giovedì 11 agosto 2016

RESISTENZA NERA prima parte- di Alessandro Alberti



Il 25 luglio 1943 si tenne il 187°e ultimo Gran Consiglio Fascista. 
In quella occasione, divenne ufficiale la sfiducia a Mussolini, tramite l'ordine del giorno presentato da Dino Grandi che consisteva nel riconsegnare al re il comando delle forze armate. 
Poche ore dopo il Duce fu convocato da Vittorio Emanuele III e costretto a rassegnare le dimissioni.
Successivamente fu arrestato e imprigionato. 
Per onor di cronaca vi è da sottolineare che il pretesto per sfiduciare Mussolini non arrivò da presunte quanto poco veritiere mobilitazioni di piazza, anche se in alcune realtà vi furono scioperi, ma bensì dalla parte più conservatrice e borghese degli industriali, ancora legati al re. 
Il loro timore era che continuare a sostenere il Duce e la sua politica sociale, avrebbe compromesso la tenuta del capitalismo italiano.
Fu quindi una sfiducia dettata più da interessi di settore e personali, che non dovuta ad altri motivi. 
Dopo l'estromissione di Benito Mussolini, il capo del governo divenne l'ex Maresciallo delle Forze Armate Pietro Badoglio, che stava già trattando con gli anglo americani la resa incondizionata dell'Italia. 


Tale accordo fu firmato il 3 settembre 1943, ma fu reso noto solo cinque giorni dopo.  
In questo arco di tempo, si verificarono tradimenti e fughe nelle zone dell'Italia meridionale già controllate dagli invasori anglo-americani.
Il re e Badoglio si trasferirono nella più sicura Brindisi, mentre gli  alleati tedeschi si attestarono nel Centro Nord Italia.  
Dopo essere stato prigioniero sull'isola di Ponza e poi alla Maddalena,  il Duce venne liberato dai tedeschi dalla prigione di Campo Imperatore sul Gran Sasso,  il 12 settembre 1943, nella nota "Operazione Quercia" nome in codice. 

Dopo la liberazione il Duce si reca direttamente a Berlino, successivamente torna in Italia Settentrionale, in cui fonda la RSI (Repubblica Sociale Italiana) il 23 settembre 1943; varo' immediatamente una serie di riforme sociali da contrapporre alla politica degli industriali legati alla monarchia e favorire così un recupero del consenso.
Al Sud sia per contrastare l'attività militare degli alleati, sia per combattere politicamente  il re e i suoi fedeli nacque la Resistenza Nera. 
Tutti i fascisti rimasti fedeli a Mussolini si organizzarono in gruppi più o meno forti a seconda delle zone. 
La Resistenza Nera sarà particolarmente forte in Calabria e in Puglia. 
Ci saranno azioni significative anche in Sardegna, Sicilia, Campania, Abruzzo, Lazio e Toscana. 
In quest'ultima regione tra l'altro saranno molto attivi i franchi tiratori, che contenderanno agli alleati ogni palmo di territorio, specie a Firenze.
Non tutte le azioni saranno incisive. 
Come vedremo in seguito, in molti casi ci sarà solo un'azione di propaganda, anche perché molti funzionari e prefetti nominati da Mussolini giurarono fedeltà al re, mantenendo momentaneamente i loro privilegi.
 Va però ribadito che la Resistenza Nera, ebbe, seppur nella sporadicità delle sue azioni, una durata complessiva molto lunga che andò dal 1943 fino al 1952. 
Quindi ben oltre la fine della guerra.  
Ci sarà perciò modo di approfondire questo aspetto storico, spesso sottaciuto o trattato con la superficialità del politicamente corretto.