martedì 6 dicembre 2016

ADRIANO VISCONTI, UN EROE SCOMODO



A cura di Barbara Spadini
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“Visconti potrebbe benissimo identificarsi per audacia e comportamenti con Baracca, Ruffo di Calabria, Scaroni Assi della 1a guerra mondiale - che meritarono ugualmente per il loro valore ricompense e medaglie, onori particolari, intestazioni di reparti e aeroporti, monumenti e strade cittadine con la trascrizione onorifica del loro passato sui libri di storia e nei testi ufficiali dell'Aeronautica.

Visconti, combattente della R.S.I., non ebbe niente di tutto questo se non la voluta dimenticanza del suo nome e delle sue gesta da parte dei responsabili al vertice dell'aviazione italiana con l'accurata estromissione del suo passato da ogni celebrazione ufficiale. L'ipocrita osservanza della politica manichea e la congiura imbarazzata del silenzio evitavano rischi di carriera per chi allora comandava. Eppure si consideri che alcuni dei suoi assassini sono assurti immeritatamente a rappresentanti del popolo, mentre la viltà di chi si è prestato ad una politica spregevole è stata ripagata con la vergogna e l'emarginazione: avvilente conclusione dell'omertà anche il disprezzo dei potenti di turno.
 

(…) Visconti iniziava a combattere volando per 1400 ore di attività bellica, partecipando a 591 missioni di guerra con 72 combattimenti, abbattendo 19 aerei prima e altri 7 dopo l'armistizio, due volte abbattuto in battaglia, ferito, menomato fisicamente per postumi; un risultato di grande rilevanza morale compendiato dall'assegnazione di 6 medaglie d'argento, 2 di bronzo, due promozioni per meriti di guerra, le croci di ferro di 1 e 2 classe e soprattutto il meritato titolo di Asso dell'Aviazione italiana nella 2^ guerra mondiale conquistato a 30 anni di età al comando del 1° Gruppo Caccia dell'A.N.R.

Una grande sala dedicata al settore aeronautico del Mall Memorial Lincoln di Washington è dedicata agli Assi della 2^ guerra mondiale, suddivisi per nazione e con a fianco il numero degli abbattimenti e le indicazioni necessarie a corredo della foto esposta. Per l'Italia figurano degnamente Adriano Visconti e Franco Bordoni-Bisleri (24 vittorie). Come tutti gli altri, sono stati selezionati e designati come rappresentanti delle singole nazioni da una commissione internazionale di piloti (l'Italia ufficiale non ebbe alcun componente nella commissione) ma la scelta di quegli aviatori stranieri non venne offuscata dal dubbio scegliendo Visconti per l'Italia.

Conosciuto e onorato all'estero, negletto ed emarginato in patria da una antistorica viltà è visto annualmente da milioni di visitatori stranieri, che ammirano gli uomini più valorosi nella guerra nei cieli.

Noi continueremo a ricordarlo e onorarlo come sempre, poiché viviamo del suo passato e delle sue gesta, sapendo che Adriano riposa finalmente in pace confuso fra conosciuti o sconosciuti combattenti dell'onore nel suggestivo campo 10 del Musocco di Milano; la città dove venne vilmente ucciso da partigiani con una raffica sparata alle spalle. Secondo il loro abituale comportamento”. (di Nino Arena)

 

Questo articolo di Nino Arena, con il quale ho voluto introdurre questa breve memoria di Adriano Visconti, è un atto di legittima denuncia verso la storiografia attuale, falsificata e bigotta, oltre ad essere un preciso spaccato dell’ipocrisia del dopoguerra, quella che non permise mai di ricordare i Militari della Repubblica Sociale Italiana, sui quali furono  riversati invece oblio ed onta.

La storia di Adriano Visconti è indicativa di questo atteggiamento diffuso anche tra i vertici militari del tempo, tanto che sono proprio i “vincitori”, i cosiddetti Alleati che tranquillamente espongono nei loro musei e celebrano anche gli Assi della Aeronautica repubblicana italiana, nella consapevolezza del loro valore.

Adriano Visconti nasce a Tripoli l’11 novembre 1915, da Galeazzo Visconti di Lampugnano e da Cecilia Dall’Aglio, emigrati in Libia a seguito della colonizzazione italiana (1911). Il 21 ottobre 1936 si arruolò nella Regia Aeronautica come allievo del corso “Rex” (Accademia aeronautica), ottenendo alla scuola d’aviazione di Caserta il brevetto di pilota militare. Addestrato sul Breda Ba. 25 e sull’ Imam Ro. 41, nel 1939 fu assegnato alla 159ª Squadriglia del 50º Stormo d'Assalto (reparto specializzato nell'attacco al suolo).

Nel giugno 1940 Visconti ed il suo reparto viene inviato in Africa Settentrionale, all’aeroporto di Tobruk; in questo periodo egli volò su Breda Ba.65 e Caproni Ca. 310.

Il semestre giugno – dicembre 1940 fruttarono a Visconti due medaglie d’argento e una di bronzo  al Valor militare.

Nel gennaio 1941 Visconti fu trasferito alla 76ª Squadriglia del 54º Stormo Caccia Terrestre, dove venne addestrato al volo sul caccia Macchi M.C.200, svolgendo poi servizio operativo sull'isola di Malta e nei cieli africani con il Macchi M.C.202.

Il 29 aprile 1943, nel corso dell'ultimo grande scontro aereo prima della caduta della Tunisia, l'allora Tenente Visconti guidò dodici Macchi M.C.202 del 7º Gruppo all'attacco di sessanta tra Supermarine Spitfire e Curtiss P-40. Visconti abbatté un P-40, mentre altri quattro furono accreditati ad altri piloti del 54º Stormo. Per questo Visconti fu proposto per la Medaglia d'Argento al valor militare che venne concessa solo il 10 giugno 1948, tre anni dopo l'assassinio dell'asso italiano.

Promosso al grado di Capitano, divenne comandante della 310ª Squadriglia Caccia Aerofotografica, specializzata nell'aero-ricognizione ed equipaggiata con Macchi M.C.205 in una speciale versione modificata a Guidonia.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 Visconti aderì alla Repubblica Sociale Italiana e partecipò attivamente alla costituzione dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana al comando della 1ª Squadriglia e, dopo essere stato promosso al grado di Maggiore, nel maggio 1944, del 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni".


 

Fino alla fine della guerra Visconti combatté difendendo l'Italia settentrionale dagli attacchi dei bombardieri anglo-americani utilizzando diversi tipi di aerei: Macchi M.C.202, M.C.205 e Messerschmitt Bf 109G-10. Il primo combattimento su quest'ultimo tipo di velivolo ebbe luogo il 14 marzo. Visconti, comandante del 1º Gruppo, con altri 16 Messerschmitt, intercettò, sul lago di Garda, una formazione di B-25 Mitchell del 321th Bomber Group, che rientrava dopo il bombardamento del ponte ferroviario di Vipiteno. I P-47 Thunderbolt di scorta (del 350th Fighter Group) attaccarono a loro volta i Messerschmitt italiani. Nel corso del combattimento, Visconti attaccò frontalmente il Thunderbolt del 1/Lt. Charles C. Eddy, rivendicandone l'abbattimento, ma lo stesso comandante del 1º Gruppo fu colpito e ferito al volto dalle schegge del proprio parabrezza e costretto a lanciarsi. Il 15 marzo l'ANR attribuì a Visconti la vittoria e la segreteria inoltrò la pratica per richiedere il "Premio del Duce", le 5.000 lire che spettavano all'abbattitore di un monomotore. In realtà il P-47 dell'americano Eddy rientrò alla base di Pisa con il velivolo danneggiato ed era di nuovo operativo il 2 aprile successivo in un'altra missione.

Il 29 aprile 1945, a Gallarate, Adriano Visconti firmò la resa del suo reparto, il 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni" controfirmata da rappresentanti della Regia Aeronautica, del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), del Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) e da 4 capi partigiani (tra i quali Aldo Aniasi "Iso", poi sindaco di Milano e quindi deputato e ministro). L'accordo (poi tradito) garantiva la libertà ai sottufficiali ed agli avieri del Gruppo, l'incolumità personale di tutti gli ufficiali, nonché l'impegno di consegnarli alle autorità militari italiane o alleate, come prigionieri di guerra.

I sessanta ufficiali e le due ausiliarie componenti il gruppo  vennero condotti nella caserma del "Savoia Cavalleria", già sede dell'Intendenza della Guardia Nazionale Repubblicana, allora occupata dalle brigate garibaldine "Redi" e "Rocco". I prigionieri erano stati sistemati in un primo stanzone quando un partigiano ordinò a Visconti di seguirlo. Il sottotenente Valerio Stefanini, aiutante di Visconti andò con lui. Intorno alle 14:00, mentre gli ufficiali venivano condotti in un altro stanzone dove erano state approntate brande, furono udite due raffiche improvvise. Secondo  il Colonnello von Ysemburg della Luftwaffe, allora presente, i due, Visconti e Stefanini, furono colpiti alle spalle da raffiche di mitra. Visconti fu finito con due colpi di pistola alla nuca. Ai restanti prigionieri venne successivamente comunicata la notizia dell'avvenuta esecuzione.
 
LA SENTENZA DI CONDANNA A MORTE
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Il sottotenente Valerio Stefanini
ucciso insieme a Visconti


A sparare fu un partigiano di nazionalità russa, guardaspalle del partigiano Aldo Aniasi "Iso", comandante della brigata garibaldina "Redi". Il partigiano venne incriminato e subito prosciolto in quanto l'omicidio fu considerato legittimo atto di guerra, essendo avvenuto prima dell'8 maggio 1945, data della fine ufficiale delle ostilità in Europa. Visconti fu sepolto nel Cimitero di Musocco a Milano nel campo 10, detto Campo dell'Onore insieme a centinaia di aderenti alla Repubblica Sociale Italiana caduti di quei tragici giorni.

Abbattimenti

Gli sono accreditate ufficialmente 10 vittorie aeree nella Regia Aeronautica (1940–1943),numero riportato da Visconti stesso nel suo libretto di volo. Il 1º Gruppo caccia gliene riconobbe invece 14. Secondo alcuni sarebbero invece 26 vittorie aeree:19 ottenute combattendo nella Regia Aeronautica e 7 nell’Aeronautica Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana (1943–1945).

 

Onorificenze





Medaglia di bronzo al Valor Militare

«Ufficiale pilota di grande calma e sangue freddo, provato in numerose e rischiose ricognizioni e in audaci attacchi contro autoblinde nemiche, durante una missione bellica veniva attaccato da tre caccia nemici che danneggiavano gravemente il velivolo. Con abile manovra atterrava su un campo di fortuna organizzando subito, con spirito combattivo, la strenua difesa dell’equipaggio.»
— Cielo di Sidi Omar – Amseat – Sidi azeis, 11-14 giugno 1940

 




Medaglia d’argento al Valor Militare

«Pilota d’assalto, durante un’azione di spezzonamento e mitragliamento contro mezzi corazzati nemici, attaccato da numerosi velivoli, persisteva nell’azione sino al completo successo. Nonostante il rabbioso fuoco di un caccia che lo seguiva da presso, si addentrava in territorio avversario recando l’offesa contro altre autoblindo avvistate e riuscendo, con le ultime munizioni, a distruggerne una in fiamme. In successiva operazioni contro mezzi meccanizzati nemici riconfermava le ottime dote di combattente audace ed aggressivo, infliggendo al nemico gravi perdite e rientrando spesso alla base con il velivolo gravemente colpito.»
— Cielo della Marmarica, giugno – settembre 1940

 




Medaglia d’argento al Valor Militare

«Capo pattuglia di formazioni d’assalto lanciate, durante aspra battaglia, a mitragliare e spezzonare forti masse meccanizzate nemiche, partecipava con impetuoso eroico slancio a ripetute azioni a volo radente, contribuendo a distruggere ed a immobilizzare numerose autoblindo e carri armati avversari, più volte rientrando alla base con l’apparecchio colpito dalla violenta reazione contraerea. Alto esempio di coraggio, dedizione assoluta al dovere e superbo sprezzo del pericolo.»
— Cielo di Sidi Barrani, Bug Bug, Fayres, 9 – 12 dicembre 1940

 




Medaglia di bronzo al Valor Militare

«Partecipava, quale pilota da caccia, alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia nei giorni 14 e 15 giugno nel Mediterraneo. Durante lo svolgimento di una battaglia navale si prodigava dall’alba al tramonto in voli d’allarme, di scorta e di ricognizione abbattendo un velivolo da combattimento avversario e recando preziose notizie sui movimenti delle unità navali nemiche. »
— Cielo del Mediterraneo, 14 e 15 giugno 1942

 




Medaglia d’argento al Valor Militare

«Valoroso pilota da caccia, già distintosi in numerose azioni di guerra, durante un volo di scorta ad un apparecchio da ricognizione fotografica operante su unità navali nemiche, attaccava da solo quattro caccia avversari e, dopo vivacissimo combattimento, ne abbatteva due in fiamme e costringeva gli altri alla fuga, permettendo al ricognitore di svolgere regolarmente la sua missione. »
— Cielo del Mediterraneo centrale, 13 agosto 1942

 




Medaglia d’argento al Valor Militare

«Valoroso comandante di squadriglia, già distintosi in precedenti periodi operativi, partecipava nel breve volgere di tempo durante l’attuale ciclo, a quattro violenti combattimenti nello svolgersi dei quali confermava le sue doti di abile e valoroso combattente e durante i quali abbatteva sicuramente un velivolo, uno probabile e ne danneggiava altri sei.Il 29 aprile, mentre coi propri gregari faceva parte di una nostra esigua formazione attaccante oltre sessanta velivoli nemici da caccia, di protezione a bombardieri che tentavano un’azione contro naviglio nazionale, con indomito spirito aggressivo si lanciava sugli avversari e con il fuoco delle proprie armi ne sconvolgeva la formazione collaborando all’abbattimento di numerosi velivoli nemici ed alla realizzazione di una fulgida vittoria dell’Ala Italiana che veniva citata all’ordine del giorno. »
— Cielo della Tunisia, 29 aprile 1943