giovedì 8 settembre 2016

Le Ausiliare della R.S.I. - di Barbara Spadini


S. A.F. : il Servizio Ausiliario Femminile della R.S.I. - di Barbara Spadini



Decalogo dell’Ausiliaria

Il testo è stato trascritto dalla sig.ra Fiorenza Ferrini che l’ha rintracciato in:” Il Gazzettino”n°42 18.2.1945 (Ed. Udine)
  1. Onora sommamente la Patria ch’è una come la madre che ci dà la vita. Essa è altissima idea santificata dal sacrificio e dal martirio- elevata dalla poesia e dall’arte- alimentata dall’anelito di speranze di tante generazioni, concretate in bellezza dalla mente di Dio, che le ha dato inconfondibili caratteri e forme, e dal genio dell’uomo, espresso in miracolosi tesori d’arte e di sapienza.
  2. Non bestemmiare il Suo nome. Fai bestemmia in cuor tuo se non ti commuovi per il Suo passato, se non vivi il dolore del presente, se non speri con fede incrollabile nel futuro. Non bestemmiare la Patria rinnegando o dimenticando l’opera di chi ci ha preceduto, misconoscendo o tacendo il sacrificio di chi l’ha amata sino a morirne nel suo nome. Non bestemmiarlo col tollerare che altri la bestemmi, col considerare tuo amico chi la rinnega o la tradisce.
  3. Rendi regale il tuo Onore con l’opera. Non parole, ma fatti essa aspetta. Esaltala col tuo canto, con la tua parola, soprattutto col tuo lavoro, sia pur esso modesto ed oscuro e col tuo amore che deve splendere come viva fiamma.
  4. Onorane gli artefici ed i martiri. Onorala nell’immagine del Caduto che le ha offerto la sua vita e in quella del mutilato che le ha sacrificato il fiore della sua carne; riconoscila nella canizie della madre orbata del figlio, nel sorriso dell’orfano. Esaltala in chi le ha consacrato la luce del suo intelletto operando per la sua grandezza. 
  5. Sia la tua esistenza simile allo specchio, che restituisce in chiarezza luminosa l’immagine che riceve. Sotto l’austera divisa che tu porti conserva intatta la tua femminilità, che è gentilezza, è grazia, è bellezza, è soprattutto bontà, manifestatasi nel gesto, nella parola, nel sorriso, nella serena austerità del costume quale si conviene ad una donna italiana e ad un’Ausiliaria.
  6. Nei rapporti della tua vita quotidiana sii semplice, diritta, sincera. Non indulgere a transazioni di coscienza, sfuggi le avide lotte che mirano a soddisfare la vanità e l’arrivismo. Considerati il buon soldato che fa della parola “onore” il suo indefettibile motto.
  7. Fa’ del tuo lavoro quotidiano, qualunque fatica ti costi, la tua aspirazione e la tua gioia. Sii attenta nel ricevere il comando, pronta e obbediente nell’eseguirlo, serenamente consapevole che l’opera tua grande o piccola che sia, è una pietra che tu porti all’edificio della Patria, che oggi rinasce per virtù di sacrificio e di fatica comuni.
  8. Il dovere, essenza e ragione profonda della vita, sia innanzi ad ogni cosa nella tua coscienza: consacrati ad assolverlo totalmente, in pienezza di fede.
  9. Rammentati che la vita ha valore non in quanto tu esisti e ti appartiene, ma in quanto tu sei destinata ad operare per il bene della collettività nazionale di cui fai parte. Dimentica te stessa negli altri, accostati ai tuoi fratelli con intelletto d’amore, insegna con l’esempio il culto per la Patria.
  10. Eleva ogni giorno il tuo grazie al Signore per la Patria in cui hai avuto la sorte di nascere, per le prove individuali e collettive che ci sono imposte, per quel tanto di sacrificio che in particolare si richiede da te. Ringrazialo del sole che ti illumina, del pane che ti nutre, degli affetti che ti sono concessi. Ringrazialo ora e sempre della Fede italiana di cui è ricco il tuo cuore e pregalo che questa Fede accresca e fortifichi e premii con la redenzione e la salvezza della Patria per la quale tu devi saper vivere e devi essere pronta, se necessario, anche a morire.


Nel visionare il molto materiale che riguarda l’argomento sono stata colta da un senso di nausea che dichiaro apertamente, legato non ad un giudizio umano che potrebbe essere soggettivo, ma al fatto storico in sé: leggere con l’occhio dello studioso le testimonianze di orrori perpetrati in nome della vendetta su donne comunque inermi e disarmate non trova giustificazioni , né nella lettura dei documenti, né nelle parole dei testimoni oculari, né in quelle di chi - avendo vissuto i fatti- li riporta come inevitabili.

Evitare ad una donna, che dovrebbe essere - per il ruolo sociale che storicamente rappresenta e ha rappresentato - il fulcro stesso dei valori legati alla vita ed alla famiglia e di quelli legati alla bellezza, grazia e solarità , il degrado e l’umiliazione dello stupro del branco, dell’esposizione del proprio corpo denudato al pubblico ludibrio, della mortificazione del taglio della chioma e non ultimo della denigrazione del proprio essere, bollato con cartelli quali “puttana di Mussolini” o ”ausigliaria”( con errore ortografico voluto o no, ad implicarne comunque il disprezzo), è dovere comunitario anche nel corso di una guerra “civile”,per evitare a tutti- poi- qualcosa di ben peggiore: il giudizio storico a posteriori.


Non è pensabile, per quanto possa sembrare valido lo sforzo civico, l’impegno sociale, la condanna verso questi atti anche da parte degli attuali governanti dell’Italia, poter scindere dall’oggi le responsabilità mai prese da chi governava ieri: la responsabilità enorme, quindi, di avere dato vita allora ad una repubblica ancor odiernamente lordata e grondante di irrisolti, di male mai perdonato, di rancori mai sopiti e di pacificazioni mai concesse, che trascinano la nostra storia entro correnti di pensiero divise, orientate dalla più becera ideologia che non consente sintesi, che non permette commistioni, che ancora separa le coscienze.

L’aver occultato questi fatti, o averli presentati come “ male minore ed inevitabile” entro una cornice di normali fatti di guerra, a fronte dell’abbattimento necessario del “Male assoluto”, ha inevitabilmente macchiato di pregiudizi la pagina di storia scritta a seguire, facendola diventare altro rispetto a “storia”: e questo a mio parere è un insulto alla Verità .

Per quanto riguarda invece l’insulto alla Donna, esso è ancor meno giustificabile se inquadrato in termini di onore militare, considerando che il S. A. F. era composto a tutti gli effetti da volontarie- in servizio presso i Comandi militari e formate con addestramento militare- ed aveva la propria divisa.

Ben poche ausiliarie , le testimonianze lo ricordano, hanno avuto l’onore di essere passate per le armi come si conviene a chi, per la Patria, spinge il suo servizio fino in ultimo: passando invece sopra alla divisa, una divisa comunque italiana, passando anche sopra all’Etica , queste spesso giovanissime donne hanno subito abusi fisici e psicologici che non trovano paragoni nemmeno nell’arma, brutale ma storicamente utilizzata, dello stupro come strategia della guerra di tipologia etnica.

Attraverso una Donna italiana, in questo caso, si è voluto violentare l’Idea , quella del volontario aderire ad una scelta di Patria. Disintegrare una donna nel proprio essere donna è stato , quindi, aver voluto consapevolmente disintegrare nell’intimo l’idea lineare e coerente del volontarismo patriottico e dell’adesione (per scelta) di rendere migliore l’Italia.

Da qui il mio senso di nausea, ed anche il senso di quanto brevemente scritto a seguire.




Nota storica

Nel gennaio 1944 il giornalista Concetto Pettinato scrive su "La Stampa" un articolo nel quale si appella a tutte le donne italiane per affrontare il difficile momento politico. La prima risposta viene da Milano, dove in Piazza S. Sepolcro, si radunano seicento ragazze che chiedono di partecipare in modo attivo al conflitto e di essere arruolate.

Analogamente si verificano fatti simili in altri centri della Repubblica Sociale italiana. Si costituiscono in tal modo gruppi femminili in servizio presso i Comandi Militari, concretizzando l'idea di un arruolamento volontario femminile nelle file dell'Esercito Repubblicano.

A Torino un’insegnante Anna Maria Bardia riunisce un gruppo di ragazze che, dopo un corso di addestramento in una caserma di Moncalieri, vengono impiegate nei reparti della Guardia Nazionale Repubblicana di Frontiera (Confinaria). Sulla base di questa esperienza, anche la Decima Flottiglia MAS comincia ad inquadrare le proprie volontarie.

I corsi dei Servizio Ausiliario della Decima vengono presieduti da Fede Arnaud Pocek e furono tre : a Sulzano, BS , a Grandola, CO e a Coi di Luna, TV, coinvolgendo circa 300 giovani.

Nei primi giorni del mese aprile 1944 viene organizzato a Noventa Vicentina il primo Corso Nazionale "Avanguardia" dell'opera Balilla: il Presidente, Generale Renato Ricci, è del resto convinto della bontà dell’arruolamento femminile nelle Forze Armate Repubblicane.

Verranno quindi organizzati altri due corsi nazionali : "Ardimento" a Castiglione Olona( Varese) e "Siro Gaiani" a Milano. Le Ausiliarie uscite da questi tre corsi vengono chiamate "Balilline" per la loro giovanissima età, poiché l’età minima prevista per l’arruolamento è 16 anni: quasi tutte presteranno servizio alla Guardia Nazionale Repubblicana.

Va ricordato che:
  • la costituzione del Servizio Ausiliario Femminile (SAF) delle forze armate della Repubblica Sociale Italiana fu un’ assoluta novità in Italia dal punto di vista istituzionale. Non così in altri paesi. Ad esempio, Gli Stati Uniti arruolarono tra il 1941 ed il 1945 oltre 350.000 ausiliarie che risposero volontariamente allo slogan "liberare gli uomini perché possano combattere".Il 14 maggio 1942 il Presidente firmò la legge che istituiva il Corpo Ausiliario Femminile dell'Esercito (WAAC: Women's Army Auxiliary Corps).
  • Il Generale di Brigata Piera Gatteschi Fondelli è l’unico generale di brigata donna che le forze armate abbiano avuto in Italia.
  • Le ausiliarie prestarono assistenza infermieristica negli ospedali militari, lavorarono negli uffici e alla propaganda, allestirono posti mobili di ristoro per la truppa. Nell’arco di dodici mesi ben 6.000 giovani donne partecipano ai sei corsi di addestramento.
Per ricordare
  1. 26 aprile 1945: le sorelle Adele e Maria Buzzoni, Luigia Mutti, Rosetta Ottadana e Dosolina Nassani: apparteneti ad un gruppo di otto ausiliarie del Comando provinciale di Piacenza mentre viaggiavano su un autocarro verso Como, furono fermate ad un posto di blocco di partigiani comunisti a Casalpusterlengo. Con il gruppo viaggiavano sei soldati di sanità, disarmati. Portati alla Torre,la mattina seguente furono trasportati in corriera davanti all'ospedale e qui schierati in fila davanti al muro, per l’esecuzione sommaria. Una delle Ausiliarie, Adele Buzzoni, pregò di liberare la sorella Maria, perché a casa avevano una madre cieca . Maria Buzzoni fu tolta dal gruppo appena prima dell’esecuzione. Vedendo morire la sorella, Maria gridò e per farla tacere, un partigiano la freddò col mitra.”Intanto, una scena irreale, spaventosa, stava accadendo. L'ausiliaria Anita Romano, che era rimasta soltanto ferita, si alzò dal mucchio sanguinante(..) Tra le ausiliarie c'erano altre due sorelle, Ida e Bianca Poggioli. Anch'esse erano rimaste soltanto ferite, e Bianca Poggioli gridava: "Uccidetemi! Uccidetemi!". Mentre i partigiani si preparavano a finirle, si precipitò davanti a loro padre Paolo, del vicino convento dei cappuccini. "No - disse - non lo fate. Stanno morendo. Andate via. Le assisterò io fino alla morte". (…)Quei pochi istanti erano basti a padre Paolo per trascinare le tre sventurate all'interno dell'ospedale e nasconderle, con l'aiuto delle suore, in uno scantinato. I comunisti diedero loro la caccia per tutto il giorno, poi si stancarono. Le ragazze poterono così essere curate e salvate”.
  2. 26 aprile 1945: Margherita Audisio, fucilata a Nichelino (To), riuscì ad ottenere di poter scrivere un’ultima lettera alla sorella:"Carissima Luciana fra pochi minuti sarò fucilata. Una consolazione devo darti: la fucilazione al petto e non alla schiena. Raggiungo papà in paradiso, perché mi sono confessata e comunicata, e con lui vi proteggerò tutti. Tu sai che sono sempre stata una pura della mia fede: in essa ho sempre creduto, credo ancora e per essa sono contenta di morire. Consola la mamma. Perdono a tutti. Viva l'Italia! Ti bacio. Tua sorella."
  3. 26 aprile 1945 : Jolanda Crivelli, 20 anni e già vedova di un ufficiale ucciso a Bologna, stava raggiungendo la casa della mamma a Cesena, la sua città. Fu subito riconosciuta come fascista e moglie di un fascista, quindi fu informata la formazione partigiana del luogo. Percossa a sangue, denudata, fu trascinata per le strade di Cesena tra gli sputi della gente. Davanti alle carceri , fu costretta a spogliarsi, legata a un albero e fucilata. Il cadavere, nudo, rimase esposto per due giorni. Poi fu permesso alla madre di seppellirlo.
  4. A Novara, invece, il vescovo riuscì ad impedire ai partigiani di fare sfilare nude tutte le ausiliarie catturate, circa trecento, per le vie della città. Dovettero accontentarsi di raparle a zero. In seguito, alcune di esse furono violentate e fucilate
  5. A Nichelino, il 30 aprile 1945 morirono , assieme ad un gruppo di altre ausiliarie, le ausiliarie scelte Laura Giolo, di 25 anni e Lidia Fragiacomo, di 32, “dopo un'autentica gara di emulazione per rispondere alla domanda: "Chi di voi è la comandante?". Questa qualifica spettava a Laura Giolo, che infatti non ebbe esitazione a rispondere, ma Lidia, convinta di poter così salvare la compagna, disse ai partigiani: "Non datele retta, sono io che comando il gruppo". Fu messa al muro ma i partigiani che formavano il plotone d'esecuzione, comunisti garibaldini della 105a Brigata "Pisacane, a seguito del gesto valoroso, scaricarono i mitra in aria. Rimosso il plotone, un altro gruppo eseguì la fucilazione. Di Lidia Fragiacomo è rimasta una lettera alla sua datrice di lavoro Giovanna Albanese: "Carissima signora Giovanna quando riceverete questa lettera, io sarò nel mondo dei più, in un mondo più buono; forse avremo finito di soffrire. Sono felice di dare la mia vita per l'Italia, per il nostro ideale. Forse, il mio sangue non sarà inutile: mi hanno promesso di salvare la mia Comandante e ciò mi fa estremamente felice. Il mio desiderio terreno è solamente uno: che l'Italia possa ritornare una, libera e grande. Non mi spiace morire, perché so che in questo mondo vi sono soltanto brutture e nell'altro troveremo la giustizia, almeno così spero. Siate forte e fiera nel dolore. Io, se avrò la fortuna di andare in Paradiso, pregherò per la nostra Italia. Baciatemi forte Marinuccio, la zia e la contessina. Al maggiore i miei più cari saluti. Anche a Crac un bacio. Come vedete, sono tranquilla. Un bacio forte a Voi. Viva l'Italia! Ausiliaria scelta Fragiacomo Lidia."
  6. il massacro del Santuario di Graglia, nel Biellese. Qui era stato condotto, dopo aver stipulato regolare resa con l'onore delle armi, grazie all'intervento dell'autorità ecclesiastica, l'intero II Reparto allievi ufficiali della GNR: 30 uomini, al comando del maggiore Galamini, più le ausiliarie Rina Chandré, Itala Giraldi e Lucia Rocchetti. Del gruppo facevano parte anche le signore Antonietta Milesi e Carla Paolucci, mogli di due ufficiali. I carcerieri, comunisti di Moranino, fucilarono tutti gli uomini del gruppo e le due signore. Le tre ausiliarie, risparmiate sul momento, furono fucilate più tardi a Muzzano, perché i partigiani, come da testimonianza: "dovevano andare a ballare e non sapevano che fare delle tre prigioniere". Fu la madre di Itala Giraldi che ritrovò i tre corpi, sepolti sull'argine di un torrente, scavando la terra con una cazzuola, tra gli scherni dei comunisti del luogo.
  7. 1 maggio 1945 : Jole Genesi, stenodattilografa della Brigata Nera "Augusto Cristina" di Novara, e Lidia Rovilda, assegnata alla GNR di Novara. Catturate alla Stazione Centrale di Milano il primo maggio, furono rinchiuse nell'albergo "San Carlo" di Arona, torturate tutta la notte con degli spilloni ,legate insieme con filo di ferro e uccise con un colpo alla nuca per non avere rivelato dove era nascosta la comandante provinciale di Novara.
  8. 1 maggio 1945: Marcella Batacchi, fiorentina, e Jolanda Spitz, trentina, erano assegnate al distretto militare di Cuneo. Il 30 aprile, la colonna in fuga della quale facevano parte, con sette loro compagne, si arrese ai partigiani a Biella. Per salvarsi, le altre sette ragazze dichiararono di essere prostitute che avevano lasciato la casa di tolleranza di Cuneo. Marcella e Jolanda rifiutarono il compromesso e si dichiararono Ausiliarie. Furono violentate e massacrate di botte, poi fucilate e sepolte in una stessa fossa, l'una sull'altra. Avevano entrambe 18 anni.
  9. 6 maggio 1945 : Ausiliaria terziaria francescana Angela Maria Tam, di Buglio al Monte, Sondrio.. La famiglia riuscì ad entrare in possesso del suo ultimo biglietto: "Viva l'Italia! Che Gesù la benedica e la riconduca all'amore e all'unità per il nostro sacrificio”. 
  10. 28 aprile 1945: Marilena Grill di sedici anni era di Torino e lavorava all'Ufficio ricerche dispersi. Il 28 aprile i partigiani vanno a prenderla in casa dei genitori, dov'è tornata. I Partigiani la prelevarono, assicurando ai genitori che avrebbe subito solo un interrogatorio e che per la sera sarebbe tornata a casa. Marilena chiese di indossare la divisa prima di uscire ed il padre pianse. Aveva capito che la figlia con quel gesto voleva rendere onore alla RSI durante la sua fucilazione. E così fu ma prima sette Partigiani la condussero in uno stabile abbandonato all'incrocio tra corso Regina Margherita e Corso Valdocco. Fu violentata a ripetizione, le infilzarono i seni con la lama delle baionette e la torturarono sessualmente con dei bastoni fino a farla sanguinare a causa di lesioni interne. Alla fine la condussero morente al cosiddetto Rondò della Forca e le spararono un colpo alla nuca. Mantennero tuttavia la promessa fatta ai genitori di Marilena e alla sera la portarono a casa. Infatti fu gettata davanti alla porta.
  11. 15 maggio 1945: Luciana Minardi sedici anni, di Imola. Era al fronte, sul Senio, col battaglione "Colleoni", della Divisione "San Marco", addetta al telefono da campo e a cifrario. Durante la ritirata, catturata dagli inglesi, viene rilasciata dopo un breve interrogatorio. Torna dai genitori, a Cologna Veneta, Verona. I partigiani comunisti della zona vengono avvisti del ritorno della fascista e la prelevano minacciando con le armi i genitori. Sull'argine del torrente Guà , dopo ripetute violenze sessuali, la massacrano. "Adesso chiama la mamma, porca fascista!", grida il comunista che la uccide con una raffica.
  12. Istituto di medicina legale dell'Università di Torino .Dal registro del mese di maggio 1945: 
    • "Autopsia n. 7065. Entrata 3 maggio. Uscita 11 maggio. Provenienza: Stazione Porta Nuova. Diagnosi: omicidio per arma da fuoco. Causa della morte: lesioni al cranio, torace, addome. Indossa la divisa militare della Repubblica, con mostrine recanti fascetti rossi. Una A rossa sulla tasca sup. sx. Si tratta di cadavere di giovane donna dell'apparente età di 18-20 a. Capelli neri rasati a zero."
    • "Autopsia 7143. Entrata 11.6, uscita 17.6. Provenienza fiume Po dietro caserma dei pompieri Barriera Milano. Diagnosi: omicidio per arma da fuoco. Causa della morte: lesioni cranio-cerebrali e toraco-addominali. Riferiscono che questa giovane donna, già ausiliaria presso i reparti della Repubblica, sia stata prelevata e collocata in un canile di via Nizza, indi prelevata e uccisa. Veste una gonna grigia e un giubbetto rosso a grosse fasce bianche trasversali, ha capelli color castano scuro rasati a zero. Si tratta di giovane donna dell'apparente età di 17-q9 a. incinta al settimo mese circa di gestazione. All'ispezione sono rilevabili n. 6 fori tondeggianti d'arma da fuoco del diametro di circa 1 cm. circondati da orletto escoriativo nerastro situati 2 vicini alla regione laterale sx. del collo, un terzo alla regione precordiale e gli altri tre al basso ventre."  
Da donna posso solo consegnare queste poche note, ritenendo che l’esempio delle volontarie italiane, le ausiliarie, coloro che aiutano, dall’etimo latino, abbiano saputo svolgere quello che ritengo ancor oggi essere un compito femminile importante: fare il proprio dovere. Questo ne illumina storicamente il percorso, pur nel tentativo intrapreso di imbrattare la loro memoria attraverso lo strumento della mortificazione alla Donna e l’arma dell’umiliazione alla Persona , rendendo ognuna di loro, caduta e morta spesso nel fango, potenziale esempio di dignitoso ed eroico servizio all’Italia .


 Breve bibliografia:

Giorgio Pisanò, Storia delle Forze Armate della RSI, Milano 1967 

Marino Viganò ,Donne in grigioverde, Edizioni Settimo Sigillo

Antonia Setti Carraro "Carità e tormento" , 1982

Luciano Garibaldi,Le soldatesse di Mussolini. Con il memoriale inedito di Piera Gatteschi Fondelli, generale delle Ausiliarie della RSI, Mursia,Milano 1995

Servizio Ausiliario Femminile nelle Forze Armate della RSI Novo Antico Editrice, (1a edizione) Maggio 1997