giovedì 29 settembre 2016

PREDAPPIO. IL PAESE DI MUSSOLINI - dell'Architetto Paolo Camaiora


La ricerca sulla formazione delle città nuove o di fondazione, così come la letteratura architettonica e urbanistica, ha privilegiato in merito – com’era ovvio – i casi più eclatanti delle città pontine, la cui lettura, data l’unitarietà del fenomeno, risulta più facile e comprensibile, ma ha trascurato la complessità e la diversità degli altri casi periferici sparsi nel resto della penisola, al pari di quelli delle città nuove realizzate nell’Africa Orientale Italiana dopo la conquista dell’Impero, meritevoli anche questi ultimi, di studio e rivalorizzazione nell’ambito dello studio e della ricerca delle opere architettoniche ed urbanistiche realizzate negli anni Trenta. Questi casi, sembrano particolarmente adatti a un’analisi comparata che lasci spazio a più approfondite riflessioni sui modi e sui significati, le contingenze entro le quali si collocano e si compiono, sia a livello politico sia a livello economico, rendendoli particolarmente interessanti all’occhio del ricercatore storico. Con l’espressione “città di fondazione” sono identificati i nuclei urbani e abitativi nati non spontaneamente, ma in conformità a un preciso progetto urbanistico e costruito nella parte fondamentale, detta “nucleo di fondazione”, tramite un intervento unitario di solito realizzato in tempi brevi. La fondazione di nuovi centri rappresentò in breve un'operazione di grande valenza propagandistica per il regime, nonostante le primissime fondazioni (fra tutte quella di Littoria) si fossero svolte in un clima di contrasto e con la parziale contrarietà dello stesso Mussolini, fautore inizialmente di una politica e di una propaganda radicalmente anti-urbana, tradottasi in seguito in forme più moderate.

L'architettura degli insediamenti di fondazione riflette la complessità del panorama architettonico italiano degli anni trenta, in cui convivevano le istanze del razionalismo europeo più rigoroso, con il cosiddetto stile "novecento" che perseguiva una rilettura della tradizione, per tacere delle posizioni più accademiche. Tra tali posizioni vigeva un'accesa polemica che non impediva compromessi e ibridazioni sulla strada di ricerca di un razionalismo "italiano" portata avanti, per esempio da Adalberto Libera, e sull'attenzione per l'architettura spontanea "mediterranea".

In generale, l’architettura del periodo fascista, che in gran parte si esprime stilisticamente con la lingua del razionalismo, si compone d’insediamenti e singoli edifici che possiedono un’incredibile qualità edilizia, in termini sia di materiali impiegati, sia di soluzioni tecnico-strutturali.

Predappio, in provincia di Forlì e Cesena è, in questo caso, meritevole di tale interesse.

 
La volontà di dare una struttura urbana a Predappio, di trasformarlo da un borgo rurale in una città Fascista esemplare, e che s’iscrive all’interno del periodo storico in cui si va affermando il regime stesso, non deriva soltanto da decisioni culturali di regime in virtù del fatto che il borgo di Dovia diede i natali a Benito Mussolini, ma dalla precisa volontà ed esigenza di trasferire il capoluogo di Predappio Alta (costruito allora attorno alla rocca fortificata opera di Giovanni d'Appia), dal timore di successivi cedimenti e frane del paese originario di origine romana (proprio a questo periodo storico infatti, si può far risalire il nome di Predappio, derivante dalla denominazione latina Praesidium Domini Appi ) che aveva colpito una parte del borgo e aveva lasciato numerosi abitanti senza tetto. Lungo la valle sottostante quindi, a due chilometri circa da Predappio Alta, vi era la località nota con il nome di Dovia (probabile toponimo romano Duo Via) costituito da poche case sparse di contadini, mezzadri, e qualche artigiano: qui si decise l’edificazione di un nuovo centro abitato, che prese il nome di Predappio Nuova, andando a inglobare la località Dovia mentre, con il nome Predappio, si continuò a indicare il vecchio abitato sulle colline; negli anni a seguire l’abitato antico assumerà il nome di Predappio Alta mentre quello a valle, semplicemente Predappio.

Il nuovo centro abitato, il nuovo borgo di fondazione, diviene tuttavia il fulcro di tutta la Romagna Fascista; Predappio è la località dove nasce Benito Mussolini, la Romagna stessa è la terra natale del Duce: la sua creazione viene a far parte, in un certo qual modo, di una anticipazione del più vasto complesso di insediamenti successivi che daranno vita in seguito, al fenomeno della creazione dei borghi e delle città di fondazione che saranno realizzati in tutta la penisola in numero considerevole (più di centocinquanta), e anche nei territori dell’Africa Orientale Italiana. Predappio però, si differenzierà dalle altre città di fondazione per il maggior tempo con cui saranno realizzati i lavori e cioè in un arco temporale che, pressapoco, si colloca fra il 1927 e il 1942.

Analizzando e studiando a posteriori la storia dell’architettura Italiana dei primi decenni del Novecento, possiamo asserire e definire come la creazione della Nuova Predappio rappresenti e raffiguri il concetto di città nuova voluto dal governo Fascista: al concetto ottocentesco di città monocentrica si contrappone la tecnica del decentramento; il modello di vita rurale che si contrappone all’urbanesimo delle città, ma che entrambe verrà portate avanti unitamente al processo di sviluppo dell’industrializzazione della nazione, la pianificazione delle infrastrutture di trasporto, i primi concorsi nazionali di architettura ed urbanistica, le polemiche tra tradizionalisti e razionalisti, i brillanti risultati sociali, scientifici, economici, sportivi, sanitari, legislativi, militari, i vari primati mondiali raggiunti nelle più disparate discipline, il mito del volo, le nuove tecnologie costruttive, la volontà di costituire uno stato moderno, efficiente: sono tutti elementi ben presenti nella Nuova Predappio ed in tutte le nuove città e/o borghi realizzati. Ciò non accadeva dai tempi dell’impero romano.

Tutta la nazione - e in questo caso la Romagna, Mussoliniana e Fascista - risentiranno positivamente di queste nuove opere urbanistiche – architettoniche realizzate: Forlì, Ravenna, Rimini, Cesena, Lugo, Faenza, Imola e altre città minori della Romagna saranno rimodellate nel nome dello sviluppo, e della modernizzazione della nazione. La città di Forlì, nel 1932, diviene la città simbolo dell’inizio del generale e ampio consenso nazionale e internazionale al Regime: è a Forlì che è celebrata la Vittoria della battaglia del grano, e sempre a Forlì è celebrata la cerimonia d’inizio del secondo decennio Fascista.

Il 30 agosto del 1925 segna la data ufficiale della celebrazione della fondazione del nuovo abitato di Predappio: il segretario del PNF Roberto Farinacci, accompagnato da Italo Balbo, alla presenza di Rachele Mussolini e di Arnaldo Mussolini, posano le prime pietre della futura chiesa di Santa Rosa da Lima e delle case popolari; grande assente è il Duce, che solo il 26 maggio del 1926 visita ufficialmente per la prima volta i lavori di Predappio Nuova, incontrando il direttore dei lavori di trasferimento e costruzione del nuovo abitato incaricato dal ministero che succede ai tecnici del Genio Civile di Forlì: è l’architetto romano Florestano Di Fausto, il quale sottopone al Duce i piani e i progetti urbanistici e degli edifici che stanno sorgendo e che sorgeranno, indicandogli i luoghi dove si erigeranno le scuole, la chiesa, le abitazioni. Mussolini si sofferma su molti dettagli, consiglia modifiche, indica delle correzioni. Il documento che l’architetto romano propone a Mussolini, da lui stesso approvato, diviene la guida della realizzazione completa dell’abitato, e ne diviene il 10 febbraio del 1927 il piano regolatore ufficiale, contestualmente al decreto legge che istituì il nome in Predappio Nuova.

Fu Mussolini in persona che chiamò a Predappio i maggiori architetti romani per costruirne la propria città di fondazione, i quali riuscirono ad inglobare nella struttura equilibrata e razionale della cittadina i due luoghi maggiormente simbolici della sua storia recente: la sua casa natale ed il cimitero di San Cassiano in Pennino che, realizzato per riunire in un unico mausoleo le tombe di Rosa Maltoni ed Alessandro Mussolini, oggi ospita la tomba dell'intera famiglia Mussolini.

Al centro di questi due elementi, si struttura Predappio Nuova su un sistema viario tipicamente latino, con tutte le strade secondarie parallele fra loro e perfettamente perpendicolari al viale principale, dove a sua volta si organizza intorno ad altri due centri principali, ancora oggi ben visibili: quello economico (il mercato dei viveri e il mercato del bestiame) e quello istituzionale della piazza su cui si affacciano il palazzo municipale, la chiesa parrocchiale, la sede dei servizi sanitari, la Caserma dei Carabinieri e la Casa del Fascio e dell’Ospitalità. Inoltre, concepita e strutturata sul rapporto fra la semplicità della casa natale del Duce, e la fondazione del nuovo centro abitato, si andava a tracciare il legame fra le origini popolari del Capo del Governo e contestualmente, la modernizzazione voluta dal Regime attraverso le innumerevoli opere pubbliche che furono realizzate. Contestualmente, Predappio Nuova si trasformerà da un semplice paese rurale in nuovo luogo di culto politico, che avrà come illustri ospiti i vari segretari del Partito Nazionale Fascista, ministri, illustri personaggi del mondo della cultura e dell’arte, ed esponenti della Casa Savoia.

Fino all’inizio della seconda guerra mondiale, la nuova città prese forma con l’avvicendamento nella fase progettuale di architetti d’indubbio valore; sorse così un insediamento particolare che è giunto sino a noi inalterato nei suoi elementi basilari, e che costituisce un documento storico – architettonico - urbanistico d’indiscusso pregio. Sebbene la maggioranza degli edifici sia progettata dall’architetto Florestano di Fausto, altri celebri architetti parteciparono alla realizzazione dei maggiori edifici, come l’architetto Cesare Valle, Arnaldo Fruzzi, Cesare Bazzani, gli architetti Corsini e Baccarini, Pier Luigi Reggiani dell’ Ufficio Tecnico del Credito Romagnolo, l’architetto De Angeli, e Pietro Brasile dell’Ufficio tecnico del Genio Civile di Forlì.

Sono dell’architetto Di Fausto i primi edifici realizzati: il nuovo municipio (Palazzo Varano) e la scalea di accesso, l’asilo e l’oratorio di Santa Rosa (il cui progetto iniziale viene trasformato in asilo e oratorio a favore della nuova chiesa di Sant’Antonio), le scuole elementari, l’ufficio postelegrafonico, l’anfiteatro sotto la casa Mussolini, le case Becker (dal nome del simpatizzante della politica Fascista Lord William Becker che offrì un cospicuo contributo per la realizzazione), il palazzo sanitario, la sistemazione del nuovo cimitero di San Cassiano in Pennino, la sistemazione della casa natale di Mussolini. Corsini e Baccarini progettano la sistemazione del parco del Castello di Rocca delle Caminate. Seguono poi la costruzione dello stadio, della caserma dei Carabinieri, le case ultraeconomiche su progetto di Brasile, il mercato dei viveri, la palestra, la sede del Credito Romagnolo su progetto di Per Luigi Reggiani, la Chiesa di Sant’Antonio di Cesare Bazzani, la Casa del Fascio e dell’ospitalità di Arnaldo Fuzzi, la Casa della GIL (Gioventù Italiana del Littorio) di Cesare Valle, l’edificio INA (Istituto Nazionale Assicurazioni) e l’Albergo Appennino, la Villa Castelli di Enrico De Angeli. Infine, fu promosso anche l’insediamento industriale con la creazione dello Stabilimento “Aeronautica Caproni”e il Palazzo Caproni per i dipendenti dello stabilimento.

Il 1942 è l’anno in cui terminano i lavori a Predappio Nuova; tre anni dopo il regime cessa di esistere. Il nuovo regime democratico cancella quasi tutte le insegne del precedente Regime, dal Fascio Littorio posto sullo stemma del Comune, abbandona al degrado totale lo stabilimento Caproni e la Casa del Fascio e dell’Ospitalità, e seppure la nuova architettura democratica si espanda a macchia d’olio anche a Predappio divorando ettari di terreno, la città fondata da Mussolini, conserva a tutt’oggi la matrice d’impronta latina con le strade che s’intersecano ad angolo retto, evidenziando ancora i punti cardine dell’impianto urbanistico iniziale.

Una visita guidata attraverso la città appare quindi doverosa. Visitando Predappio si possono osservare le varie tipologie architettoniche e stilistiche utilizzate dai vari progettisti, si può osservare la stratificazione storica e la sovrapposizione contrastante sul territorio delle costruzioni democratiche sorte dal dopoguerra in poi, laddove la valenza degli edifici sorti durante il Regime si presentino come le soluzioni tra le più libere del linguaggio architettonico di allora, testimoni con la loro forza espressiva, dell’enorme patrimonio Italiano costruito fra il 1926 e il 1942, che è pari al cinquanta per cento del patrimonio edilizio costruito nei primi decenni del Novecento.

Architetto Paolo Camaiora