sabato 3 dicembre 2016

RECENSIONE - Prati ùber alles - di Alessandro Alberti

 
 
Via Ottaviano 89, indirizzo della storica sede del MSI del quartiere Prati a Roma. Una realtà storicamente molto forte e partecipata. Centinaia di militanti sono transitati tra quelle mura. Anche il ricordo di una tragedia l'ha resa impenetrabile all'oblio che spesso il tempo ricopre e travolge momenti di vita sebbene importanti. L'uccisione dello studente greco iscritto a Medicina e aderente al FUAN Mikis Mantakas il 28 febbraio 1975. Colpito da un colpo di pistola proprio davanti al portone della sede, dopo un tentativo di assalto da parte di gruppi di sinistra, segneranno in modo indelebile il destino di questo crocevia di esperienze politiche. Nel contesto della sezione si muovono in un periodo che va dagli anni ottanta alla metà degli anni novanta i due autori del libro "Uber Alles. Racconti militanti" edito da Eclettica Edizioni. Un libro testimonianza in cui con linguaggio molto pratico benché colloquiale Vittorio Miozzi e Michele Della Guardia, ci faranno idealmente ridiscendere quelle due rampe di scale che immettevano nella sede. Un luogo come viene ricordato molto umido e carico di odore di muffa. Odore che rendeva riconoscibile chiunque la frequentasse. Il libro è un susseguirsi di ricordi e descrizioni di una militanza attiva, tenace ma anche farcita dalla allora giovanissima età degli autori. Era una sede di camerauti come si autodefinivano i frequentatori. Perché spostata molto sulle linee guida della componente rautiana. Il racconto più che mai avvincente si snoda su fatti personali legati comunque alla militanza e all'attività di sezione, in tutti i suoi aspetti. Si va dalla creazione dei giornali ciclo stilati, alla formazione culturale che poggiava sulle letture di autori come Evola, Drieu la Rochelle, Brasillach, Junger e altri. Poi le frequentazioni della ancor oggi attiva libreria Europa per poter acquistare libri non conformi e musicassette di musica alternativa. La stessa musica che sarà un ascolto quasi costante all'interno della sede durante le ore di presidio. Prati poi aveva una caratteristica importante sfornava slogan sempre nuovi e incisivi, non c'era una ripetitività. La creazione del manifesto era più che mai un lavoro comunitario. Chi ideava lo slogan, chi pitturava le parole, chi le colorava. L'affissione vedeva la partecipazione di tutti.

E poi la tendenza tutta rautiana al gramscismo di destra : la società civile, la cultura, il messaggio metapolitico. Il superamento della dicotomia destra sinistra.

Erano comunque anni difficili dove avere in casa una maglietta del Fronte della Gioventù adoperata per una manifestazione contro Tangentopoli poteva avere conseguenze giudiziarie. Ne parla uno degli autori che passerà un brutto momento proprio per una situazione del genere.

Ma il libro non si esaurisce qui, si racconta dell'impegno nella scuole, delle liste che porteranno rappresentanti di istituto e di classe. Della "paranza" ovvero l'aiuto ai camerati che venivano minacciata a scuola. Del perché ognuno avesse un nomignolo, segno di appartenenza ad una comunità.

Un libro scorrevole, non da leggere d'un fiato perché anche il passaggio che sembra scontato così non è. Uno spaccato di vita militante che ci viene proposto in modo molto originale. Un raccolto credibile perché riesce a coniugare aspetti autobiografici con la memoria, suffragati da fatti realmente accaduti. La vita, il percorso personale e militante, le emozioni e le passioni sono raccolte in questo volume, destinato a diventare un testo importante per chiunque voglia approfondire queste tematiche. Anche il periodo in cui i fatti vengono narrati è di per sé molto interessante.

Questo scritto riesce a colmare, anche se in modo parziale, un arco di tempo che ci riporta con le parole a riallacciare il nostro olfatto agli odori della colla e della muffa,al sapore dell'impegno politico, in un periodo a noi relativamente vicino.