giovedì 13 ottobre 2016

IL FASCISMO NAZIONAL-POPOLARE "BERTO RICCI" - del Prof. Roberto Mancini



Berto Ricci

Indro Montanelli riconosceva in lui "il solo maestro di carattere che avesse mai trovato in Italia." Nato a Firenze nel 1905 e morto in Libia mitragliato da un aereo inglese rappresenta una delle figure emblematiche di un certo fascismo che, la cultura contemporanea, compresa quella di destra ha fatto di tutto per non far conoscere ai giovani.

Berto Ricci, rivoluzionario,poeta e matematico,nasce anarchico, appassionato lettore di Stirner e di Sorel, poi diviene antifascista intransigente sino al 1925, e infine mussoliniano e strapaesano già nel 1927, bensì non sia ancora del tutto convinto della politica del Regime che si va consolidando e abbia difficoltà ad ottenere la tessera del partito nazionale fascista, inizialmente rifiutatagli da Alessandro Pavolini.

In realtà Berto Ricci, può essere considerato il rappresentante più importante di quella corrente che oggi la storiografia contemporanea a partire De Felice e da Parlato definisce fascismo di sinistra. Ora non mi pare il caso di stare qui a valutare quanto possa essere appropriata questa definizioni che a molti camerati non piace, sta di fatto che Ricci riteneva necessario che il socialismo fascista si affermasse pienamente. Riteneva altresì necessaria una vera e propria seconda ondata rivoluzionaria che la facesse finita una volta per sempre con la borghesia italiana. Il vero nemico ripeteva in continuazione non è tanto il comunismo ma un certo tipo di capitalismo che impedisce al fascismo di portare a termine quelle riforme che avrebbero dovuto cambiare radicalmente il mondo economico. La giustizia sociale e l’accorciare le distanze tra i ricchi e i poveri sono i due temi di cui il fiorentino so occupa maggiormente. "L’anti Roma non è Mosca ma Chigago città del maiale."

A lui, qualche anno dopo si rifarà un giovane torinese: Giuseppe Solaro federale di Torino, durante il tormentato periodo della RSI, il quale riprenderà in pieno i suoi temi parlando della necessità di creare un mondo più giusto con una più adeguata distribuzione delle ricchezze per debellare definitivamente quel capitalismo usuraio che parlava in continuazione di una libertà assolutamente falsa che serviva esclusivamente per far entrare i soldi nelle tasche dei capitalisti. Un mondo ingiusto, dove pochi avevano tantissimo e molti avevano pochissimo.

Ricci, sin dagli anni giovanili può essere definito un radicalista nazionale, portatore del mito dello Stato nuovo risolutore dei conflitti e capace di integrare le masse nello Stato. Quando qualche anno dopo Ricci, aderirà con convinzione al fascismo questa visione dello Stato diverrà totalizzante e dovrà servire per controllare efficacemente il mondo dell’economia subordinando gli interessi del singolo a quelli della collettività i nemici dell’Italia fascista dirà spesso negli anni trenta non erano tanto i comunisti sovietici, ma gli anglosassoni,unici trionfatori del cosiddetto secolo breve. "La lotta quindi è tra noi e loro:tra loro che sono bestie progredite,e noi che siamo civilissimi uomini primitivi. Ecco perché l'America c'invade e ci avvelena con la sua civiltà senza sale." serviva quindi secondo Ricci un nuovo Cesare per toglierceli definitivamente dai piedi. In uno dei suoi primi articoli sul "Selvaggio" rivista fondata da lui e da Romano Bilenchi affermava che era necessario portare i libro al popolo,quel popolo che deve formarsi sulla base di una nuova cultura adeguata alle nuove esigenze dell’Italia fascista di Benito Mussolini. "Il nostro programma deve essere semplicissimo,siamo in piedi e si combatte per la purezza fascista delle lettere italiane. La letteratura non deve essere apolitica,e non può essere super-politica. Perché non sia apolitica,basta che esprima il genio della nazione,ne accetti la tradizione con saggezza e misura,e rifiuti ogni moda straniera."

A proposito dell’Europa, tema di grande attualità anche ai nostri giorni diceva: 

"Europa si, ma un Europa pronta a riconoscere il primato di Roma. Se l'Europa non ha di queste tendenze, sapersene staccare."

Ora Berto Ricci, che visse sempre in uno onorata povertà tanto che al suo matrimonio offrì ai pochi invitati soltanto qualche cappuccino,mi sembra di grande attualità. I pregiudizi dai quali siamo circondati non appartengono tanto al comunismo staliniano che non esiste più ma ad un riformismo politico legato ad una stolta visione liberal-democratica che affossa l'uomo creando come diceva Giuseppe Solaro meravigliosi negozi, pieni di ogni ben di Dio dove il vero proletario non più nemmeno entrare, li può solo osservare da fuori. Ma la democrazia attuale come Ricci aveva già compreso crea un sistema di giudizio che rende l'uomo impotente, disposto ad accettare tutto,perché crede con il voto di poter esprimere un suo giudizio. In realtà, siamo costretti a vivere in una società che ha tagliato completamente le sue radici, priva così di memoria storica vive un presente anonimo e senza futuro per i propri figli.

Nel 1931 nasce l'Universale, la rivista fondata e diretta da Berto Ricci. Nel primo numero era scritto:

"Fondiamo questa rivista con volontà di agire sulla storia italiana. Contro la filosofia regnante, che fermamente avverseremo, non ammettiamo che tutto sia storia, storia non deve essere quello che passa, è quello che dura. Ripudiamo l'effimero e ce ne facciamo negatori"

Berto Ricci, crede fermamente nella possibilità di portare la letteratura e l'arte all'altezza del primato. Saremo dunque universali dice e moderni nello stesso tempo e senza idoli. Sta dunque al nostro secolo continua lo scrittore fiorentino dare al nostro tempo l'amore e l'ardire, il dominio dei tempi e delle nazioni. La sua è quindi una battaglia culturale,sente la necessità di svecchiare una cultura ormai vecchia, non al passo dell'Italia fascista. Il fascismo, per Berto Ricci è prima di ogni cosa rivoluzione, anzi forse di rivoluzione ne serve un’altra,per combattere e sconfiggere definitivamente il mito dell’oro e il potere capitalistico di quella Inghilterra affamatrice del mondo alcune sue pagine sembrano davvero scritte oggi come quella culturale che modestamente ha intrapreso il sottoscritto.

Ora io credo che al di là delle nostre differenza che in alcuni momenti mi sono apparse davvero profonde tra gentili ani e evoliani, avanguardisti,ordino visti o appartenenti a terza posizioni dobbiamo riconoscerci tutti nel fascismo dal dopoguerra ad oggi sono stati fatti a mio modesto avviso gravissimi errori che hanno sicuramente molto contribuito alla perdita di identità Figure per esempio come quella di Berto Ricci, sono cadute completamente in oblio perché non sembravano sufficientemente rappresentative in quel particolare clima di anticomunismo viscerale, la ghettizzazione che abbiamo subito, l'emarginazione alla quale siamo stati sottoposti è in parte anche dipesa da noi che non abbiamo saputo illustrare ai giovani figure come quella dello scrittore fiorentino che rappresenta l'anima sociale di un fascismo autenticamente rivoluzionario che anteponeva l'interesse del singolo a quello della nazione. Non siamo stati sufficientemente bravi ad illustrare ai giovani che cosa era davvero in ballo con quella guerra che contrapponeva due concezioni di vita completamente diverse,due modi di essere da una parte i popoli ricchi,i padroni del mondo, gli affamatori, i banchieri, gli usurai, i mercanti dall'altra quelle nazioni giovani come l'Italia e la Germania che rappresentavano il nuovo,la rivoluzionaria concezione dei socialismi nazionali che facevano del lavoro l’unico vero e assoluto protagonista dell'economia. Abbiamo anche usato strumenti che non ci appartenevano,come quando per esempio facevamo vedere pellicole come "Tiro al piccione" per il semplice fatto che ci sentivamo del tutto onorati perché il giovane protagonista era un appartenente alla RSI, ma quel giovane soldato nel momento in cui si arrende,sente di aver sbagliato scelta e tra sé dice la Patria sta dall'altra parte. Ora io sono fermamente convinto che prima di costruire un futuro diverso dal nostro per i nostri figli dovremo cambiare il passato,perché al contrario di quello che dice la pellicola cinematografica la Patria stava proprio tra quei giovani che in.grigioverde difendevano l’onore dopo il tradimento dell’8 settembre. Fino a quando non avremo la forza di cambiare questa storia non potremo avere un futuro perché prima di aver un futuro bisogna avere l’orgoglio del proprio passato.

Ricci,partecipa come volontario,da semplice camicia nera alla campagna d’Etiopia e nel 1936 scrive a Bilenchi:

"Sento con gioia che l’odio agli inglesi e all'impero si SM Britannica è generale costa come qui. Ecco un mio voto che si avvera. I conti tornano e l’Abissinia ci voleva per aprire gli occhi all'Italia. Ci voleva anche per aprirli a noialtri sul conto di quella borghesissima puttana della Russia sovietica."

Per Ricci, la conquista dell'Etiopia appare come la premessa per un nuovo tempo del fascismo, per una definitiva rivoluzione sociale.

Negli ultimi anni della sua vita torna prepotentemente il problema sociale ad occupare la maggior parte dei suoi scritti Alla viglia dell’entrata in guerra dell'Italia nel conflitto mondiale scrive attaccando duramente la borghesia italiana e di ritenere più che mai giunto il momento della rivoluzione sociale,della resa dei conti col capitalismo. Troppo profonde sono le differenze tra il salario di un operaio e i profitti di un imprenditore

Ricci, vede la guerra come una vera e propria rivoluzione, in questo forse riprende la stessa posizione che Mussolini aveva alla vigilia della I guerra mondiale. Una guerra contro la plutocratica Inghilterra simbolo del capitalismo imperante. La vittoria avrebbe potuto davvero un mondo nuovo basato su un vero socialismo che avrebbe finalmente liberato l’uomo dalla schiavitù. Di una società fortemente ingiusta come era stata fino ad allora.