martedì 13 settembre 2016

NO GENDER - Disforia di genere e transgenderismo: è “guerra” tra le associazioni pediatriche americane



Negli Stati Uniti, in questi ultimi mesi attraversati dalla dibattutissima “guerra dei bagni pubblici” che ha chiamato in causa anche i prossimi candidati alle elezioni presidenziali, la discussione sulla diffusione e “normalizzazione” del “trangenderismo” tra i giovanissimi è più accesa che mai.

A riguardo, nelle ultime settimane sono stati pubblicati due interessanti e contrapposti documenti sul fenomeno della cosiddetta “disforia di genere“, ad opera delle due principali associazioni pediatriche statunitensi.
LA LETTERA DEL PRESIDENTE DELL’AMERICAN ACADEMY OF PEDIATRICS

Il primo documento è una lettera aperta, già dal titolo emblematica, “I pediatri non dovrebbero essere i primi bulli dei bambini transgender“, con la quale l’autore, P. Benard Dreyer, in qualità dipresidente dell’American Academy of Pediatrics (AAP), si rivolge ai membri dell’associazione da lui presieduta per condividere con loro i racconti delle esperienze di due famiglie con bambini transgender, da lui ascoltati in occasione di due meeting territoriali dell’associazione.

P. Benard Dreyer

La lettera del Dr. Dreyer è un vero e proprio inno alla “normalità”transgender. In essa il presidente dell’AAP scrive infatti di essersi sentito privilegiato di avere potuto vivere tale esperienza ed esser stato “testimone di tanto amore, accettazione e normalità”. In queste famiglie egli ha visto “bambini felici ai quali semplicemente era accaduto di non essere soddisfatti con il sesso ‘assegnato’ per nascita“.

Il Dr. Dreyer è talmente convinto delle proprie idee in proposito che per lui i bagni riservati a maschi e femmine sono degli incomprensibili e obsoleti “spazi di segregazione di genere” che non tengono conto della fluidità sessuale contemporanea:
“Sono stato orgoglioso di essere un membro dell’AAP e un pediatra, allo stesso modo in cui sono stato orgoglioso nel mese di aprile, quando il nostro Distretto del North Carolina e l’AAP nazionale ha preso posizione per l’abrogazione della cosiddetta ‘bathroom bill’ del North Carolina, una legge che nega agli studenti transgender l’accesso a spazi di segregazione del genere , come i bagni e gli spogliatoi all’interno delle scuole“
Secondo il presidente dell’associazione pediatrica americana tutto il sistema sanitario nazionale dovrebbe piegarsi al “gender diktat”,assecondando le mutevoli “percezioni sessuali” dei propri giovanissimi pazienti:
“L’ufficio del pediatra, e l’intera struttura sanitaria, dovrebbero essere un luogo sicuro di sicurezza e accettazione. Sono stato triste nel ricevere una e-mail da parte di un genitore che mi ha raccontato riguardo gli incontri di un’altra famiglia con il sistema sanitario per il caso della loro figlia transgender di 5 anni. I medici si sono rifiutati di trattarla come una ragazza fino a che non diventerà più grande, e alcuni hanno addirittura chiamato i servizi di assistenza per i bambini sostenendo che la madre stia danneggiando il proprio figlio facendola vivere come una ragazza“.
In conclusione della sua perentoria missiva, il Dr. Dreyer si rivolge direttamente ai bambini transgender, citando la frase di un libro che, secondo il noto slogan LGBT “sei come sei“, esorta i giovanissimi a mettere da parte la ragione, facendosi guidare dai propri istinti e dalle proprie pulsioni, non importa se contro natura:
“ricordati che tu sei l’eroe della tua propria avventura della vita e che puoi scrivere la tua storia in alcun modo tu sogni che sia. Tu sei libero di essere chi vuoi essere!'”
IL DOCUMENTO DELL’AMERICAN COLLEGE OF PEDIATRICIANS

Il secondo documento di tenore diametralmente opposto, intitolato“Gender Dysphoria in Children”, è stato invece pubblicato ad agosto dall’American College of Pediatricians (ACPeds), un’associazione di pediatri di orientamento conservatore fondata nel 2002 da un gruppo di medici tra cui Joseph Zanga, ex presidente dell’American Academy of Pediatrics che già in passato, come riportato dall’Osservatorio Gender, ha messo in guardia riguardo i rischi del “transgenderismo”. 

Tale corposo documento sottolinea come il disturbo della disforia di genere (GD) dell’infanzia, per il quale i bambini in età pre-puberale sperimentano una marcata incongruenza tra il genere percepito e il sesso a loro assegnato biologicamente alla nascita, nella maggior parte dei pazienti, si risolve naturalmente nella tarda adolescenza.

Gli autori del documento sottolineano come il nuovo standard di trattamento per la GD nei bambini, teso ad assecondare tale disordinata tendenza contro natura, non sia solamente del tutto privo di basi scientifiche, ma soprattutto violi il fondamentale principio etico di lunga data di “primo non nuocere“.

UNA DISPUTA ETICA

Il documento evidenzia inoltre come il dibattito su come trattare i bambini con GD sia in primo luogo una disputa etica che vede due scuole filosofiche fronteggiarsi. Ogni azione terapeutica o inazione, si legge nel paper, è infatti “il risultato di un giudizio morale di qualche tipo che nasce dalla visione del mondo filosofica del medico. La medicina non procede all’interno di un vuoto morale e politico e, per questo, essere dalla parte sbagliata della politica sessuale può avere gravi conseguenze per gli individui che sostengono il punto di vista politcamente scorretto”.


A titolo di esempio, il documento cita il caso del Dr. Kenneth Zucker, da tempo riconosciuto come la principale autorità in materia di identità di genere nei bambini. Ebbene nonostante sia stato anche un fermo sostenitore dei diritti gay e transgender, Zucker ritiene che i bambini affetti da disforia di genere in età pre-puberale siano meglio assistiti “aiutandoli ad allineare la loro identità di genere con il proprio sesso anatomico“. Tale affermazione è costata al Dr. Zucher il posto di lavorodopo ben 30 anni di direzione della Child Youth and Family Gender Identity Clinic (GIC) presso il Centro di dipendenze e salute mentaledi Toronto in Canada.

Il lungo documento dell’ American College of Pediatricianscontinua riportando i dati scientifici che attestano inequivocabilmente come la condizione transgender non sia innata come si vorrebbe far credere. A conferma di ciò, il paper ricorda l’esistenza di diversi studi sui gemelli che dimostrano come la GD non sia una caratteristica innata. Inoltre, nei casi in cui i bambini non vengono sottoposti a programmi pre-puberali e interventi di bombardamento ormonale, una cifra tra l’80% e il 95% di essi, accetta la realtà del proprio sesso biologico nella tarda adolescenza.

Per questo, gli autori del documento, in conclusione, condannano senza appello i trattamenti ormonali per la “disforia di genere” durante l’infanzia, paragonandoli alle sperimentazione di massa e alla sterilizzazione di giovani che non sono cognitivamente in grado di fornire il consenso informato. In questa prospettiva, l’American College of Pediatricians denuncia l’esistenza di un serissimo “problema etico” nel permettere di “eseguire, in maniera irreversibile, sui minori, troppo giovani per dare un valido consenso, procedure che cambiano per sempre la loro vita”

L’ultimo paragrafo è un vero e proprio appello alla ragione a rifiutare l’ideologia del gender in ogni ambito, rimettendo al centro l’uomo e la sua incontrovertibile realtà: 
“L’etica chiede solo la fine dell’uso di ormoni GnRH agonisti per la soppressione della pubertà, dell’utilizzo degli ormoni cross-sessuali e degli interventi chirurgici di riassegnazione del sesso nei bambini e negli adolescenti. Il Collegio raccomanda l’immediata cessazione di questi interventi, così come la fine della promozione dell’ideologia di genere attraverso programmi scolastici e le politiche legislative. La sanità, i programmi scolastici e la legislazione devono rimanere ancorati alla realtà fisica. La ricerca scientifica dovrebbe concentrarsi su una migliore comprensione delle basi psicologiche di questo disturbo, la famiglia ottimale e le terapie individuali, nonché delineare le differenze tra i bambini che risolvono con vigile attesa rispetto a quelli che si risolvono con la terapia e coloro che persistono nonostante la terapia“.
Non possiamo che condividere pienamente questo appello, augurandoci che l’associazione dei pediatri italiani faccia altrettanto e denunci ad alta voce le menzogne e i pericoli insiti nell’ideologia gender, facendo gli interessi dei bambini e non quelli della dittatura LGBT internazionale.

Fonte: osservatoriogender.it