venerdì 21 ottobre 2016

Alcune considerazioni sulla rivoluzione cubana - del Prof. Roberto Mancini



Dobbiamo partire da una considerazione generale,  secondo la quale nel contesto latino-americano, la concezione stessa di popolo può declinarsi differentemente rispetto all’interpretazione che ne veniva data nel pensiero politico europeo. 

In ogni caso, all’indomani del naufragio dell’esperienza governativa peronista in Argentina, una tale consapevolezza di emancipazione nazionale, di riscatto sociale e di affrancamento dai condizionamenti imposti dai Gringos, non poteva che esprimersi attraverso la scelta rivoluzionaria e nazionalpopolare della guerriglia, continuando però sempre a diffondere, attraverso la propaganda armata, gli insegnamenti morali ed etici sul risveglio culturale e sociale del popolo. Insegnamenti che erano stati per altro alla base del Justicialismo peronista originario che fu, insieme alla rivoluzione cubana, la più importante esperienza politica di riferimento per tutte le genti latino-americane.

Questi concetti, sono degnamente riassunti nelle parole pronunciate da Juan Domingo Peron nel 1949: 

"La nostra comunità tenderà ad essere una comunità di uomini e non di bestie. La nostra disciplina tende a trasformarsi in conoscenza, cerca di trasformarsi in cultura. La nostra libertà, in coesistenza delle libertà che procedono da un etica per la quale il bene generale è sempre vivo, presente, imprescindibile. Il progresso sociale non deve mendicare né assassinare, ma realizzarsi attraverso la piena coscienza della sua inesorabilità. La nausea è stata bandita da questo mondo. Che potrà sembrare ideale, ma è in noi il convincimento che potrà concretarsi in realtà." 

Se l’esperienza peronista aveva ridestato l’orgoglio e la dignità degli argentini e rappresentato indiscutibilmente un faro e un modello di riferimento per l’intero continente latino-americano, la rivoluzione cubana e soprattutto il disastroso insuccesso del tentativo statunitense del 1961 di rovesciarla avevano indubbiamente alimentato ulteriore speranze ed aspettative. La rivoluzione cubana rappresenterà quindi il simbolo della concreta possibilità di vittoria di una rivoluzione social -nazionalista, contadina e anti-americana, poiché in questa chiave venne letta ed interpretata, quindi ben al di fuori da schematizzazioni ideologiche non condizionata, né tantomeno diretta dagli agitatori marxisti (i comunisti cubani infatti non ne furono assolutamente partecipi). 

In seguito, sull’esempio della rivoluzione cubana si sviluppò la strategia foquista, intrecciatasi con i tanti aspetti del nazionalismo popolare e anche mescolando tradizioni ed influenze diverse, riuscì a reclutare sempre nuovi proseliti. Si pensi a questo proposito all’esperienza dei Montoneros in Argentina e dei sandinisti in Nicaragua. 

Il movimento dei Montoneros fu sempre profondamente legato sin dalle origini alla meravigliosa figura di Evita Peron, tanto da coniare lo slogan: "Si Evita viviera, seria montonera". I Montoneros speravano che con il ritorno di Peron nel 1973 si potesse dare inizio ad una nuova fase rivoluzionaria denominata Tercera Posicion che avrebbe dovuto completare il processo politico peronista iniziato nel 1946, con la ferma volontà di sradicare definitivamente tutti i centri di potere della reazione oligarchica e capitalistica. Purtroppo come tutti sappiamo, le cose andarono in maniera molto diversa e il vecchio e indebolito Peron deluse amaramente le speranze rivoluzionarie del suo popolo. 

Ora ritornando solo per un attimo a Che Guevara e al suo Patria o Muerte, la storia di Cuba sta volgendo al termine come spina nel fianco dell’imperialismo Yankee. Una volta defunto Fidel e suo fratello Raul che sta già concedendo molto all’occidente americano, cosa potrà accadere? Cuba tornerà ad essere il bordello degli speculatori come ai tempi di Batista? Di certo come dice Maurizio Rossi il sentimento di avversione ai Gringos non è mai tramontato e forse in un prossimo futuro, potrebbero ancora sorgere nuove avanguardie e nuovi uomini. In ogni caso i popoli che scelgono di lottare riscrivono sempre la storia e meritano tutto il nostro rispetto