domenica 27 novembre 2016

NO GENDER - Per il “cambio di sesso” scende in campo il “Gender Team”


In tempi di “gender”, anche il cambio di sesso si trasforma in un attraente business. Al di là delle ideologie, il fiuto di una potenziale opportunità di guadagno, in un particolare settore medico ancora poco presidiato, sembra essere infatti la molla all’origine del neo-costituito “Gender Team“, uno speciale “Centro di chirurgia ricostruttiva ed estetica genitale” con sede in Sicilia.

OBIETTIVI

L’obiettivo del Gruppo di lavoro, come si legge sul sito ufficiale, è assistere i propri pazienti a tutto tondo:


“La missione del Gender Team è quella di riunire diversi specialisti di consolidata esperienza (urologo, chirurgo plastico, endocrinologo, psicoterapeuta, legale ed esperto nella comunicazione medico-paziente con ruolo dedicato), per attuare le migliori pratiche e politiche di supporto della salute, della ricerca, della formazione, del rispetto della dignità e dell’uguaglianza delle persone transessuali, transgender e di genere non-conforme, in ogni ambito culturale. 

La nostra missione è quella di promuovere, per la salute delle persone affette da Disforia di Genere, elevati standard di assistenza e cure basate sull’evidenza medica, la formazione, la ricerca, l’avvocatura ed il rispetto delle diversità”.

CURARE LA “DISFORIA DI GENERE”

Gli “specialisti del gender” si propongono, dunque, per affrontare e offrire soluzioni nei confronti delle persone affette da “disforia di genere”, il disturbo dell’identità sessuale che porta l’individuo a percepirsi “altro” rispetto al proprio sesso biologico.


“Questi soggetti – si legge sul comunicato stampa – soffrono molto per la loro condizione e desiderano fortemente acquisire le caratteristiche anatomiche del sesso a cui sentono di appartenere. Affermano di essere nati nel corpo sbagliato, di sentirsi in esso intrappolati e provano un profondo disgusto per i propri organi genitali“.

“Attraverso l’abbigliamento, il trucco, l’uso di ormoni e il ricorso ad operazioni chirurgiche, questi soggetti cercano di adattare il loro sesso biologico al loro sesso psicologico. Pertanto, si rivolgono al medico per intraprendere terapie endocrine o per sottoporsi ad interventi chirurgici, non perché preoccupati dalla loro mente; non ritengono, infatti, di aver nessuna problematica di ordine psichiatrico, sostengono che il vero problema sia l’essere nati in un corpo sbagliato che necessita di essere modificato e reso adeguato alla loro vera identità di genere“.
Il Gender Team si pone sul mercato come il soggetto ideale per affiancare ed accompagnare gli individui colpiti da “disforia di genere” nel loro cammino di transizione di sesso, sopperendo all’attuale contesto italiano ancora carente di centri qualificati in grado di offrire le idonee cure specialistiche e l’assistenza completa ai propri pazienti.

IL GRUPPO

Il gruppo multidisciplinare sul gender, costituitosi a giugno, è formato dal Dott. Carlo Melloni, Chirurgo Plastico con esperienza nell’ambito della chirurgia ricostruttiva ed estetica genitale, dal Dott. Gian Carlo Decimo(psicoterapeuta), dal Dott. Leoluca Castro (endocrinologo), dal Prof. Darwin Melloni (urologo) e dal Dott. Angelo Armenio (urologo). Lo staff medico sarà inoltre affiancato dall’Avvocato Enzalba Signorello,che curerà il percorso legale che il paziente dovrà seguire per ottenere l’autorizzazione dal tribunale prima della chirurgia e dal Dott. Filippo Accardo in qualità di responsabile della comunicazione.

Carlo Melloni, ideatore del progetto, racconta così la genesi dell’iniziativa
“La creazione del Gender Team è stato un processo lungo e impegnativo, iniziato quasi un anno fa e che ha visto da subito un approccio entusiastico, motivato e propositivo da parte dei componenti dello staff. La selezione delle figure professionali coinvolte è stata fondamentale, così come la definizione di un ambiente protetto e riservato per le visite. Il nostro gruppo chirurgico rappresenta un motivo di orgoglio per il nostro territorio. La persona con disforia di genere spesso si rivolge ai servizi sanitari per avere assistenza completa nel percorso di conversione sessuale ed è indispensabile un percorso ed un approccio multidisciplinare che coinvolga diverse figure professionali. Il Gender Team è uno dei pochi esempi in Italia di eccellenza professionale e di completezza”.
Il Gender Team è attivo anche da un punto di vista scientifico-culturale e, a questo proposito, lo scorso 15 ottobre, presso la sala meeting della Casa di Cura Villa dei Gerani a Trapani, è stato promotore di un congresso dal titolo, “Management della Disforia di Genere”. Tra gli ospiti, il Prof. Miroslav Djordjevic (Università di Belgrado – Serbia), che ha dedicato la sua lectio magistralis alla riassegnazione chirurgica del sesso da uomo a donna.

RIFLESSIONI

La costituzione del “Gender Team“, in tempi di crescente schizofrenia sessuale, rappresenta dunque, certamente, una cinica scelta opportunistica, dettata dai tempi e dal particolare contesto medico. Il gruppo di lavoro ha infatti individuato “scientificamente” una nicchia di mercato poco presidiata e ci si è fiondato.

Ma, al di là di tale valutazione, per cosi dire, sociologica, va anche rimarcato come, i medici che hanno scelto di avventurarsi in tale iniziativa, non possono non essere a conoscenza dei numerosi e noti fallimenti di tale approccio terapeutico e dei tantissimi studi scientifici che attestano i gravissimi danni e traumi psicologici ai quali vanno incontro le persone che decidono o sono spinte ad intraprendere tali cure.

COSA DICE LA SCIENZA ?

A questo proposito, l’Osservatorio Gender, ad agosto, ha riportato la notizia della pubblicazione dello studio “Gender Dysphoria in Children”, da parte dell’American College of Pediatricians(ACPeds), che mette in guardia riguardo i rischi dell’ideologia transgender. 

Il documento sottolinea come il disturbo della disforia di genere (GD)dell’infanzia, per il quale i bambini in età pre-puberale sperimentano una marcata incongruenza tra il genere percepito e il sesso a loro assegnato biologicamente alla nascita, nella maggior parte dei pazienti, si risolve naturalmente nella tarda adolescenza.

Gli autori dello studio evidenziano inoltre come il nuovo standard di trattamento per la GD nei bambini, teso ad assecondare tale disordinata tendenza contro natura, non sia solamente del tutto privo di basi scientifiche, ma soprattutto violi il fondamentale principio etico di lunga data di “primo non nuocere“.

Dopo i criminali e, tristemente noti, esperimenti del dott. John Money sui gemelli Reimer, conclusisi tragicamente con il suicidio di entrambi, il dottor Paul McHugh, nominato direttore di psichiatria alla Johns Hopkins ha avviato un’indagine interna per esaminare concretamente gli effettivi risultati di tali trattamenti medici. I risultati raggiunti lo hanno portato alla decisione di porre immediatamente fine al programma “riassegnazione chirurgica del sesso” all’interno del proprio dipartimento.

Una drastica ma convinta decisione così illustrata dallo stesso McHugh nel 2014:
“La maggior parte dei pazienti trattati chirurgicamente avevano affermato di essere ‘soddisfatti’ dei risultati, ma i loro successivi adeguamenti psico-sociali non erano migliori di quelli di coloro che non si erano sottoposti ad intervento chirurgico. E così che alla Hopkins abbiamo smesso di fare chirurgia per cambiare sesso, dal momento che la produzione di un ‘soddisfatto’, ma ancora turbato paziente ci è sembrata una ragione insufficiente per amputare chirurgicamente organi normali”.
Per questo, conclude McHugh, gran parte della classe psichiatrica è responsabile di aver tradito la propria deontologia professionale, favorendo e promuovendo la pazzia invece che prevenirla e curarla:
“Per quanto riguarda gli adulti che venivano da noi dichiarando di avere scoperto la loro “vera” identità sessuale e di aver sentito parlare dell’operazione per cambiare sesso, noi psichiatri siamo stati distolti dallo studiare le cause e la natura dei loro problemi mentali preparandoli per l’operazione e per una vita nell’altro sesso. Abbiamo sprecato risorse tecniche e scientifiche e danneggiato la nostra credibilità professionale collaborando con la pazzia invece che cercare di studiarla, curarla e infine prevenirla”.
Fonte: osservatoriogender.it