martedì 23 agosto 2016

Delle Chiaie: il nostro Islam non è l'integralismo

Stefano Delle Chiaie e Giuseppe Parente 

(G.p) Un'intervista a tutto campo quella che mi ha concesso Stefano Delle Chiaie, tra passato e futuro. Con importanti spunti di riflessione e un annuncio importante: il suo impegno attuale alla stesura di un nuovo volume che, dopo l'autobiografia dell'Aquila e il Condor, racconti la storia collettiva di Avanguardia nazionale, il movimento nazional-rivoluzionario capace ancora oggi di infiammare i cuori dei militanti e di suscitare l'odio di certo antifascismo rancoroso...

Quali sono le linee guida sul fronte geopolitico per il militante nazional-rivoluzionario?

In questo momento storico il nostro principale avversario è la globalizzazione. Chiunque appoggi e faciliti questa strategia di potere deve essere considerato dall'altra parte della barricata. Qualsiasi alleanza che possa rallentare questo processo va considerata e sostenuta, dall'intesa con la Russia in Europa e alla collaborazione con i gruppi che nell'America Latina e nell'Africa resistono al piano tecnico finanziario.

Solidarietà all'Islam e lotta all'immigrazione come trovare un punto di equilibrio?

Su questo punto bisogna essere chiari per non cadere nella pretestuosa accusa di razzismo. Non sono contro gli immigrati, ma contro chi provoca le condizioni per le immigrazioni, allo scopo di imporre un mondo senza differenze e globalizzato. 
Sono contro questa strategia che persegue la schiavitù dei popoli, recidendo le loro tradizioni e garantisce il potere ad una classe tecno finanziaria. 
Sono contro l'idea di quell'integrazione che elimina gli usi e le identità di ciascun popolo per imporre l'appiattimento culturale che elimina la ricchezza delle differenze.
Altra cosa è la solidarietà con quella parte dell'Islam che, nella sua vicenda storica, ha lottato per obiettivi simili ai nostri. Quell'Islam, che è stato non a caso abbattuto dagli Usa e dai suoi alleati, aprendo la strada all'integralismo, che vuole la guerra di religione.

Contro le ricorrenti tentazioni entriste dei camerati quale è stata la linea guida di Avanguardia?

Le linee guida di Avanguardia Nazionale furono, da una parte indebolire nel fronte avverso l'antifascismo e dall'altra superare la divisione del post guerra e riunire le speranze e le prospettive delle nuove generazioni in un unico fronte di opposizione.
Volevamo superare la dialettica tessuta dall'antifascismo per indicare una nuova idea di comunità nazionale. Non ci fu consentito.
In Europa ha preso piede una destra identitaria che prende più o meno le distanze dai movimenti e dalla tradizione rivoluzionaria se non si dichiara antifascista. E'possibile un'alleanza tattica, in chiave di resistenza antiglobalista con questi movimenti oppure è meglio resistere con i movimenti d'area?Ho sempre pensato che i valori alla radice del nostro credo siano sopiti ma presenti nella natura umana. L'oblio di questi valori ancestrali ha provocato la frattura esistenziale dando vita anche nella politica al duplice linguaggio di destra e sinistra. Ciò si sta verificando in Europa, non sempre in modo coerente, è il risveglio disordinato di parte di quei valori. Quindi più di una semplice alleanza tattica, si tratta di contribuire a ricostruire la visione integrale del mondo. Ci vorrà tempo e tenacia.

Da militante rivoluzionario con oltre 60 anni di battaglie politiche sulle spalle come giudichi il passaggio da una politica di rapporti e scontri fisici a quella attuale svolta prevalentemente sui social network?

Negli anni 60 fummo costretti a difenderci dalla violenza antifascista, che voleva, ad ogni costo, arginare la nostra azione politica. La violenza non fu una nostra scelta, ma una necessità che ostacolò la divulgazione della nostra idea di rivoluzione. 
La differenza tra l'oggi e il passato è sottolineata dall'attuale scomparsa di prospettive di un reale cambiamento. La rete, poi contribuisce ad individualizzare la protesta ed è divenuta la "discarica" di ogni opposizione. Non c'è più incontro fra soggetti che lottano per un futuro diverso, ma individui che, nella rete, scaricando dissenso e contrarietà.


Sul quotidiano Il Dubbio, diretto da Piero Sansonetti, Domenico Gramazio afferma di aver avuto un rapporto personale diretto con tutti i militanti compresi quelli che dal Movimento Sociale Italiano aderirono ad Avanguardia Nazionale, è vera tale affermazione? Quale e come fu, se ci fu, il tuo rapporto con Domenico Gramazio?

Domenico Gramazio è stato fra i pochi che ci ha difeso nei momenti difficili, non è possibile dimenticare ciò. Lo considero un amico.
In oltre 60 anni di battaglia politica, in Italia ed all'estero quale fu la manifestazione che più ti è rimasta impressa? Di chi ti è rimasto il ricordo più forte?
Ogni "manifestazione politica" è un tratto di strada della mia militanza. Come si può prediligere una parte di questo cammino ignorando che tutto è parte del percorso da me seguito? Ho fatto errori? Certo, ma anche quelli fanno parte del mio vissuto. C'è un ricordo che sovrasta tutti gli altri: quello del comandante Borghese!

Nel tuo libro l'Aquila ed il Condor racconti parte del tuo percorso di militante rivoluzionario e di leader indiscusso di Avanguardia Nazionale ma ci sono altre tue storie e dei tuoi camerati che potresti raccontare in un prossimo libro arricchito magari da immagini e documenti inediti, se esistenti?

Nell'aquila e il condor ho raccontato quello che era confortato da documenti o testimonianze. I processi che ho dovuto affrontare mi hanno insegnato che qualsiasi verità storica deve essere sostenuta da prove inconfutabili. Per non essere smentiti. Ed io non amo le smentite! Effettivamente sto lavorando alla realizzazione di un altro libro che presenta difficoltà, perché si tratta di mettere insieme testimonianze e documenti. Cosa non facile se si considera che la mia latitanza non mi ha consentito di custodire in un solo luogo la documentazione.