martedì 31 gennaio 2017

Bloody Sunday - 30 Gennaio 1972


Era il 30 gennaio del 1972, i Paracadutisti del Primo Battaglione del Reggimento dell’esercito britannico uccisero, a sangue freddo, tredici persone e ne ferirono a morte un’altra durante una manifestazione per i diritti civili a Derry, in Irlanda del Nord.

I manifestanti protestavano contro una legge speciale emanata dal governo irlandese unionista, che dava la possibilità di arrestare gli oppositori dando di fatto il potere al Ministro degli Interni dell'Irlanda del Nord, senza dover passare dal processo e senza limiti di tempo.

I paracadutisti avevano solo l’ordine di disperdere la folla, ma invece iniziarono a spararle contro colpendo 26 persone, di cui cinque alla schiena mentre cercavano di scappare. In seguito i soldati raccontarono di aver sentito colpi d’arma da fuoco provenienti dai manifestanti, ma le loro dichiarazioni furono contraddette da quelle di molti testimoni che dichiararono di non aver visto armi tra i partecipanti al corteo.

La strage non fece altro che accentuare il clima di tensione tra gli unionisti e gli indipendentisti, facendo di fatto crescere i separatisti dell’IRA, che ottenero grande sostegno da parte della popolazione.

Nelle settimane seguenti si aprì la prima inchiesta su volere dell'allora primo ministro britannico Edward Heath, che prosciolse le autorità e i soldati britannici da ogni colpa, ma venne considerata un insabbiamento di quanto accaduto.

Si dovette aspettare sedici anni perché, l'allora premier Tony Blair aprisse una nuova inchiesta – affidata a Lord Saville of Newdigate – basata su nuove prove e testimonianze. Le indagini durarono dodici anni e costarono 250 milioni di euro. Il rapporto, lungo 5mila pagine, è stato presentato il 15 giugno del 2010 e ha stabilito che tutte le persone uccise erano disarmate, tranne un ragazzino, Gerard Donaghey, che probabilmente aveva con sé alcune bombe carta. Nessun manifestante aveva aggredito in alcun modo i soldati, che spararono dunque per primi senza alcuna provocazione e senza neanche avvisare la folla. Dopo la pubblicazione del rapporto il primo ministro britannico David Cameron si scusò pubblicamente con le persone uccise e i loro familiari per il comportamento del Regno Unito, dicendo che "l’attacco dei soldati ai manifestanti è stato ingiustificato e ingiustificabile" e che "nessuno dei morti e dei feriti poteva essere considerato una minaccia".


di Luigi Cortese