lunedì 7 novembre 2016

FASCI DI COMBATTIMENTO DI FORLI' - di Pino De Stefano



Un interessante e raro documento: il manifesto pubblicato a Forlì il 10 marzo 1921, con il quale si annuncia la fondazione di un Fascio di Combattimento in quella città. Il fascismo dilagava nella Valle Padana e abbatteva, a una a una, specie nel Ferrarese e nel Bolognese, le roccaforti bolsceviche. La ventata di entusiasmo investiva anche i giovani romagnoli. Il 10 marzo 1921 sorse a Forlì il Fascio di Combattimento. Lo costituì un numeroso gruppo composto in gran parte di giovani: studenti, impiegati e operai. Alla cittadinanza fu dato l'annuncio col seguente manifesto:
Cittadini!
Nell'annunciarvi l'avvenuta costituzione del nostro fascio, non è intendimento alcuno di inutile e riprovevole iattanza, ma semplicemente il pensiero di un saluto cortese a voi, e l'appello a quanti, conoscendoci, avranno fiducia nella nostra opera. Sorgiamo inevitabilmente come una forza nuova e libera che vuol vivere e saprà vivere accanto alle buone e sane forze del nostro popolo.
Sorgiamo con impeto irreparabile, qui, come in ogni parte d'Italia, soldati di un ideale che professiamo ed esaltiamo a viso aperto. Qualcuno ci chiamerà "Violenti". E costui mentisce. Noi non ammazziamo ne predichiamo la violenza. Anzi noi sorgiamo appunto perché essa sia frenata, punita e soppressa. Sia proclamato, a chiara voce che nessuno più di noi ama la pace, l'ordine e la libertà, e per questo là dove non è l'impero di una legge civile e morale eguale per tutti, c'è la nostra legge del taglione e per questo contro tutti i tiranni di ogni tinta ci sentiamo indomiti, ribelli. Noi vogliamo la giovinezza d'Italia innamorata del suo paese che è stanco delle sventure e delle vergogne di cui l'offendono e lo disonorano, impoverendolo, i suoi nemici; e, per questo ardentissimo amore ci aduniamo a raccolta pronti a difendere, ad offendere, a combattere senza quartiere se il combattimento è necessario. Noi siamo il germoglio di questa primavera risorta negli anni, che ricordiamo ed esaltiamo nella passione dell'olocausto e nella luce della gloria. Per questo natale che ci dà la vita, per il poeta che ci dà i suoi canti, non permettiamo che gli stranieri portino oro, disordini, delitti e rovine nel nostro paese. Vogliamo l'ordine, vogliamo la libertà; vogliamo che il lavoro sia ripreso con sicura coscienza e guidi da se stesso le proprie organizzazioni economiche conquistando con le proprie virtù i propri diritti. Vogliamo l'armonia fra le classi e non l'odio, vogliamo che sopra le inevitabili contese sia presente a tutti l'idea del bene comune, e cioè di quel patrimonio morale e materiale comune a tutti, che si chiama Italia. Vogliamo finalmente un governo italiano, una politica italiana, un'anima italiana e romana, qui nella nostra casa antica e bella dove ormai dovevamo tenere serrato nella gola, quasi fosse una bestemmia, il grido potente dell'anima:
VIVA L'ITALIA
Cittadini!
Questo vogliamo e questo faremo. A voi non chiediamo timide simpatie: il gioco degli opportunismi è finito, perché la vita non è un gioco, ma una doverosa milizia. Ciascuno quindi prenda posizione. Noi abbiamo inalberato i nostri gagliardetti tricolori, e la marcia liberatrice dei lavoratori è cominciata. Chi milita sotto questa insegna è sano a questa opera ed è sano alla nuova Italia.
Forlì, 10 Marzo 1921.
Il Direttorio