domenica 18 dicembre 2016

MARESCIALLO ENNIO "BANANA" TARANTOLA

Asso dell'Aviazione Italiana
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(1915-2001)

a cura di Barbara Spadini


Ennio Tarantola nasce a Como il 19 Gennaio 1915. Il soprannome “Banana” gli viene attribuito a causa del lavoro che aveva svolto in gioventù, cioè il venditore di banane e frutti esotici in Piazza Cavour a Como.
Ottiene a diciassette anni il brevetto di volo per alianti ed entra successivamente nella Regia Aeronautica: frequenta la Scuola militare di volo di Milano Malpensa , ottiene il brevetto e  viene assegnato con il grado di Sergente pilota alla 151ª Squadriglia del 6º Stormo di base a Campoformido, e quindi alla Scuola Caccia (1936).Nel  1937, allo scoppio della Guerra civile spagnola, benché con solo 110 ore di volo alle spalle, decide di aggregarsi all'Aviazione Legionaria italiana raggiungendo la Squadriglia "Cucaracha" inquadrata nel XVI Gruppo Caccia Terrestri. Sulla coda del suo biplano da caccia Fiat C.R.32, dipinge la scritta autoironica "Pivello". Ma il 20 gennaio 1938 abbatte, proprio con un Fiat, il suo primo aereo avversario, il pari ruolo Polikarpov I-15 Chato della Fuerzas Aéreas de la República Española. Durante la sua permanenza in terra di Spagna compie 400 ore di volo, e rientra in Italia nell'ottobre del 1938 decorato con due Medaglie d'Argento al Valor Militare. In patria riprende servizio presso la 155ª Squadriglia, 3º Gruppo, 6º Stormo C.T, equipaggiata con i Fiat CR.32.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale è nella 155^ Squadriglia 3° Gruppo Autonomo (CR.42) in Sardegna, presso l’aeroporto Monserrato: a seguito di lunge quanto stressanti e prolungate  rcognizioni marittime, egli si ammala gravemente.  Al suo rientro in reparto si ritrova a prestare servizio sotto il comando del capitano Giuseppe Cenni, operando ai comandi di un cacciabombardiere Junkers Ju 87, soprannominato dagli italiani “Picchiatello”, della 239ª Squadriglia, 97º Gruppo Bombardamento a Tuffo. Il 29 giugno 1941 Tarantola colpisce con una bomba da 500 kg il cacciatorpediniere  australiano Waterhen, che affonda.  Il giorno seguente il suo Junkers Ju 87 viene abbattuto e Tarantola rimane 18 ore sul suo battellino di salvataggio prima di essere recuperato da un idrovolante Cant Z.501 Gabbiano. Allora chiede, e ottiene, di tornare ai reparti caccia. Il 4 novembre 1941 viene quindi assegnato alla 151ª Squadriglia del 20º Gruppo, sotto il comando del capitano Furio Niclot-Doglio in A.O.. Il 20º gruppo è inizialmente dislocato sull'aeroporto di Martuba, per passare poi su quello di Sidi Rezegh. Su quest'ultimo aeroporto viene decimato da un'incursione di bombardieri Bristol Blenheim, avvenuta il 19 novembre. Ben diciotto caccia Fiat G.50 vengono distrutti al suolo, e Tarantola riesce a salvare il proprio velivolo decollando sotto il bombardamento aereo. Su questo velivolo, il 5 dicembre 1941, abbatte un Curtiss P-40 in Nord Africa. Alla fine del dicembre 1941, il 20º Gruppo rientra in Italia, a Reggio Calabria, per essere riequipaggiato con i Macchi C.202 Folgore e subito dopo la 151ª Squadriglia viene trasferita al 51º Stormo. Durante il 1942, Tarantola – promosso maresciallo- pilota di solito il Macchi MC.202 (151-2), contraddistinto dalla vistosa scritta "Dài, Banana!" sul cofano motore ed è spesso il gregario del capitano Furio Niclot Doglio.
Il 29 maggio scorta cinque bombardieri Savoia Marchetti S.79 Sparviero che trasportano Benito Mussolini e lo Stato Maggiore, in una visita al fronte nordafricano. Nel giugno del 1942 Tarantola, con la 151ª Squadriglia, viene trasferito in Sicilia per gli attacchi contro Malta. La sera del 1º luglio 1942, rivendicava l'abbattimento di un Supermarine Spitfire su Malta, dopo un combattimento con il 603° Squadron. I piloti italiani, in quell'occasione, dichiaravano otto Spitfire abbattuti a fronte del danneggiamento di due caccia. La RAF, da parte sua, rivendicava l'abbattimento di un Macchi più uno probabile ammettendo la perdita di un solo Supermarine Spitfire. La mattina del 4 luglio, dieci Spitfire del 249° Squadron intercettavano tre S.84bis del 4º Gruppo scortati da 22 M.C.202 del 51º Gruppo con ulteriori 17 "Folgore" a quota più alta, come scorta indiretta. Durante il combattimento, il 249° Squadron rivendicava tre bombardieri abbattuti a fronte di nessuna perdita, anche se due degli Spitfire risultavano gravemente danneggiati. Gli italiani persero due bombardieri ma rivendicarono l'abbattimento di quattro Spitfire, uno da parte dei bombardieri e tre da parte dei caccia, incluso quello dichiarato da Tarantola. Il 7 luglio abbatteva, proprio in collaborazione con Niclot-Doglio, lo Spitfire (matricola AB 500) del Flight Sgt. D. Ferraby appartenente al 249° Squadron. Il 9 luglio mentre scortava (sempre con Niclot) dei bombardieri tedeschi Junkers Ju 88 su Luqa fu colto, con il suo comandante, da un malore dovuto al cattivo funzionamento dell'impianto dell'ossigeno a 8 000 metri. Venerdì 10 luglio, la "coppia" Niclot-Tarantola otteneva un'altra vittoria in collaborazione, durante una grande battaglia aerea a sud di Rabat, che vedeva coinvolti 19 M.C.202 del 20º Gruppo e 6 M.C.202 del 155º Gruppo, in appoggio ai Messerschmitt Bf 109 dello Jagdgeschwader 53 contro sette Spitfire del 249° Squadron, più tardi rinforzati da altrettanti Spitfires del 603° Squadron. Uno Spitfire che aveva attaccato degli Ju 88 veniva a sua volta abbattuto dopo un lungo combattimento sul Mediterraneo. Poco dopo, un altro Spitfire che aveva attaccato con altri tre, di sorpresa i Macchi, sulla via del ritorno, veniva abbattuto dal capitano della 151ª Squadriglia, ma il Macchi di Tarantola rientrava fortemente danneggiato. Il 23 luglio, sempre durante una scorta agli Ju 88, abbatteva un altro Spitfire che cadeva nella baia di St. Thomas. Era la sua quinta vittoria aerea: Tarantola era ormai un "asso" (anche se solo ufficiosamente, non riconoscendo la Regia Aeronautica un tale titolo). Pochi giorni dopo, proprio mentre volava assieme a un altro asso, il suo comandante Niclot Doglio, aveva un scontro dagli esiti tragici con l'asso canadese George Beurling. Il 27 luglio 1942, Tarantola, Niclot, il sergente Faliero Gelli della 378ª Squadriglia e il sottotenente Beniamino Spadaro, venivano attaccati contemporaneamente, di fronte, da sei Spitfire e da sinistra da altri otto. Niclot veniva abbattuto dall'asso canadese George Beurling e Tarantola rimase ferito al braccio mentre cercava di rientrare alla base. Il 14 ottobre - mentre Beurling veniva abbattuto e ferito, nel suo ultimo volo su Malta - Tarantola era impegnato a scortare alcuni bombardieri Ju 88 in un'incursione sull'aeroporto di Hal Far. In questa occasione la formazione italo-tedesca venne intercettata da 19 caccia nemici, ed egli abbatteva uno Spitfire, ma il suo aereo veniva seriamente danneggiato ed era costretto a lanciarsi con il paracadute vicino alla costa siciliana. Purtroppo in questa occasione riportò gravi ustioni alle gambe. che lo tennero lontano dai voli per molto tempo. nel dicembre dello stesso anno la Squadriglia si trasferì a Ciampino per essere riequipaggiata con i nuovi Macchi C.205 Veltro. Nel maggio del 1943 la 151ª Squadriglia riprendeva in servizio sull'aeroporto di Capoterra, in Sardegna. Il 28 giugno, sempre ai comandi di un M.C.202, abbatteva sull'isola un Curtiss P-40. Sempre con il Macchi, il 30 luglio distruggeva un caccia Lockheed P-38 Lightning. Ottenuto, subito dopo uno dei pochissimi Macchi M.C.205 consegnati alla Regia Aeronautica prima dell'armistizio di Cassibile, il 2 agosto 1943, compiva 5 missioni e riusciva ad abbattere altri due P-38. All'8 settembre 1943, prostrato psicologicamente e fisicamente, abbandona il reparto ritornado a casa. Nel 1944 decide di arruolarsi nell'Aeronautica Nazionale Repubblicana (ANR), assegnato in forza alla Squadriglia complementare d'allarme “Montefusco-Bonet”, Il 25 aprile 1944, a bordo di un caccia Fiat G.55, decolla con altri otto piloti, sei sui "Centauro" e due su Macchi M.C.205 dell'ANR, per contrastare l'attacco di 117 B-24 Liberator della 304th Wing USAAF, scortati da 45 P-47 Thunderbolt del 325th FG, diretti ad attaccare la fabbrica dell'Aeritalia di Torino. I caccia italiani attaccavano i bombardieri, ma venivano subito intercettati dai P-47. Tarantola colpito pesantemente, doveva lanciarsi dal suo aereo (G.55 serie I "Yellow 8" MM91101), riportando ancora gravi ustioni alle gambe. La guerra per Tarantola era finita. Nel corso del conflitto aveva abbattuto 10 aerei, cui si doveva sommare la vittoria ottenuta in Spagna durante la guerra civile. Durante la seconda guerra mondiale era stato decorato con due medaglie d'argento al valore militare (oltre alle due guadagnate in Spagna), due Medaglie di bronzo e cinque Croci di guerra. Inoltre aveva ottenuto per ben due volte la promozione per meriti di guerra. Dopo il conflitto entrò a far parte della neo costuita Aeronautica Militare Italiana, volando dapprima come istruttore di volo, e poi entrando a far parte della Pattuglia Acrobatica Nazionale come solista. Fino al suo congedo, avvenuto nel novembre 1960, ebbe modo di volare su Fiat G.46, Fiat G.59 e de Havilland DH.100 Vampire.
Rimase a Cesenatico fino alla sua morte, avvenuta il 30 luglio 2001 all'età di 86 anni.
Insignito di 4 MAVM, 2 MBVM, accreditato di 11 vittorie individuali e 4 collettive, Ennio Tarantola resta nella memoria italiana come uno dei nostri “Assi” dell’aviazione
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Un aviere della R.A. termina la scritta personale "Dai Banana!" presente sul lato destro del C.202 personale di Tarantola
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