuovamente, perché sarebbe stato come mettersi in trappolo. Quello che volevo era arrivare al confronto con la polizia.
In previsione degli scontri, già la sera prima avevamo allertato non soltanto gli studenti di Caravella, controllata da noi di Avanguardia ma anche tutti i militanti dell'area. Ai nostri camerati della facoltà di Medicina era stato chiesto di costruire punti di appoggio per assistere eventuali feriti: avremmo cosi evitato ricoveri che avrebbero potuto portare al fermo o all'arresto.
Sulla scalinata che porta alla facoltà c'era Massimiliano Fuksas insieme con alcuni suoi colleghi: in precedenza in Avanguardia, ora Fuksas militava a sinistra.
Lo chiamai da parte e gli dissi che dovevano allontanarsi dalla scalinata: non era il posto migliore per affrontare la polizia. Massimiliano e i suoi compagni si spostarono. In quel momento però arrivò il corteo, molto più numeroso di quanto mi aspettassi.
Subito scoppiò un primo tafferuglio con alcuni iscritti della CGIL fatti arrivare da Trivelli per riportare indietro i manifestanti che avevano lasciato piazza di Spagna. Il tentativo ebbe l'effetto contrario: radicalizzò la decisione degli studenti di restare. Fu in quel momento che le forze dell'ordine caricarono. Ed ebbe inizio quella che sarebbe passata alla storia come la "Battaglia di Valle Giulia".
In principio fummo noi camerati a reggere da soli l'urto con le decine di uomini che Improta ci aveva scagliato addosso. Ma subito dopo si unirono a noi tutti gli altri studenti, indipendentemente dal colore politico.
E furono scontri ravvicinanti, sassaiole, camionette incendiate, avanzate e ritirate "a elastico" che misero in difficoltà poliziotti e carabinieri.
I nostri militanti di Avanguardia erano stati addestrati allo scontro di piazza. Usavamo uno schieramento il cui vertice a cuneo anticipava il resto del gruppo che, approfittando dell'attenzione concentrata sul primo urto, si apriva come scoppio di granata in piccoli gruppi che attiravano gli avversari su più lati. Con rapidi movimenti si sottraevano a contatti prolungati e con improvvisi spostamenti obbligavano il fronte avversario a disunirsi e difendersi su più versanti.
Sul campo, ogni scelta tattica veniva affidata ai responsabili dei differenti nuclei. Questa pratica era scaturita dalla necessità di affrontare fisicamente forze superiori alle nostre. Applicammo a Valle Giulia queste misure con risultati decisamente positivi. Avevamo attivisti capaci e riuscimmo a tenere il campo per molte ore.
Noi di Avanguardia, ripiegammo per ultimi, coprendo la ritirata della massa degli studenti. Subimmo qualche ferito ma nessun ferito. L'operazione aveva avuto l'esito desiderato: il Movimento era con noi a Valle Giulia e non con i riformisti di Trivelli in piazza di Spagna.
Durante quelle ore memorabili non c'era stata alcuna distinzione tra fascisti e antifascisti ma un'unità tra le differenti componenti politiche che si stringevano intorno a un nuovo sogno rivoluzionario.
Le conseguenze politiche furono dirompenti. Valle Giulia aveva dato al movimento l'immagine di una protesta-lotta contro il sistema e sconfitto, almeno temporaneamente, le manovre del PCI, che voleva sindacalizzare la lotta degli studenti.
Non a caso la FGCI subiva una continua emorragia di iscritti, mentre da molte città provenivano attestati di stima e solidarietà a Caravella.

Fonte L'Aquila ed Il Condor