domenica 22 gennaio 2017

La Sinistra Mondialista non si rassegna alla nomina di Trump e organizza disordini e proteste

di Luciano Lago
Il discorso di investitura di Trump non è piaciuto ai commentatori e pseudo intellettuali dei grandi media, rimasti orfani di Obama e della Clinton.
Lo hanno giudicato grezzo, demagocico e troppo schierato a favore di un nuovo “protezionismo” americano. Personaggi che sono ogni sera in TV come Beppe Severgnini, hanno indicato come il linguaggio di Trump sia troppo povero, troppo semplicistico, non conforme a quello utilizzato dai globalisti che sono molto più forbiti e aristocratici nei loro discorsi. In particolare quell’appellarsi al popolo di Trump non gli viene perdonato, si sa che il popolo non apprezza i  grandi temi che l’elite di potere sospinge come fondamentali: il mercato aperto, la globalizzazione, i diritti dei gay, l’immigrazione libera, ecc… Trump parla di ridare il potere al popolo e questo è un concetto totalmente estraneo alla sinistra mondialista.

D’altra parte lo aveva sostenuto scopertamente anche il vecchio Scalfari, uno dei grandi patron del globalismo: L’Oligarchia «è il governo dei pochi ma è la sola forma d’un governo democratico».
Non poteva mancare un intervento di George Soros, il grande magnate, longa manus della elite di potere, il quale, presente a Davos (il convegno dei potenti) ha dichiarato di considerare Trump come “un impostore, un truffatore ed un potenziale dittatore che farà tremare i mercati finanziari”.
Soros, che è stato uno dei grandi sponsor della campagna presidenziale della Clinton, ha manifestato fiducia che il Congresso e la Costituzione mettano un freno a Trump.
Nel frattempo Soros non si stanca di finanziare ed alimentare le manifestazioni di protesta violenta contro Trump nell’ambito di una campagna diretta a sfiduciare e screditare il nuovo presidente eletto, campagna a cui contribuiscono i grandi media che sponsorizzavano la Clinton, dalla CNN, al New York Times e Washingon Post. In Italia il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa e la RAI della Botteri e soci.
Il problema è che la sinistra, quella che ha sempre predicato globalizzazione, mercati aperti e immigrazione senza freni, si trova oggi spiazzata non solo dal cambio di passo dei due principali paesi da cui l’ideologia globalista è partita, gli USA e la Gran Bretagna, ma anche dalla massiccia crescita dei movimenti nazionalisti ed indentitari in tutta Europa, dalla Francia dove la Le Pen è la favorita nelle prossime elezioni, all’Austria, alla Germania ed alla stessa Italia dove la classe politica di governo, aggrappata al posti di potere, cerca di ritardare le elezioni per blindarsi le poltrone.
L’oligarchia tecnocratica della UE è ormai del tutto screditata e sono in molti a ritenere che questo organismo abbia ormai i giorni contati, visto che ha perso anche l’appoggio del potente alleato nordamericano e si trova oggi in un vicolo cieco.
Significativo che gli oligarchi della Unione Europea, orfani di Obama e della Clinton, nelle scorse ore, riuniti a Davos – sentendosi tanto soli – si sono fatti confortare dal premier cinese Xi Jinpin ( che ha difeso la globalizzazione, ovvio) ed hanno applaudito Georges Soros e le sue invettive contro Trump.
Il cambio di passo degli USA, con la presidenza Trump, rende fragile la posizione dei paesi come la Germania che si sono passivamente accodati al tutte le iniziative e provocazioni di Obama contro al Russia, dalle sanzioni alla concentrazione di truppe e mezzi alle frontiere russe, tanto che uno scongelamento dei rapporti fra gli USA e la Russia lascerebbe l’Europa della Merkel, di Hollande e di Gentiloni, con “il cerino in mano”.
Sconfessati dal loro alleato, contestati dalle opinioni pubbliche nazionali, screditati per la loro acquiscenza a tutte le peggiori operazioni belliche fatte dall’Amministrazione Obama, i premier europei dovrebbero ritirarsi e magari anche andare sotto processo per i guasti che hanno contribuito a creare: destabilizzazione di paesi come Libia, Siria ed Iraq, ondata epocale di profughi, conflitto in Ucraina e nuova guerra fredda con la Russia.
Agli apologeti della globalizzazione e dei mercati aperti, rimane la speranza, grazie al loro controllo dei grandi media, di sollevare l’opinione pubblica contro i “populisti” e riuscire a rimanere a galla di fronte al Tsunami da cui saranno presto investiti.
Soprattutto loro sanno che i possenti interessi delle grandi corporations e dei potentati finanziari (Wall Street) remeranno contro ogni possibile cambiamento e di conseguenza ci si potrà aspettare di tutto, anche fatti nuovi e drammatici per influenzare gli eventi.
Non si preparano giorni tranquilli, le oligarchie non molleranno la loro presa così facilmente e predispongono le loro contromosse.

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