venerdì 28 ottobre 2016

Delle Chiaie: il comandante Borghese stava per rientrare in Italia - tratto dal libro L'Aquila e il Condor



Nella sua biografia, L’Aquila e il Condor, il Comandante Stefano Delle Chiaie ricorda come nell'estate del 1974 avesse lasciato da latitante la Spagna per preparare il rientro del principe Borghese in Italia:

In agosto lasciai la Spagna per raggiungere l’Italia e preparare il rientro del comandante. Mi congedai da lui davanti all’entrata dell’Hotel, nostro abituale ritrovo. Gli dissi: a presto Comandante! Si Dios quiere.. Se Dio lo vorrà. Frase che mi tornerà spesso alla mente come suo presagio all’imminente fine.Una sera di fine agosto, uno dei camerati che erano rifugiati in Grecia, ci disse che gli sembrava di aver sentito per radio che Borghese era morto. Con Lello (Graziani) telefonammo a Madrid per controllare la notizia. Speravo in un errore. Invece dalla Spagna ci arrivò la conferma… Rientrai in Italia clandestinamente. Livio, figlio del comandante, aveva chiesto il rimpatrio della sala del padre, che venne concesso, senza l’onore delle armi che di diritto gli sarebbe spettato quale medaglio d’oro al valore militare. Inoltre il governo volle garanzie che non ci sarebbero state manifestazioni di omaggio. Livio fu costretto ad accettare. Ma noi no! Alla basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, dove c’è la cappella della famiglia Borghese, il giorno del funerale, il 2 settembre, confluì una grande folla. Moltissimi militanti di Avanguardia erano a Roma per rendere l’ultimo omaggio al Principe. La bara fu portata a spalla e fu fatta entrare dalla porta principale. Io ero in una casa, in zona Ardeatina, e lì attesi Livio, Andrea Scirè e l’altro figlio di Borghese ed i responsabili di Avanguardia delle altre città… Rimanemmo insieme l’intera notte e commentammo l’ostilità di alcuni dirigenti del Msi all’omaggio che avemmo voluto riservare al comandante. Livio ed Andrea Scirè pubblicarono su un quotidiano un saluto ai giovani che erano presenti alle esequie del padre. Una risposta a quanti ci avevano criticato