martedì 27 settembre 2016

La “società multietnica” fallisce dappertutto, ma si fa finta di nulla - di Enrico Galoppini


In America c’è l’ennesimo nero morto ammazzato dalla polizia, e anche stavolta sembra che stia per scoppiare il finimondo. Ma bisogna mettersi il cuore in pace: non ci sarà alcuna “rivoluzione”.

I media servili “italiani”, che ci rimbalzano ogni peto sganciato oltreoceano, ci ammorbano regolarmente con questo tipo di notizie, che in America non fanno né caldo né freddo, mentre qua, anche per infondere assurdi sensi di colpa tramite oliati quanto perfidi meccanismi psicologici, ogni volta che negli Stati Uniti ci scappa il morto “di colore” si va avanti a giornate intere per far sciorinare ai soliti sociologi e dispensatori della morale pubblica il decalogo del corretto pensiero “anti-razzista”.


Ma mai che una volta uno, dico uno, degli invitati ad “approfondire” (l’incomprensione, l’ignoranza della gente?) avesse il coraggio di ammettere la pura e semplice verità su questo annoso problema del “razzismo” negli States.

La verità di base è che la “società multietnica” basata sul capitalismo liberista (e il corollario della “democrazia”) non funziona.

Tutto il sistema, infatti, è volto al mantenimento di determinati rapporti di forza, nei quali al “negro”, fin dall’inizio quando è stato portato in America con la forza, non è permesso di aver un barlume di soddisfazione se non “integrandosi” nelle regole del capitalismo liberista. Anche il poliziotto nero che ammazza un altro nero è un ingranaggio del più complesso meccanismo. Lavora per mantenere in piedi tutto il sistema e non può non “crederci”, altrimenti starebbe dalla parte di lo contesta.

massacrato_rimprovero_speziaOvviamente, la teppaglia di neri prodotta inevitabilmente dall’esclusione sociale non rappresenta alcuna “contestazione”, come certi media “progressisti” vorrebbero far credere.

Purtroppo, dopo che abbiamo già davanti agli occhi i risultati fallimentari prodottisi in America, anche a noialtri, colonizzati e costretti a modellare le nostre società sul modello del padrone, stanno imponendo società sempre più scollate e prive di autentici motivi di coesione, dove la “multietnicità” è un elemento imprescindibile sul quale puntano le loro carte le élite dominanti, in maniera da procrastinare indefinitamente il loro sistema fondato sullo sfruttamento degli esseri umani attraverso il denaro.

In Inghilterra non esiste alcuna “integrazione”, bensì una società basata su “comunità” rinserrate l’una contro l’altra; in Francia son già dolori da un bel po’ (e diciamoci che gli sta pure bene); in Germania e nei paesi scandinavi cominciano a preoccuparsi seriamente, ma tardivamente, per il danno che hanno già fatto. In Italia, come se nulla fosse, ci stiamo ficcando nello stesso rafano, allegramente, senza un barlume di spirito critico e col mitico “dibattito” (intoccabile per tutta una serie di questioni da nulla) azzerato perché tutti sono minacciati da un farisaico divieto di affermare anche la più banale delle verità.

campanili e moschee a DamascoDiverso, invece, è il caso di quelle realtà plurisecolari che, senza dover versare fiumi d’inchiostro sulle pretese virtù della “società multietnica”, sono di fatto multietniche senza saperlo (si pensi alla Siria, crogiuolo di religioni, che non poteva non dar fastidio anche per quest’aspetto).

Ma questa è un’altra storia, interessante ed istruttiva, che non interessa in alcun modo ai monopolisti della morale, ai sedicenti “intellettuali” e a tutti i ferventi sostenitori della cosiddetta “società multietnica”.