mercoledì 1 febbraio 2017

AVANGUARDIA DI MORTE Racconti brigatisti - Recensione di Alessandro Alberti



Dopo la raccolta di racconti squadristi del suo libro Se non ci conoscete…, Giacinto Reale torna a raccontare nel suo Avanguardia di morte - racconti brigatisti, le vicissitudini di cinque personaggi. Immersi in fatti storici realmente accaduti all’indomani dell’otto settembre e la successiva liberazione di Mussolini, che darà poi vita alla Repubblica Sociale Italiana.


Nel testo precedente Se non ci conoscete.. che narrava di fatto il prologo della rivoluzione fascista, compaiono personaggi storici del calibro di Arpinati, Ferruccio Vecchi, Keller, Pavolini e Giuseppe Solaro attorno ai quali ruotavano personaggi minori, contestualmente idonei all’illustrazione dei fatti e del periodo storico. In quest’ultimo lavoro invece, i protagonisti sono di pura fantasia. Mario , Luisa, Franco, Federico, Giulio, sono di fatto il volano che l’autore utilizza per raccontare cinque diverse storie del periodo relativo alla RSI. Ognuno di loro sarà accostato all’epilogo del fascismo, con il serrate le fila finale, tramite corpi di appartenenza diversi tra cui spiccano: la Legione Autonoma Ettore Muti, il corpo delle Ausiliarie (SAF), gli squadristi, che furono reintrodotti nelle fila della Guardia Nazionale Repubblicana, dopo che per molti di loro erano scattati, durante gli anni del consenso, provvedimenti relativi al comportamento intemperante, non in linea con lo status tutto ordine e disciplina che il fascismo del potere prediligeva, i Franchi tiratori di Firenze inquadrati come militi del RSS “Mario Carità” e i brigatisti neri. I racconti sono ambientati in cinque città italiane, ridotte ormai a cumuli di macerie a causa dei bombardamenti anglo- americani: Milano, Torino, Roma, Firenze e Genova. Faranno la loro comparsa nel testo personaggi che hanno scritto questo periodo, come Aldo Resega, Nicola Bombacci, Alessandro Pavolini, Giuseppe Solaro, Vincenzo Costa ultimo federale di Milano e altri. Dotato di una scrittura fluida, Giacinto Reale riesce a trascinare il lettore non solo nei suddetti fatti storici, ma anche nelle vicissitudini personali dei suoi protagonisti. Ognuno di loro è animato dalla fede incrollabile nell’ideale, da una coerenza di fondo che non ammette il tradimento e da uno spirito di sacrificio anche a discapito delle rispettive situazioni famigliari. In questo libro si intrecciano storia militare, politica, ma anche storie d’amore in scenari drammatici, promesse di matrimonio in situazioni dall’incerto futuro, una sorta di speranza nella vittoria, ma anche la certezza di dover combattere fino all’ultimo la battaglia. 

L’autore non tralascia nessun dettaglio, essendo un profondo conoscitore della materia. Si passa dal Congresso di Verona, in pratica l’atto fondativo del neonato Partito Fascista Repubblicano, alla nascita della Legione Autonoma Ettore Muti, alla formazione e dall’addestramento delle Ausiliarie a Venezia, all’azione delle Brigate Nere. Non vi fu soltanto l’aspetto militare ma anche quello sociale: evidente l’attenzione che la neonata RSI, tramite le Federazioni che gradualmente si stavano riaprendo, rivolgeva alla popolazione ormai a corto di approvvigionamenti, la dura battaglia contro i borsaneristi per impedire loro l’aumento dei prezzi, il sequestro di stalle e delle mucche di proprietà dei medesimi, con la conseguente fornitura di latte per tutte le famiglie, in particolare quelle con molti bambini, cui erano concesse quantità supplementari, la festa della befana fascista per ridare morale ai grandi e un dono ai più piccoli. Anche il problema dell’alloggio, per molte famiglie che ne erano rimaste sprovviste dopo i bombardamenti, venne spesso risolto con la consegna di appartamenti abbandonati. Molto introspettiva anche l’analisi politica, che mette in risalto le stesse contrapposizioni all’interno delle varie componenti militari e politiche della RSI, come dire uniti nella battaglia divisi nelle prospettive e nelle proposte. Tale fermento non fu mai impedito da Mussolini perché l’impostazione stessa del PFR era di per sé molto elastica politicamente. Molte sorprese attenderanno il lettore che si avvicina per la prima volta all’argomento,tra queste anche una certa antipatia che alcuni fascisti provavano per l’alleato tedesco, vuoi per un retaggio culturale filo risorgimentale, vuoi per averli combattuti durante la prima guerra mondiale. Ovviamente ogni riferimento non è assolutamente casuale, ma frutto di lunghe ricerche che Reale ha condotto sull’argomento. Leggere questa narrazione porta a seguire un percorso di conoscenza, ma anche emotivamente lastricato di eventi spesso tragici. Le esecuzioni sommarie senza nessun processo, i colpi alla nuca, gli agguati tesi a soldati isolati o attentati nei locali pubblici, che spesso i partigiani praticavano, furono tra i tanti motivi di inasprimento del conflitto. Nei cinque capitoli verranno accennati o narrati i primi tentativi della cosiddetta resa dei conti, con l’apparizione della Volante Rossa e la caccia al fascista o le prime riunioni clandestine indette da Romualdi e Almirante. Un lavoro questo di Reale completo, pur essendo per necessità di spazio e per il metodo scelto volutamente sintetico, una capacità di interpretare e insegnare la storia attraverso le emozioni, i gesti quotidiani, le azioni dettate dall’istinto e dall’anima, la capacità di andare controcorrente, di combattere e di non adagiarsi dei suoi protagonisti.