domenica 25 settembre 2016

IL MASSACRO DI BISCARI - di Pino de Stefamo

 
 
Non amo parlare di stragi, è un aspetto crudo e brutale della guerra tra i popoli che spesso sarebbe meglio dimenticare, ma quella che è stato chiamato il massacro di Biscari non può passare inosservato o essere dimenticato.

Infatti, molte stragi sono avvenute sotto l'eccitazione del momento, ma ben poche furono programmate e pianificate come quella che oggi vi racconto.

« Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali! »
(George Smith Patton)

"Non solo spareremo ai bastardi, ma taglieremo loro gli intestini
ancora vivi, e li useremo per oleare i cingoli dei nostri carrarmati."

Con massacro di Biscari si intendono in particolare due episodi accaduti durante la seconda guerra mondiale, configurabili come crimine di guerra, nel quale truppe dell'esercito degli Stati Uniti uccisero senza giustificazione giuridica 76 prigionieri di guerra tedeschi ed italiani.

Entrambi gli episodi avvennero il 14 luglio 1943 nelle campagne di Piano Stella, vicino a Biscari, oggi Acate, località siciliana a sud di Caltagirone ed in provincia di Ragusa.

In Sicilia durante la campagna d'Italia

Il 27 giugno 1943, durante la preparazione delle truppe statunitensi in vista dell'Operazione Husky, lo Sbarco in Sicilia, il comandante della 7ª Armata USA, generale G.S.Patton tenne un rapporto agli ufficiali della 45ª Divisione di fanteria nel corso del quale diede disposizione di uccidere - senza accettare le loro eventuali offerte di resa - i militari nemici che resistessero ancora quando le fanterie statunitensi fossero giunte a 200 iarde, circa 180 metri, di distanza da essi.
« Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali! »
(George Smith Patton)

Subito dopo lo sbarco le unità statunitensi si diressero verso gli aeroporti siti nella parte meridionale dell'isola. Si segnalarono già alcune stragi di civili come quella che avvenne il 10 luglio 1943 in cui trovarono la morte dodici italiani tra cui il podestà fascista di Acate Giuseppe Mangano e il figlio diciassettenne Valerio. Quest'ultimo riuscito a divincolarsi cercò di soccorrere il padre, ma fu ucciso da un colpo di baionetta al volto.

In particolare il 180º Reggimento della 45ª Divisione di fanteria si diresse su quello di S.Pietro, identificato sulle carte statunitensi come aeroporto di Biscari-Santo Pietro. L'attacco iniziò nel corso della notte fra il 13 ed il 14 luglio 1943, ed i reparti dei difensori, in massima parte italiani, con nuclei tedeschi, dopo un'accanita resistenza, si arresero alle forze statunitensi nel pomeriggio.

La prima strage ad opera del Capitano Compton

L’aeroporto di Santo Pietro era presidiato da una guarnigione di avieri comandati dal Capitano Mario Talante, un battaglione di artiglieri al comando del Maggiore Quinti ed un reparto di truppe tedesche. Dopo intensi bombardamenti l’aeroporto fu accerchiato all’alba del 14 luglio 1943. Gli avieri, la sera prima, furono divisi in due gruppi. Con certezza un gruppo, armato con i moschetti 91, fu lasciato in una casamatta nel tentativo di contenere l’avanzata degli americani. Furono presto presi prigionieri ed uscirono dal rifugio con le mani alzate, mentre qualcuno sventolava un fazzoletto bianco in segno di resa. Ai prigionieri furono tolti vestiti, scarpe, oggetti di valore e subito messi in fila per essere fucilati per ordine del capitano John Compton. Di questo gruppo si salvarono solo due militari italiani (il caporale Virginio De Roit e il soldato Quaiotto) che ai primi colpi riuscirono a darsi alla fuga e a nascondersi presso il torrente Ficuzza.

Il mattino del 15 luglio il tenente colonnello W.E. King, un cappellano della 45ª Divisione, trovò una fila di cadaveri sulla strada che dall'aeroporto portava al paese di Biscari, a pochi metri da una grande quantità di bossoli americani, per un totale di 34 italiani e 2 tedeschi. Il tenente colonnello King trovò altri cadaveri allineati, quindi, presumibilmente, fucilati, prima di giungere all'aeroporto, dove venne a conoscenza di un ulteriore gruppo di militari italiani fucilati.

La seconda strage ad opera del Sergente West

Un altro gruppo di prigionieri incolonnato per essere condotto nelle retrovie ed interrogato dagli uomini dell’intelligence fu affidato al Sergente Horace West con 7 militari. Durante il tragitto si aggiunsero altri 37 prigionieri di cui 2 tedeschi. Dopo circa un chilometro di marcia furono obbligati a fermarsi e disporsi su due file parallele mentre West, imbracciato un fucile mitragliatore, aprì il fuoco compiendo il massacro. Al centro della prima fila c’era l’Aviere Giuseppe Giannola che fu l'unico superstite, che in una relazione inviata al Comando Aeronautica della Sicilia ricordò:
« Fummo avviati nelle vicinanze di Piano Stella ove fummo poi
raggiunti da un altro contingente di prigionieri italiani del R° esercito, e questi ultimi in numero circa di 34. Tutti fummo schierati per due di fronte - un Sottufficiale americano, mentre altri 7 ci puntavano con il fucile per non farci muovere, col fucile mitragliatore sparò a falciare i circa 50 militari che si trovavano schierati. Il dichiarante rimasto ferito al braccio destro (rimase) per circa due ore e mezzo sotto i cadaveri, per sfuggire ad altra scarica di fucileria, dato che i militari anglo americani rimasero sul posto molto tempo per finire di colpire quelli rimasti feriti e agonizzanti. »

(Dalla relazione dell'aviere Giuseppe Giannola del 4 marzo 1947 al Comando Aeronautica della Sicilia.)

PINO DE STEFANO