giovedì 11 agosto 2016

1954 - LETTERA DI DIMISSIONI DI ORDINE NUOVO DAL M.S.I- di Pino De Stefano

Per completare e agevolare il giudizio storico sul M.S.I. e su Giorgio Almirante, propongo alla vostra attenzione la lettera di dimissioni inviata nel 1954 dai dirigenti di Ordine Nuovo, in primis Pino Rauti, con la quale il futuro C.S.O.N. si dimissionava dal partito, elencandone motivi e i dissensi.


E' un documento storico d'eccezionale importanza, perchè già si evidenziava, ben 62 anni fa, il malcostume della politica partitocratica che poi si andrà sviluppando in maniera sempre più chiara e netta fino ai politicanti di oggi.
Da notare che, qualche anno dopo, nel 1960, nasceva anche Avanguardia Nazionale.
Leggetela con attenzione e non fate mancare i vostri commenti.
"Dopo la conferma di Michelini alla Segreteria del M.S.I., con la presente, rassegniamo le nostre dimissioni dal Movimento Sociale Italiano.

ARTURO MICHELINI

Al M.S.I. abbiamo dato dieci anni di attività, dopo essere tornati dalla Repubblica Sociale Italiana, dai campi di concentramento "alleati", dalle prigioni dell'antifascismo.
Siamo stati tra i primi "attivisti" romani del M.S.I., ce ne andiamo con gli ultimi.
Oggi, non possiamo più avallare con la nostra presenza un orientamento che è estraneo agli scopi originari del Movimento ed una politica che tradisce la vocazione più alta del Partito.
Noi vedemmo nel M.S.I. la continuità ideale della battaglia iniziata, appena adolescenti, sotto le insegne della "Repubblica dell'Onore", quando non arrivammo in tempo a gustare trionfi ed entusiasmi, né avanzate, né vittorie né successi di folla, ma giungemmo solo all'ultimo atto accollandoci tutto il passivo della sconfitta militare, con un gesto di fede che pagava anche le colpe e le deficienze della generazione che ci aveva preceduto nella stessa esperienza fascista, e doveva cancellare la vergogna del 25 luglio, il tradimento del "Gran Consiglio", la defezione dei più noti gerarchi.
Ci parve logico chiedere che il M.S.I. fosse davvero un "ordine di credenti e di combattenti", e sua diventasse una battaglia rivoluzionaria contro il sistema demo-parlamentare, contro il regime antifascista, in nome della nostra concezione della vita e del mondo.
Ma il M.S.I., ormai, è su altre strade.
In quel sistema ed in questo regime, il Movimento non si è inserito per lottare contro l'avversario con tutti i mezzi, anche con i mezzi "legali", ma per scovare per sé e per i suoi dirigenti un posto qualunque per viverci alla meglio, sfruttando quel cinque o sei per cento dei voti, che si spera di conservare in ogni evenienza.
E da due o tre anni, ormai, noi che ci sentiamo votati ad una battaglia dai più grandi orizzonti ed obiettivi, dobbiamo assistere alle mediocrissime giostre parlamentari dei nostri "rappresentanti" i quali non vanno cercando nient'altro che un posto di riserva a fianco di quella D.C., le cui Giunte per intanto sostengono in tutti i Comuni dove ciò sia stato possibile, quando addirittura non pensano di tornare a presentarsi all'opinione pubblica con gli uomini del 25 luglio e coloro che fuggirono nelle settimane seguenti.
É un problema di principio che ci si è posto, aggravato da una "questione morale" e da alcune amare constatazioni sulla situazione interna del M.S.I..
Che ci stiamo a fare nel M.S.I.? Noi, intendiamo, i giovani volontari della R.S.I., noi che credemmo di proseguire nel Partito la stessa battaglia per la quale partimmo volontari dopo l'8 Settembre, convinti che si potesse anche perdere la guerra ma decisi ad affermare a tutti i costi la priorità di certi valori etici e spirituali?
Oggi, proprio questi valori, questa fedeltà alla Causa, questa coerenza severa, questa capacità di andare controcorrente, sono insidiati dalla politica del M.S.I. in nome di un tatticismo che ha superato i limiti di ogni tollerabilità per diventare fine a se stesso, fonte di involuzione e di corruzione interna, pretesto di rinunzie crescenti ai nostri postulati.
Non tolleriamo la liquidazione del nostro patrimonio di idee e di sacrifici, all'ombra di una politica nutrita solo di intrighi parlamentari, di ambizioni elettorali e di frenesie reclamistiche; né possiamo ammettere che si insista sulle stesse "formule" che già ci hanno procurato i crolli della Sicilia, di Napoli, del Meridione in genere e anche di Roma, dove aver perso trentamila voti -tra città e provincia- nei poco più che trenta mesi che vanno dalle "politiche" del '53 alla "amministrative" del maggio scorso dovrebbe aver aperto gli occhi a chiunque non fosse un incapace o non avesse giurato di condurci al disastro, magari per meglio permettere il nostro definitivo assorbimento nel regime antifascista.
Se tutto ciò volete continuare a fare, lo farete, contro di noi. Usciamo dal Movimento come ci siamo sempre stati, a testa alta, con le mani pulite, con la coscienza a posto"