lunedì 6 febbraio 2017

Roma, cinque stelle e le grandi manovre politiche liberaldemocratiche

di Eugenio Orso
 
Mi è capitato di leggere, ultimamente, due interessanti articoli sulla vicenda romana, sul cinque stelle e, più in generale, sul destino politico dell’Italia.

Il primo è “La Raggi è ai titoli di coda. Casaleggio l’avrebbe cacciata. Parola dell’ex ideologo dei 5 stelle Paolo Becchi” (intervista di Giorgio Velardi per La Notizia), pubblicato da Controinformazione e tratto dal blog di Paolo Becchi stesso:

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Il secondo è “L’Italexit, il gattopardo e i sovranisti con il cerino in mano”, di Rosanna Spadini e Valdo, scritto per Come Don Chisciotte e ivi pubblicato:
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Il primo articolo, come suggerisce il titolo, è più centrato sulla vicenda romana e sui guai che sta passando la Raggi, in odor di uscita di scena, almeno secondo il professor Becchi. L’altro post va oltre il caso, investendo tematiche che riguardano il piddì, l’eurismo e il sovranismo, ed è più favorevole ai grillini, suggerendo di sostenerli o almeno di non avversarli apertamente (in aderenza alla “linea politica” adottata da CDC negli ultimi tempi). Inutile dire che consiglio la lettura di ambedue gli articoli citati.

Per quanto mi riguarda, mi pare doveroso fare chiarezza su alcuni punti della vicenda Comune di Roma/Virginia Raggi/cinque stelle, perché lo sviluppo e l’esito della stessa avranno un grande impatto in Italia, nei mesi a venire, sommandosi agli effetti, eminentemente negativi, del disastro economico, finanziario e sociale che avanza. Un disastro a tutto campo, annunciato anche dagli eventi romani e non solo dalla richiesta di manovre aggiuntive castranti all’Italia, che porterà all’imposizione di un governo troika commissariale definitivo, dopo il Gentiloni/Renzi bis.

A mio avviso, in relazione alla vicenda amministrativa di Roma – che s’intreccia con quella del destino dei grillini, a prescindere dai soliti sondaggi elettorali in cui il 5s è sempre alto – ci sono alcuni punti di una certa importanza da chiarire. Questi punti si articolano su piani diversi, ma tutti di un certo impatto a livello nazionale:

La vera natura del 5s, svelata anche dalla questione scottante dell’amministrazione del Comune di Roma, che lo rende soggetto a un controllo elitista e a conseguenti frenate nei suoi appetiti di potere. Questo pseudo movimento, che rappresenta una falsa opposizione inserita in toto nel sistema liberaldemocratico-eurista, non è ancora accettato dalle élite finanziarie occidentali che controllano l’Italia quale sostituto del piddì alla guida di un ennesimo governo-Quisling. Gli scalpitanti “astri nascenti” Di Maio e Di Battista dovranno perciò aspettare … sine die. Nel frattempo, il 5s subisce “manovre di contenimento” esterne e interne al partito. Esempi eclatanti ne siano il disastro dell’amministrazione romana, con le vicende giudiziarie ad ampio clamore mediatico in cui è stata trascinata la Raggi, e andando oltre l’orizzonte romano, la “gaffe”, non proprio involontaria, del fondatore Giuseppe Grillo in merito al gruppo di affiliazione del 5s nel parlamento europeo (preferendo L’Alde liberale ultra europeista a Nigel Farage e al suo Ukip).

Il contrattacco anti-grillino dell’apparato affaristico, mafioso, subpolitico e giudiziario per conservare gli intrecci criminali, semi-criminali e corruttivi che hanno caratterizzato, in questi ultimi anni, l’amministrazione della Città Capitale. Mentre un certo “centro-destra” e recentemente soprattutto il piddì sapevano come muoversi con perizia nella palude della corruzione, del nepotismo, dell’affarismo criminale e semi-criminale (mondo di mezzo), i grillini non hanno ancora acquisito una solida esperienza in materia. Per tale motivo, muovendosi come “un elefante nella cristalleria”, potrebbero compromettere i grandi affari che si fanno in ogni campo della gestione del comune, dalle cooperative sociali e dall’”accoglienza” a immigrati e profughi allo sgombero delle foglie morte nei viali d’autunno.

L’evidente azione di sabotaggio di Silvio Berlusconi, in occasione delle elezioni comunali romane nel 2016. Berlusconi, ancora attivo politicamente, purtroppo come mero elemento di disturbo, ha contrapposto inizialmente agli altri candidati non un potenziale vincitore, quale poteva essere Giorgia Meloni (che fu ministro del Cav per le politiche giovanili!), ma un perdente aprioristico come Guido Bertolaso. Poi ha ripiegato sull’”indipendente” e imprenditore Alfio Marchini, che si è rivelato anche lui un perdente, rastrellando un misero 10% dei voti.

Berlusconi ha agito in tal modo non a causa di sopraggiunta senilità, ma per alcune ragioni, ovviamente inconfessate, che hanno attinenza con la sua caparbia e nociva sopravvivenza nell’agone politico: a) non provocare con una sua vittoria le potenti élite sopranazionali che lo avevano cacciato, nel 2011, dalla presidenza del consiglio, per “investire” della carica il loro impiegato Mario Monti; b) combattere la concorrenza, all’interno di un ipotetico, futuro “centro-destra” redivivo, dei “giovani populisti” (giovani turchi del CD) Meloni e Salvini, sabotandoli e mettendoli in difficoltà. Berlusconi è sempre disposto a inciuci con il piddì collaborazionista della troika, non disturbando il manovratore elitista che ci tiene in pugno, in particolare quando c’è di mezzo la sopravvivenza delle sue aziende. Non solo, ma è stato proprio Berlusconi, attaccato fino alla morte alla sua sopravvivenza politica e al destino delle sue aziende, a dare un potente contributo alla conquista grillina delle municipalità romane.

La volontà non esplicitata, ma piuttosto chiara, del vertici piddini, di impantanare il concorrente grillino/pentastellato nella palude romana, opponendogli nella capitale, un galoppino renziano di medio/basso profilo come Roberto Giacchetti e rifilandogli la patata bollente. Il piddì, esperto di connessioni mafiose e para-mafiose nella gestione del Comune di Roma, ha lavorato per preparare una sorta di Vietnam al meno esperto cinque stelle, creando serie difficoltà e problemi d’immagine al concorrente. Nonché un’ondata di pubblicità negativa con la solita amplificazione mediatica, subita dai cinque stelle, come testimoniano il caso dei fratelli Marra e quello delle assicurazioni di cui beneficerebbe la sindaca, stipulate “all’insaputa” della Raggi (che un po’ mi ricorda il celebre caso del mezzanino, con vista sul Colosseo, dell’ex ministro berlusconiano allo sviluppo economico Claudio Scajola, pagato a basso prezzo grazie a Anemone e alla sua cricca, senza che l’ingenuo Scajola ne sapesse nulla …).

Stando così le cose ed essendo scattata la tagliola romana – con un certo nocumento per il grillini, costretti a rivelare il loro lato sistemico più squallido – quali conclusioni si possono trarre? Essenzialmente una, come chiarirò nel seguito.

Comunque vari il panorama della politica liberaldemocratica asservita alle élite, l’obbiettivo da raggiungere è quello di arrivare a un governo troika commissariale definitivo, appoggiato da un parlamento traditore e venduto e senza troppe “perturbazioni” pseudo-populiste.

Ci potrà essere ancora il piddì, con o senza scissioni (come quella minacciata di recente da D’Alema), oppure un suo sostituto come il “partito della nazione”, ci potrà essere ancora Renzi a capo dei collaborazionisti della troika, oppure qualcun altro.

Il cinque stelle ci sarà senz’altro, ma forse un po’ ridimensionato quanto ad aspettative di “presa del potere”, in seguito allo sviluppo negativo della vicenda romana, alla sconfessione della Raggi e ad altri inciampi (alcuni dei quali devono ancora manifestarsi …). Sicuramente ci sarà in parlamento un’entità grillina più malleabile, nei confronti di un governo-troika imposto al paese. I commissari europei non incontreranno ostacoli soverchi, per imporre le ultime misure che debiliteranno e impoveriranno definitivamente il paese. In cambio, i grillini avranno comunque una fetta di sottopotere e qualche poltrona, nonché i posti negli enti locali. In altre parole si divideranno con il piddì, o l’ex piddì, giunti a quel punto, l’osso da spolpare che il padrone globalista gli getterà sotto il tavolo.

Grillo non è uno sprovveduto che non vede a un palmo dal naso. La serie d’inciampi e di problemi che il 5s ha incontrato in queste ultime settimane fanno nascere in me un sospetto: non è che per caso sia proprio questo il vero obbiettivo di Grillo e Casaleggio Jr.?

Fonte: Pauper Class