sabato 26 novembre 2016

in ricordo di Leo Valeriano - di Alessandro Alberti


Leo Valeriano è senza dubbio un precursore della musica alternativa.  Fu il primo autore che già negli anni '60, insieme ad altri due gruppi politici - Il Movimento Integralista (leader Alessandro Ceci) ed Europa Civiltà (il maggior contributo fu dato in questo caso da Carmine Asunis), affrontò tematiche politiche in un'ottica di destra.  Molti i temi che, grazie ai suoi testi, furono trattati con una musicalità coinvolgente, come ad esempio Budapest, scritta per evidenziare il dramma del popolo ungherese all'indomani dell'invasione sovietica del 1956, oltre che come atto di denuncia verso un occidente sempre più cinico e indifferente  e altri testi in molti casi ancora attuali. Orbito' nell'ambito del Bagaglino, che aprì i battenti il 23 novembre 1965,  rimanendo nel tempo il più celebre dei cabaret italiani. Fu fondato da Mario Castellacci e Pier Francesco Pingitore, Luciano Cirri ed altri giornalisti di periodici di destra come Il Borghese, Il Secolo d'Italia, Lo Specchio. Tra i numerosi artisti: Pino Caruso, Oreste Lionello, Claudio Caminito ed alcuni cantanti come Gabriella Ferri e Leo Valeriano. Da notare  l'estrema duttilità di Valeriano, che   presterà le sue innate doti anche nell'ambito della recitazione e del doppiaggio.  Si è reso protagonista anche di gesti eclatanti, cantando nel 1962 sul muro di Berlino, eretto dal regime comunista della DDR, per evitare il continuo flusso  di cittadini ormai stanchi di oppressioni da parte del cosiddetto paradiso comunista, verso la parte occidentale  dalla città. Molte le persone che, nel tentativo di fuggire vennero uccise dai temibili Vopos, le guardie che il regime comunista aveva messo a presidio del muro.  Tra queste Peter Fechter ucciso il 17 agosto 1961 la prima delle numerose vittime. Ricordato nella canzone Berlin, che Valeriano cantò nella sua azione dimostrativa organizzata con l'Associazione Italia Germania. Quest'ultima si premuro'  di convocare anche fotografi e giornalisti.  Salito sopra una sorta  di trespolo  a Check Point Charlie, uno dei passaggi più frequentati e importanti tra le due parti della città, il cantautore rivolto verso le guardie di frontiera si esibi' con la sua chitarra,  denunciando al mondo l'orrore della dittatura comunista. Terminata l'esibizione Valeriano si diresse verso Zimmerstrasse e si inginocchio' di fronte alla croce che ricorda Peter Fechter, con gli occhi pieni di lacrime per la commozione. Il 23 febbraio del 1967,  il cantautore si rese protagonista di una beffa nei confronti dell'attrice tedesca dell'Est Gisela May, che si esibi' al Teatro Olimpico di Roma. Alla fine del primo tempo, con la scusa di donargli dei fiori e cantarle una canzone, le dedicò Gisela, che in realtà era stata scritta per una sua amica morta a Berlino est nel tentativo di oltrepassare il muro. Molte altre canzoni furono dedicate alle vittime del socialismo reale: Piccola Danka ad esempio è ispirata dalla invasione sovietica della Cecoslovacchia. Successivamente Gianna Preda e Luciano Cirri fondarono il cabaret Il Giardino dei Supplizi, il 20 dicembre 1967, della cui compagnia farà parte anche Leo Valeriano, oltre a Oreste Lionello e altri artisti del calibro di Sandro Pellegrini,  Gianfranco Funari e altri.  Sarà una stagione di nuova creatività per l'autore romano di origine abruzzese.  Non vengono meno testi dedicati a situazioni storiche e personaggi emblematici.  Così Banzai, ricorda il sacrificio dei piloti kamikaze giapponesi. Altri brani invece diedero risalto ed enfasi a valori e persone: la mia gente,  Terra Nera,  Brancos e pretos, la canzone dal sapore futurista come Generazione 2000, ma anche critiche e constatazioni amare, come Occidente Goodbye,  La canzone della terra perduta, marinai,  la mia città che è un vero e proprio inno a Roma e molte altre.  Di sicuro Valeriano è stato ed è un artista coraggioso,  non solo per il lavoro notevole che ha eseguito con grande competenza e sensibilità, ma anche e soprattutto per averlo  accompagnato in molti casi da azioni eclatanti.  Quando essere un artista di destra significava chiudersi possibilità enormi di carriera o come nel suo caso, rischiare l'incolumità personale, pur di lanciare un messaggio di ribellione contro il totalitarismo rosso.  Un artista che merita un encomio per aver aperto la strada a molti altri, che successivamente daranno vita e celebrità alla musica alternativa.