giovedì 22 settembre 2016

GLI ALLIEVI UFFICIALI DELLA G.N.R

di Barbara Spadini
 
Sottotenente Gino Lorenzi, appena uscito dalla scuola AA.UU di Treviso,
crocefisso presso la Cartiera Burgo di Mignagola (fraz. di Carbonera ,Treviso)
 
 
Intervento  22 novembre 2009
Fondazione R.S.I. Terranuova Bracciolini-Cicogna
Gli allievi ufficiali  G.N.R. della R.S.I.: quattromila alla guerra
 
Seicento giorni di riscatto. Quattromila giovani pronti. In gioco l'onore. Con questo spirito, tra il 1943 e il 1945, mille volte quattro  ragazzi italiani, ancora sui banchi di scuola, molti alle prese con l'ultimo anno delle superiori, altri freschi universitari, si trovarono a scegliere. E la scelta, unica, motivata, voluta e cercata fu quella dell'arruolamento, fu quella di entrare nelle Scuole Allievi Ufficiali, le nove Scuole della Repubblica Sociale Italiana.
Gli Allievi Ufficiali delle Scuole della Guardia Nazionale Repubblicana nella R.S.I. formarono nel periodo 1943-1945 i quadri del nuovo esercito, in cui si arruolarono nella quasi totalità volontariamente.
Articolati in nove scuole o battaglioni-scuola (in ordine alfabetico: Fontanellato, Lucca, Modena, Oderzo, Orvieto, Rivoli, Siena, Varese e Vicenza) fornirono uomini di elevato valore e grado d' addestramento alla struttura dell'esercito repubblicano, ammettendo nei reparti ben 2390 sottotenenti che superarono i rigorosi esami di fine corso. 
Già presso le singole scuole interi reparti di allievi erano stati utilizzati in operazioni belliche che ne formarono il carattere e la capacità tanto che, investiti di responsabilità di comando, fornirono prove indiscutibili di efficienza e di preparazione tecnica.
Notevole fu anche il loro tributo di sangue, che iscrisse nell'albo d'onore i nomi di ben 367 Caduti, la maggior parte dei quali trucidati dopo la cessazione delle ostilità.
Nomi sconosciuti, ma anche famosi, tra i quali quelli degli attori Giorgio Albertazzi, Sottotenente della Legione Tagliamento G.N.R. Proveniente dalla scuola AA.UU. Di Lucca, Enrico Maria Salerno allievo della scuola AA.UU. di Varese, oppure  come Licio Giorgieri  Tenente Colonnello dell'Aeronautica classe 1925  proveniente dalla scuola AA.UU. di Modena poi sottotenente al Battaglione Granatieri della Guardia, ucciso dalle Br e che mai rinnegò il proprio passato.
Tutti animati da motivazioni diverse, ma con una medesima componente trasversale fatta di onore: motivazioni ideali, comunque ideali, trattandosi di scelte fatte da giovani tra i diciassette e i   vent'anni.
Scelte come  rifare  una Patria,   vestire  l'ultimo grigioverde nelle file della GNR quale simbolo di riscatto,  prendere le armi sapendo  di sostenere una causa già votata alla sconfitta.
 Il loro comportamento di vita  e di fronte alla morte, chiarisce già  il perché di quelle scelte. Infatti i motivi delle loro azioni non erano certamente legati a eventi esterni, ma dentro di loro, nei loro sentimenti, nel loro orgoglio di essere e restare italiani.
L'argomento e la riflessione qui trattata non è stata particolarmente approfondita dalla storiografia ufficiale, se non all'interno di monografie- come quella di Emilio Cavaterra – che narrano le testimonianze di chi visse quell'esperienza.
In realtà la storiografia italiana postuma a mio parere ignora e ridimensiona a puro fanatismo quello che invece resta un evento unico  nella storia del nostro paese, preferendo dare risalto alle scelte di altrettanti giovani che – renitenti alla leva- videro volutamente o indotti dalle loro famiglie nella via delle montagne o dell'espatrio clandestino la soluzione al problema delle  sorti ultime dell'Italia.
Accanto ai “giovani leoni” come li definì Churcill- dando rilievo al valore di questi ragazzi- un valore che a oggi la Patria non ha riconosciuto nemmeno entro lo status di soldati- non posso dimenticare il pari tributo offerto dalle Ausiliarie che pagarono, giovanissime,con la vita e purtroppo troppo spesso con offese di ben altro genere il loro sentirsi ed essere donne d'onore.
Ritornando alla storia, per quella che essa è, insieme di pagine aperte che si offre ad una lettura non politica , non ideologica ma oggettiva, vorrei qui ricordare alcuni fatti e persone:
 - adesione del “corso Zodiaco” e degli allievi Aquila 2 della già Regia Accademia Aeronautica di Caserta alla R.S.I. Con sede provvisoria a Forlì  e dislocamenti a Firenze, ad Altessano (To) e Desenzano(Bs) non poterono dare alcun contributo di volo attivo poiché la base di Casabianca, aperta e resa operativa da giugno a agosto 1944, fu resa impraticabile da incursioni di thunderbolt  che distrussero gli aerei. Dopo il tentativo tedesco di accorpare Lo Zodiaco nella legione azzurra della Luftwaffe, il 25 agosto del 1944, nell'ottobre 1945 gli Aspiranti dello Zodiaco furono promossi sottotenenti ed ebbero l'ordine di trasferirsi al Centro Studi ed Esperienze di Desenzano(Bs) ove tornarono nelle aule di studio; il 13 gennaio 1945 il gruppo Zodiaco fu sciolto ed i suoi componenti furono distribuiti fra i vari reparti dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana.
- la strage di Oderzo: tristemente nota, riguarda da vicino anche 12 allievi ufficiali della locale scuola , trucidati come atto propiziatorio al matrimonio della partigiana anita  e del partigiano denominato il biondo( al secolo adriano venezian ), poiché ai novelli sposi era stato augurato di poter avere dodici figli. Essi furono fucilati nei pressi del Ponte della Priula sul Piave il 16 maggio 1945, terzo ed ultimo atto di una strage che aveva visto cadere il 30 aprile  13 militi  bastonati a morte ,fucilati e gettati nel torrente Monticano e altri 120 , lungo l'argine del fiume Piave.
I responsabili, appartenenti alla brigata garibaldi “cacciatori della pianura”, furono condannati a pene variabili fra i 24 ed i 30 anni di reclusione il 16 maggio del 1953, commutati in cinque anni effettivi dalla corte d'appello di Roma nel 1957 per amnistia, in quanto reati commessi in lotta contro il fascismo. (a guerra finita?)
- la vicenda della corriera fantasma di S.Possidonio: un autocarro della Pontificia Opera d'Assistenza che riconduceva gruppi di militi alle loro case, a guerra finita, partito da Brescia insieme ad altri due, aveva a bordo un gruppo di ex allievi ufficiali tutti diciottenni della scuola militare di Oderzo. Fu accertato a seguiti dei processi del 1951 e del 1970 che il camion scomparso fu fermato a Concordia dalla polizia partigiana e che i giovanissimi  allievi furono rinchiusi a villa Medici per essere poi nascostamente trasportati a S.Possidonio e passati per le armi nella notte del 19 maggio 1945 ,sepolti poi in una fossa comune in un podere, rinvenuta nel 1968. Gli imputati della strage furono tutti prosciolti per amnistia
- l'eccidio di ponte Crenna, località dell'Oltrepo pavese : il 12 agosto 1944  tre allievi ufficiali della Lucca ed un marò che accompagnavano alcuni feriti in salvo dopo un'azione contro gli alleati, furono vittime di un'imboscata partigiana e ,uccisi, furono finiti a colpi di accetta
-la crocefissione del sottotenente Gino Lorenzi, appena uscito dalla scuola AA.UU di Treviso presso la Cartiera Burgo di Mignagola (fraz. di Carbonera ,Treviso) fissato ai polsi e alle caviglie con chiodi ad una croce fatta con due tronchi d'albero ;si pensa che la Cartiera vide la morte di 400-1000 persone, tutti militi della R.S.I.
- la crocefissione del sottotenente Walter Tavani appena uscito dalla scuola AAUU di Modena e morto a Cavazze (Mo)
-l'eliminazione  di un intero reparto AA.UU. G.N.R. presso il santuario di Graglia nel Biellese nel maggio 1945
 
Dovendo essere breve, questi accenni mostrano come non sia possibile oggi delimitare in una cornice storiografica di “azioni” patriottiche antifasciste contro giovani “dalla parte sbagliata” questi fatti.
Liquidare in tal modo queste pagine di storia significa averne ancora timore, oggi come ieri, significa voler mortificare- per non essere costretti a riconoscerne la grandezza- esempi limpidi di sacrificio per un ideale e significa soprattutto operare delle illegittime distinzioni fra ricordi e testimonianze, alcune  da salvaguardare altre da ignorare o tuttalpiù da menzionare come normali accadimenti di guerra, anche se spesso la guerra era finita.
I quattromila giovani alla guerra, per citare il testo di Emilio Cavaterra, vanno  inseriti fra il quarto di milione di ragazzi che risposero sì alla Repubblica Sociale Italiana , fra i quali vorrei citare i giovanissimi volontari Fiamme Bianche della IX Compagnia Autonoma Cacciatori di carri Divisione Etna della G.N.R. , ultima difesa a guerra finita contro la quinta armata americana che stava attraversando il Po nel Mantovano, presso Bagnolo S.Vito.
Ammettere che duecentocinquantamila ragazzi fra i sedici e i vent'anni abbiano scelto volontariamente di combattere i seicento giorni  solo per l'onore dell'Italia, al di là della fazione e dell'ideologia, al di là del fascismo, al di là di loro stessi, significa dover studiare apertamente e seriamente un fenomeno di portata mai vista nell'Europa contemporanea, a mio parere tuttora imbarazzante,tanto da preferire vederne ignorato anche  il limpido ricordo.
A mio zio Giovanni Spadini , classe 1924, sottotenente della G.N.R. di Breno (Bs) al comando del Maggior Ferruccio Spadini suo padre, internato nel campo di Coltano dopo essere sopravvissuto alle ferocemente particolari torture partigiane, un affettuoso  ricordo.
 
Barbara Spadini