mercoledì 2 novembre 2016

Quando la Destra era alternativa. Alla radio! - di Emanuele Ricucci

Accendere, sintonizzarsi. Amplificare. Quel gracchiare distorto, quel sottobosco culturale che si nascondeva nell’etere è stato, per una certa gioventù, un passaggio fondante di una comunità allergica al virus della massificazione, alla noia mortale di un’egemonia intellettuale imperante. Siamo nei ruvidi ’70. Anni pieni di piombo e di giovani vittime stese sul marciapiede di qualche grande città. Ma anche carichi di spirito d’avanguardia e forza, di fucine e iniziative. In questo scenario ardente, tra ostruzionismo ed entusiasmo, si accendono le radio alternative, la risposta della giovane destra al sistema a colpi di frequenze.

“Sulla comunicazione e sulla creatività degli anni ’70 si è scritto molto, ci sono decine di libri e siti dedicati alle radio libere ed alle emittenti più genericamente schierate a sinistra. Poco o nulla era stato scritto sul fenomeno delle cosiddette radio alternative, nate nella galassia del Fronte della Gioventù e del MSI. Ci sembrava assurdo che un mondo così vasto non avesse nemmeno un testo dedicato”. Così Alessandro Amorese, padre della casa editrice “Eclettica Edizioni” ed editore di Radio Alternative, la destra che comunicava via etere (Eclettica Edizioni, 2014, 310 pp., 16 Euro), saggio d’esordio di Alessandro Alberti – ricercatore, appassionato di storia delle dottrine politiche, di musica ed identità locali –.

Un viaggio dettagliato ed affascinante sull’esplosione di una galassia che voleva rompere l’assedio con ogni mezzo. Un universo ricchissimo che vedeva brillare una stella di riferimento nata dall’occupazione della sede romana del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna: “Radio Alternativa”, creatura di una colonna della destra italiana, Teodoro Buontempo. Da quella voglia di esprimersi, di fare cultura, nascono centinaia di radio alternative in tutta Italia. Il saggio di Alberti attraversa e descrive minuziosamente questo percorso ed il perché della scelta meta politica di penetrare nella società civile, con l’analisi del cosiddetto gramscismo di destra. E poi la volontà di narrare l’impegno costante di centinaia di volontari, di descrivere l’organizzazione delle radio alternative, le programmazioni, le numerose difficoltà economiche alla base ma anche le testimonianze di quel periodo e la mancata occasione di creare un network vero e proprio che riuscisse a generare una stabile controinformazione coordinata.