giovedì 1 settembre 2016

ONMI Opera Nazionale Maternità Infanzia - dell'Architetto Paolo Camaiora



L'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, meglio conosciuta anche con l’acronimo ONMI, è stata un ente assistenziale italiano fondato nel 1925 con lo scopo di proteggere e tutelare madri e bambini in difficoltà.

L'atto di fondazione dell'ONMI è una legge del 10 dicembre 1925 mediante la quale si costituisce - per la prima volta nella storia italiana - un ente parastatale specificatamente finalizzato all'assistenza sociale della maternità e dell’infanzia.

Modello dell'Opera è il Belgio, dove dal 1919 è attiva l'Opera di protezione nazionale dell'infanzia, che si occupa della tutela dell'igiene nella prima infanzia. Nel panorama dei paesi maggiormente industrializzati, l'Italia arriva per ultima alla costituzione di un ente parastatale a tale scopo. Organismi analoghi sono già presenti, oltre che in Belgio, in Norvegia (1915) e Francia (1921), mentre leggi sull'assistenza della maternità e della prima infanzia sono già state promulgate in Gran Bretagna (1918), Stati Uniti (1921),Germania (1922) e Danimarca (1922).


Con l'avvento del Regime Fascista nel 1922 a partire dal gennaio 1925, prende corpo il progetto della cosiddetta battaglia demografica: una serie di interventi, tra i quali è prevista la costituzione dell'ONMI, tesi a debellare i tassi di mortalità infantile, drammaticamente alti in Italia, e portare di conseguenza a una crescita quantitativa della popolazione, passando dai 40 ai 60 milioni di abitanti.

Al momento della sua nascita, l'ONMI deve rispondere a due imperativi tipicamente fascisti, quali Il controllo e l'educazione dei giovani fin dalla prima infanzia, a cui segue la nascita dell’Opera Nazionale Balilla (1926) che confluirà nel 1937 nella GIL Gioventù Italiana del Littorio, e la subordinazione sociale delle donne. Alla luce di queste premesse viene concepita l'istituzione guida per la "modernizzazione della maternità.

Nel novembre del 1925, poco prima della sua fondazione, un disegno di legge stabilisce che l'Onmi debba regolare questioni attinenti all'infanzia, quali:
la protezione e l'assistenza della maternità, la protezione dell'allattamento materno, l'igiene sociale della prima infanzia, la profilassi antitubercolare infantile, l'igiene scolastica, l'educazione fisica, la protezione igienica del fanciullo nel lavoro, la repressione degli abusi della patria potestà, la protezione sociale del fanciullo nella vita, la repressione degli abusi e dei delitti contro l'infanzia, l'educazione dei fanciulli anormali, l'assistenza e la protezione dei fanciulli materialmente o moralmente abbandonati, la prevenzione della mendicità, del vagabondaggio e della criminalità dei minorenni, la rieducazione dei fanciulli traviati, il trattamento delinquenti.”
(Atti Parlamentari, Senato del Regno, Legisl. XXVII, Documenti, Disegni di legge e Relazioni, doc. N. 79.)

Per quanto riguarda la donna, l'attenzione avrebbe dovuto concentrarsi su:
le funzioni della maternità: la gravidanza, il parto, il puerperio e l'allattamento [...] e l'infanzia la quale non si limita al tempo dell'allattamento e al secondo anno di vita, come si crede da alcuni, ma distinta dai fisiologi, nei tre periodi, prima, seconda e terza infanzia, si estende negli anni successivi all'età prescolastica e scolastica sino alla pubertà conclamata nella quale dall'adolescenza si entra nella giovinezza.”
(Atti Parlamentari, Senato del Regno, Legisl. XXVII, Documenti, Disegni di legge e Relazioni, doc. N. 79-A.)

Nonostante questa pletora di funzioni, che spaziano da problematiche sociali a questioni propriamente mediche, l'Opera rivendica per sé uno specifico profilo tecnico: il personale ONMI è costituito da specialisti in pediatria (professione ufficializzata nel 1932), ostetricia (nel 1937 il termine ostetrica prende il posto di levatrice), otorinolaringoiatria, dermosifilopatia, e in seguito neuropsichiatria infantile. Per creare tale personale, che in principio scarseggia, vengono resi obbligatori corsi di formazione per i laureati in medicina e per le levatrici, da tenersi presso istituti che dispongano dell'attrezzatura per esercitazioni pratiche: istituti di ricovero per lattanti, orfanotrofi, cliniche pediatriche e ostetriche.

Il programma teorico dell'ente viene esposto sulle pagine della rivista ufficiale, Maternità e Infanzia, pubblicata dal novembre 1926 fino alla soppressione dell'ente nel 1975. Tale bollettino mensile, diretto dal medico legale Attilio Lo Monaco, si propone di diffondere una maggiore consapevolezza igienico-sanitaria tra la popolazione, e di rendere pubblico l'operato dell'ente. In breve, gli scopi principali dell'ente, più volte ribaditi sulle pagine di Maternità e Infanzia, sono: la protezione igienica della maternità, tramite la diffusione di norme igieniche scarsamente diffuse, e soprattutto tramite la medicalizzazione del parto, che si afferma negli anni Trenta; la difesa morale e materiale di bambini e ragazzi fino alla maggiore età; l'educazione alla maternità.

Gli assistiti devono rispondere a precisi requisiti di reddito e di situazione familiare. L'ONMI interviene laddove non sia presente una normale struttura familiare a tutela della madre e del bambino, ossia laddove la figura del marito-padre sia vacante o ritenuta inadatta.

Le donne che generalmente si rivolgono all'Opera sono: gestanti, madri nubili o vedove; gestanti e madri sposate, il cui marito non sia in grado di sostenere economicamente le spese connesse all'allevamento.

Ricevono quindi assistenza: i bambini fino a 5 anni di età, provenienti da famiglie povere; i bambini esposti all'abbandono: figli illegittimi (i cosiddetti figli di ignoto), frequentemente abbandonati alla pubblica carità tramite la Ruota degli Esposti, pratica abolita nel 1923 dal Governo Mussolini.

In molti casi, l'assistenza si prolunga ben oltre il quinto anno d'età: fino a 21 anni in caso di genitori irreperibili, di orfani di guerra, di ragazzi dimessi da istituti o ritenuti anormali, maltrattati dalla famiglia o le cui famiglie venissero ritenute impreparate secondo i moderni principi di igiene, sanità e alimentazione.

In principio l'ente non soltanto non dispone di personale specializzato, ma mancano anche strutture sanitarie e assistenziali specifiche. Nei primi anni di vita dell'Opera, le attività vengono svolte in ospedali, cliniche pediatriche o istituti di ricovero per lattanti.

Tuttavia, dal 1932 l'allora direttore ONMI Sileno Fabbri dà avvio alla costruzione di Case della Madre e del Bambino, strutture dedicate a interventi terapeutici e sanitari in favore della maternità e dell'infanzia. Il programma dell'ONMI prevede che in ogni comune sorgano un ambulatorio o consultorio materno e un ambulatorio ostetrico, in cui recarsi regolarmente per visite e controlli. Ogni ambulatorio ostetrico deve essere dotato di una sala di osservazione, di almeno un dormitorio, di una sala parto e di una sala operatoria.

Tali strutture devono collegarsi ad un asilo materno, tenuto a dare accoglienza a qualsiasi gestante in difficoltà, indipendentemente dal reddito; laddove sia possibile, viene in seguito richiesto un contributo per il rimborso spese.

Esiste inoltre una mutualità materna, in cui si afferma la figura nuova della visitatrice: visitatrici volontarie, ma anche visitatrici retribuite dall'Opera, parte del personale paramedico. Le visitatrici si occupano di dare assistenza domiciliare alle gestanti e alle madri impossibilitate a recarsi in ambulatorio. Si tratta di ispezioni volte prevalentemente a verificare che le norme igienico-sanitarie impartite vengano rispettate.

Nei casi (frequenti in epoca di crisi economica) in cui uno stato di grave malnutrizione della madre rendesse impossibile l'allattamento, le visitatrici potevano indirizzare le madri in un refettorio materno, in cui venivano distribuiti pasti caldi.

Poiché ideologicamente l'ONMI rifiuta la separazione della madre dal bambino, e vista la grande enfasi che il fascismo stesso pone sull'allevamento diretto dei figli e sull'importanza dell'allattamento al seno, si cerca di dotare tutte le industrie di una camera di allattamento.

L'insieme di asilo, mutualità e ambulatori ostetrici doveva così costituire in ogni provincia il Centro di assistenza materna, posto sotto il controllo della Federazione provinciale.

Ad integrare i servizi di assistenza materna, si promuove l'istituzione di asili nido per bambini fino al terzo anno d'età, in prossimità delle fabbriche dove lavorano le madri, o laddove sia possibile all'interno delle fabbriche stesse, insieme alla camera di allattamento.

Novità dell'ONMI è la creazione di consultori pediatrici dotati di strumentazioni specifiche, quali dispensari di latte, bilance, incubatrici, culle termostatiche. Obbiettivo - chiave dell'ente è di costituire strutture volte a combattere la tubercolosi infantile; a tale scopo vengono istituiti i CPA (Consorzi Provinciali Antitubercolari) e rese obbligatorie colonie estive di profilassi per i bambini considerati particolarmente predisposti: colonie marine e montane, stazioni elioterapiche, asili profilattici veri e propri.

Gli antibiotici, scoperti intorno alla metà degli anni Trenta, rendono possibile la sconfitta - o quantomeno un maggiore controllo – di malattie fino a quel momento mortali, quali la polmonite, l'angina e la meningite.

Della refezione dei bambini più poveri, a cui la scuola è tenuta a provvedere anche nei mesi estivi, si occupano non soltanto l'ONMI, ma anche e soprattutto l'ONB (Opera nazionale balilla) e l'EOA (Ente Opere Assistenziali) del Regime Fascista.

Inoltre l'ONMI dispone che, tramite i comuni, vengano distribuiti prodotti ed alimenti specializzati, (estremamente costosi per l'epoca) che vadano ad integrare i pasti dei neonati e dei bambini.

Tra il 1933 e il 1934 avviene la prima vera e propria riorganizzazione dell'ONMI da parte del governo Fascista. Entrano ufficialmente nei ranghi dell'Opera esponenti del PNF, provenienti dalla Delegazione Generale di Sanità dei Fasci, e molte delle iscritte alla Federazione dei Fasci Femminili: il partito ritiene infatti idonea una presenza femminile significativa all'interno di un ente che, come l'ONMI, di questioni femminili si occupa in prima persona.



Nel 1933 viene istituita la Giornata della Madre e del Bambino, fissata significativamente al 24 dicembre. Nel 1940 sono attivi sul territorio nazionale 9.617 centri ONMI, di cui 167 Case della madre e del bambino. Il latte in polvere NESTOGEN veniva distribuito dalla Nestlè, in quegli anni azienda leader nella distribuzione di alimenti per neonati.

L’ONMI maternità era un luogo di rifugio di elementi particolari perché erano gestanti nubili. Ogni caso era diverso ma tragico allo stesso modo in quanto si accoglievano donne che venivano a nascondere la loro maternità perché avevano vissuto un dramma famigliare, per esempio nubili che erano state messe incinta da un fratello, dal padre, quindi con drammi terribili e questo comportava loro problemi non solo medici ed ostetrici, ma soprattutto psicologici. Molte volte si incontravano donne che non volevano il figlio, che volevano abortire ma naturalmente quello non era l'ambiente per aiutarle in questo senso, anzi ci volevano aiuti particolari, vuoi spirituali, vuoi religiosi e si doveva rimediare qualche volta non tanto alla situazione della partoriente o della gestante puerpera quanto a quella del bambino, che molto spesso non era più accettato in un altro ambiente. Erano dunque mandate qui perché partorissero, ma i parenti non volevano il nato perché sapevano che non faceva parte della loro famiglia, che volevano per altro conservare: non erano dunque disposti ad accettare una persona sapendo che era figlio di un altro e la mamma perciò, prima di abbandonarli nei brefotrofi, doveva attraversare una fase psicologicamente molto pesante. Aiutarle era diverso di volta in volta. Quello che era importante era la dotazione culturale della donna: alcune erano addirittura laureate, avevano una cultura, una predisposizione, conoscevano, avevano già frequentato ambienti, scuole e libri per cui erano anche rispettabilissime. Altre invece erano povere contadine ad un livello pari a zero, non dico analfabete ma quasi oppure avevano avuto in famiglia dei cattivi esempi, situazioni irregolari. Compito dell’ONMI fu anche quello di incoraggiare e rafforzare non soltanto le unioni legittime, ma anche il valore della famiglia come nucleo e come valore etico.

Il principale fattore di mortalità, sia materna che infantile, fino agli anni trenta era infatti costituito dall'alta frequenza di traumi ostetrici, dovuti all'impreparazione e alla scarsa strumentazione delle donne che assistevano le partorienti tra le mura domestiche, spesso senza richiedere alcuna assistenza medica. Per quanto riguarda le partorienti, tra 1922 e il 1935 si registrano 280 morti su 100.000 parti. Si è calcolato che il 93% delle nascite, alla metà degli anni Trenta, avvenisse in casa, e che 901 partorienti su 1000 venissero aiutate dalla sola levatrice. Le principali cause del decesso erano la distocia, la gravidanza extrauterina ed eclampsia puerperale. Tali dati sono il risultato di una scarsa preparazione medica e delle generali condizioni di miseria di gran parte della popolazione; morti per setticemia e infezioni puerperali, che in molti casi si sarebbero potute evitare tramite un ricovero ospedaliero, colpiscono il 33,1% delle operaie, contro il 29% delle benestanti.

Nella situazione di emergenza provocata dalla guerra, l'Opera è costretta a rinunciare alla sua vocazione di ente specializzato, per passare a fornire aiuti concreti a una popolazione stremata dalla fame e dalla miseria. I consultori pediatrici e materni ONMI diventano luoghi di distribuzione di alimenti, medicinali, pacchi ostetrici, culle termostatiche per l'allevamento degli immaturi (le difficili condizioni psichiche delle gestanti durante la guerra hanno come conseguenza molti parti prematuri), corredi per neonati, vestiti di lana, latte in polvere e altri beni di prima necessità. Vengono forniti servizi sanitari di base a tutta la popolazione, senza distinzione in fasce per reddito, e in moltissimi usufruiscono dei pasti gratuiti nei refettori dell'ente. L'ONMI si occupa inoltre di dare un sostegno agli sfollati. Nel dopoguerra, ONMI continua a svolgere la propria funzione, anche se anno dopo anno con l’apertura di molti consultori medici e pediatrici, vede svuotarsi dei propri contenuti, per arrivare al 1969 dove l’opinione pubblica di sinistra addita ONMI come una istituzione fascista razzista e sessista. I primi anni Settanta, che vedono la nascita delle regioni e il progressivo decentramento dei poteri dello Stato nei confronti delle regioni, la creazione del Servizio Sanitario nazionale SSN e delle ASL Aziende Sanitarie Locali poi, porta al 31 dicembre del 1975 alla chiusura definitiva di ONMI.

Paolo Camaiora Architetto. 1.IX.16