lunedì 27 febbraio 2017

RADIO ALTERNATIVE di Alessandro Alberti

Figlie di un etere minore, così avremmo potuto definire le radio di destra, prima dell'uscita del testo che ho loro dedicato:Radio Alternative la destra che comunicava via etere. Minore, perché non pubblicizzato, non supportato da una bibliografia completa e dettagliata. Non tanto per la mancanza di un progetto intellettuale e politico, rispetto alle altre radio libere. Le quali dopo la sentenza della Corte di cassazione del 1974, che permise a chiunque di impiantare una emittente, proliferarono in maggior numero a sinistra e nel settore commerciale. Fu la scarsa importanza che si diede loro, nel periodo successivo alla loro scomparsa, anche a destra, o comunque da una parte non secondaria di essa a renderle poco fruibili come argomento. Il fenomeno radiofonico alternativo, era rimasto dopo la chiusura delle radio, soprattutto un gradevole ricordo, per i tanti ragazzi che volontariamente misero in moto questa macchina. Il rischio di disperdere storicamente quella mobilitazione comunicazione, era notevole. Perché in sede bibliografica esisteva solo una traciability molto ramificata, ma non omogenea. Era quanto mai necessario, riportare negli scaffali di chi ha vissuto la storia del MSI, un volume in grado di ricordare quanto le radio rappresentarono. Quindi anche una attrattiva e uno spazio, soprattutto per il mondo giovanile. Il Fronte della Gioventù, che con particolare energia e passione, attivo' le radio missine, ebbe un riscontro anche in termini numerici, di avvicinamento e coinvolgimento di molti giovani, riguardo il mondo della destra, con risultati oltremodo lusinghieri. 
 
Numerosi furono i ragazzi che poterono accedere con entusiasmo, ad un mondo a loro sconosciuto prima, sia per quanto riguarda l'esperienza radiofonica in sé, sia per la cultura non conforme. Quest'ultima permise loro un approccio diverso con la realtà, spesso mistificata se non addirittura distorta, dai media e dalla scuola di regime. Questo testo ha l'umiltà, ma anche la leggera presunzione, di aver raccolto quanto era possibile, sia per quanto concerne il materiale cartaceo, sia per quanto riguarda le testimonianze di coloro che, nell'arco di dieci anni bucando il muro del ghetto, aprirono un varco nella cittadella del potere, per far conoscere le proprie idee, la propria musica, i propri libri. L'azione radiofonica fu così dirompente, da aprire dibattiti e malcelate preoccupazioni anche a sinistra. Da qui la necessità di dedicare, un capitolo a parte, in cui emergono dalle righe dell'Espresso e di Panorama, tutto il disagio e l'inquietudine di alcuni esponenti di spicco della cultura di sinistra. È stata quindi quella di Radio Alternative, un'operazione rivolta a riscoprire questa storia taciuta, poco conosciuta, in alcuni casi volutamente non ricordata. È stato questo l'input per la realizzazione del testo, che ricorda tutti i passaggi politici e umani che permisero l'epopea delle emittenti alternative. 
 
Tanti i testimoni noti e tra questi mi sento di citare la moglie di Teodoro Buontempo, la Sig.ra Marina Vuoli, ma anche tanti esponenti della musica alternativa. Un ricordo particolare in questo caso è rivolto al compianto Michele Di Fio'. Non secondari nei ringraziamenti, tutti coloro che hanno avuto un ruolo nell'emittenza di destra, con vario titolo, con ruoli diversi, che si sono prestati a far conoscere le loro realtà. 
 
Si sa che una macchina per camminare ha bisogno di un motore, ma anche dei fari per traguardare oltre, di ruote e ovviamente di un autista. Le radio furono questo, una macchina, in grado di entrare con cortesia, in modo semplice, nelle case degli italiani, proponendo un prodotto politico, musicale, culturale, sociale. Da questi presupposti parte la storia di questo fenomeno, non più figlio di un etere minore, ma diventato a pieno titolo un grande esperimento politico.

Le radio alternative furono la realizzazione pratica di uno dei tanti fenomeni comunicativi e culturali, nati in seno ai dibattiti e alle proposte emerse dal primo Campo Hobbit, tenutosi a Montesarchio nel giugno 1977 organizzato dal giovane dirigente del MSI Generoso Simeone. Fu essenzialmente la componente rautiana del FdG e del MSI, ad elaborare nuovi messaggi squisitamente metapolitici, in grado di intercettare prevalentemente il mondo giovanile, ma allo stesso tempo tentare un dialogo, finalizzato al superamento degli steccati destra-sinistra, tanto cari al sistema, in un'ottica rivoluzionaria. Questo progetto non fu però possibile, per la mancata e ricezione da parte della sinistra, ancora legata a vecchie pregiudiziali. Campo Hobbit portò anche altre innovative forme di comunicazione, come la grafica e il fumetto. Ma anche nuovi argomenti di dibattito e interesse, come la questione della donna, l'ecologia, la biopolitica, oltre alle nuove forme di comunicazione come il fumetto e la grafica. 
 
Chiaramente restava la radio, lo strumento di maggior penetrazione del tessuto sociale, in grado di superare il muro eretto dal sistema nei confronti della destra. La radio forniva finalmente la possibilità di avere una controinformazione, in grado di contrastare la manipolazione del reale operata dai notiziari Rai. Metteva gli ascoltatori in grado di poter ascoltare la musica alternativa, anch'essa figlia di Campo Hobbit. Era il mezzo più efficace e dirompente, perché poteva essere fruito da tutti. Nel libro che ho scritto, integrato dalle testimonianze dei tanti protagonisti di allora, sono presenti molteplici dettagli. Ma in questo breve articolo, è mia intenzione soffermarmi più sulle differenze di valutazione, che le due principali correnti del MSI, diedero riguardo le radio. Da una parte, la già citata componente rautiana, più votata all'esperimento radiofonico, come mezzo metapolitico, figlio del noto gramscismo di destra, in cui la suddivisione sociale era definita in due entità distinte: società civile e società politica. E proprio alla società civile era diretto tale messaggio, che praticamente ricopriva tutti gli interessi definiti prepolitici: sport, musica, tempo libero, hobby, letteratura, etc. 
 
Questo tipo di approccio, rese i rautiani più propensi alla creazione di un ponte radio, per la creazione del terzo polo radio. Di contro, la posizione più prudente della componente almirantiana, che preferiva un'organizzazione delle emittenti meno politica e un. po' più commerciale. Con target piu' dedicati ad argomenti piu' morbidi, pur mantenendo una impostazione politica riguardo la parte inerente i notiziari. Tra le due posizioni, si inseriva però Il fattore economico, che fu anche per scelta della classe dirigente il motivo che portò, gradualmente, alla chiusura delle quasi cento emittenti alternative, nate e poi chiuse per mancanza di fondi, nel giro di un decennio. Anche questo aspetto però, non fu solo figlio di scelte politiche, ma anche di un oggettivo sovraccosto del tanto auspicato ponte radio. Resta comunque, a prescindere dalle scelte e dalle intenzioni, il ricordo di un'esperienza che mobilito' centinaia di volontari in tutta Italia. A me solo la soddisfazione di averla fatta rivivere a tanti lettori, che hanno vissuto da protagonisti quel periodo e molti altri, più giovani, che lo hanno potuto conoscere per la prima volta.