mercoledì 28 dicembre 2016

ANGELO PISTOLESI, PRESENTE


 
IN RICORDO DI ANGELO
 
Giovane lavoratore e padre di familia , era dirigente  della sezione  del MSI-DN dei  quartieri della Magliana e del Portuense della cittá di Roma. Alle prime ore del mattino , all’uscita di  casa  , mentre si recava al lavoro veniva  assassinato  con armi da fuoco  da terroristi comunisti che ne rivendicavano l’omicidio attraverso un comunicato alla stampa. Un nuovo  fatto di sangue rattristava la societá civile.  I responsabili non vennero mai scoperti , per essere assicurati alla giustizia, destando tra i suoi  familiari ed amici  logiche  incomprensioni ed anche  ombre di sospetto  sull’operato delle forze dell’ordine  incaricate delle indagini.  Durante gli anni della tensione  molte centinaia  di italiani  ( tra   assassinati ,  feriti e  invalidi a conseguenza della violenza ) caddero  vittime  della furia omicida scatenata dalle bande marxiste che agivano indisturbate  in tutto il Paese seminando  ovunque lutti  e terrore .  La comunitá nazionale  nel  ricordare Angelo Pistolesi  celebra anche  la memoria di   tutti  i caduti per la libertá d’Italia .   In questo modo  si intende tramandare  alla posterioritá il messaggio  dell´ impegno civile e sociale per la grandezza della Patria  che fu l’ideario militante  del giovane  sacrificato.   Ricordiamo Angelo tra i martiri della Storia d’Italia.
                ANGELO  PISTOLESI :  PRESENTE !              
 VERITA’, GIUSTIZIA, MEMORIA
 

 

Mancavano pochi giorni al voto per le elezioni politiche del 1976, quando, la sera del 25 maggio, a Latina, pochi chilometri dalla Capitale, si tenne una cena elettorale nei locali del ristorante “Il Gallo d’oro” di alcuni militanti del Movimento Sociale Italiano. Ospite d’onore, il candidato, l’onorevole Sandro Saccucci, in corsa per la rielezione in una circoscrizione, la Roma-Viterbo-Frosinone-Latina, a rischio da una micidiale concorrenza interna. Ex militante della Giovane Italia, paracadutista e deputato, carattere sanguigno e fame di leader carismatico.
Organizzare un tour elettorale con la chiusura, della campagna propagandistica, a Sezze Romano, un paese, non a caso, dove alle ultime elezioni, il Partito Comunista Italiano, aveva raggiunto, da solo, il 54 per cento dei voti. Il pomeriggio del 27 maggio 1976, una carovana di macchine, partì dalla Capitale in direzione Latina. A guidare l’Alfa dell’onorevole Sandro Saccucci, il suo braccio destro, Angelo Pistolesi, in un’altra Gabriele Pirone e Pietro Allatta, nelle altre macchine, Miro Renzaglia e Franco Anselmi. La prima tappa del giro, nella tranquilla cittadina di Maenza, il comizio si svolse senza nessun incidente. Arrivati alle cinque del pomeriggio, i militanti missini si disposero intorno al palco e iniziarono a distribuire materiale di propaganda. Un’ora e mezza dopo già erano diretti verso Rocca Gorga. Anche lì non successe niente di rilevante. Quando arrivarono a Sezze Romano era quasi buio.
Il palchetto del comizio era montato in un piazzetta secondaria, nella parte vecchia e alta del paese. Si accedeva dopo aver percorso una serie di vicoli in cui le automobili passavano a stento. Chiusa per tre lati dal perimetro esterno di vecchi palazzi, il quarto era una via che si imbottigliava. Una trappola per topi. Il clima era già rovente e in piazza la platea era esattamente divisa in due. Da una parte, i missini, che subito si impossessarono della piazza cantando “Giovinezza” e Roma divina” con saluti romani. Dall’altra, i militanti di Lotta Continua della Federazione Giovanile Comunista, cantando “Bandiera rossa” e “Internazionale”. Iniziato il comizio, l’aria si fece pesante, non appena l’onorevole Saccucci, pronunciò la frase che la colpa delle stragi era da attribuire alla sinistra extraparlamentare, sul palco arrivò di tutto. Un fitto lancio di bottiglie, sassi e bastoni. I missini fecero cordone e risposero, ma quando si trovarono spalle al muro, Sandro Saccucci impugnò la pistola, braccio quasi in verticale, fece fuoco.
Le esplosioni crearono le distanze necessarie per raggiungere le macchine e guadagnare una possibilità di fuga. I militanti di Lotta Continua, conoscendo perfettamente il territorio, cercarono di bloccare l’uscita del paese. Le prime macchine passarono senza nemmeno accorgersi dell’agguato che era stato predisposto. Ma una delle ultime, una Simca verde, guidata da Pietro Allatta, si fermò. Tre colpi di pistola, calibro 7.65. Sul selciato caddero due giovani, Antonio Spirito, 21 anni, ferito a una gamba, e Luigi De Rosa, 19 anni, colpito gravemente all’addome. Morì nel giro di pochi minuti mentre veniva trasportato in ospedale. Intanto, i missini arrivarono nella locale Federazione di Latina e in ordine sparso, partirono subito per Roma. Ma appena fuori Latina, la Polizia bloccò alcune macchine. In Questura, interrogatori e guanti di paraffina. Renzaglia, Pirone e Pistolesi furono subito prosciolti dall’accusa.
Il 1° giugno, il segretario del Movimento Sociale Italiano, Giorgio Almirante, annunciò, Sandro Saccucci decaduto dall’iscrizione al partito. Il 5 giugno Montecitorio deliberò l’autorizzazione a procedere per l’arresto di Pietro Allatta e Sandro Saccucci. Il primo, si rifugiò a Catania, arrestato e condannato in primo grado a tredici anni di reclusione per omicidio. Il secondo, invece, si rifugiò a Londra, arrestato e accompagnato alla frontiera francese per l’estradizione. Ma inspiegabilmente, Sandro Saccucci, riuscì a fuggire trovando riparo in Argentina. Inseguito da un mandato di cattura internazionale, l’ex militante missino, fu condannato a dodici anni di reclusione per concorso morale in omicidio e tentato omicidio. Non metterà più piede sul suolo italiano.
Restava di fatto che l’uomo di fiducia dell’onorevole Saccucci, aveva partecipato e assistito in prima persona a tutti gli eventi cruciali. Angelo Pistolesi era al centro del mirino della sinistra extraparlamentare. Un anno e mezzo dopo, dopo tre giorni dal Santo Natale, il 28 dicembre del 1977, a Roma, in via Statella 7, a metà strada tra il quartiere Gianicolense e la Magliana, Angelo Pistolesi, 31 anni, come sempre, alle 8:15 del mattino, uscì di casa per andare al lavoro. Il suo maggiolone Volkswagen rosso aragosta era parcheggiato a pochi metri dal portone. Ad attenderlo un sicario a volto scoperto. Tre colpi di pistola in pieno petto e Angelo Pistolesi cadde esamine al suolo.

L’assassino, tolti i guanti e gettati nel cortile del condominio, fuggì su una vecchia Fiat 600, rubata a Monteverde il giorno prima, scomparendo nel nulla. Intanto, Angelo Pistolesi, fu caricato in auto da Franco Graziosi, fratello di un’agente di pubblica sicurezza, e trasportato d’urgenza all’ospedale San Camillo. Morì per emorragia. Uno dei tre colpi aveva perforato la colonna vertebrale e reciso l’aorta. Un lavoro preciso e pulito. Dopo poco una rivendicazione con la sigla “Nuovi Partigiani”. Sul luogo dell’agguato giunsero i primi militanti lasciando sulla strada fiori e inscenando una breve manifestazione. I funerali e la sepoltura si tennero in forma riservata per volontà dei familiari. Il segretario, Giorgio Almirante, diede disposizioni, alla Federazione e al Fronte della Gioventù di Roma, di evitare qualsiasi forma di partecipazione in segno di rispetto. Angelo Pistolesi, si era candidato nella lista missina al Campidoglio nell’elezioni del 1976, si era avvicinato al mondo della politica grazie ad alcuni amici in comune che frequentavano la sezione nel quartiere Portuense. Era diventato il fedelissimo dell’onorevole Saccucci e lavorava come impiegato presso una nota azienda di energia elettrica “Enel”, sposato e con figli.
Da un lato, l’opinione pubblica e testate giornalistiche, che diffamavano la giovane vittima e ipotizzando la matrice del delitto non a sinistra ma a destra. Dall’altro, la freddezza del Movimento Sociale Italiano che non aveva per niente dimenticato quello che era accaduto l’anno prima a Sezze Romano. Nonostante le indagini, da parte della Magistratura romana, l’omicidio Pistolesi non fu mai risolto. Niente tracce, niente indizi utili. Angelo Pistolesi fu punito per aver partecipato all’uccisione di De Rosa e cosa beffarda, quel comizio di chiusura, fu controproducente. Infatti, il Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale, passò dal 9.2 per cento del 1972 al deludente 6.6 per cento del 1976, da ventisei a quindici deputati. A Sezze Romano, invece, il Partito Comunista passò dal 54 per cento al 64 per cento e il partito di Almirante perse oltre due punti in percentuale.




ROMA QUARTIERE PORTUENSE
LUOGO DELL’ UCCISIONE 

IL LUOGO DELL' OMICIDIO

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