lunedì 26 giugno 2017

La UE una struttura oligarchica subalterna ad interessi esterni

di Luciano Lago
Qualcuno può essere ancora convinto che l’attuale Unione Europea si a un modello praticabile ed attrattivo per altri paesi al di fuori del Continente?
Occorre dire che l’Unione Europea bisogna vederla non per come vorrebbe apparire, nella retorica di chi la sostiene, ma per come è realmente: una struttura oligarchica, dilaniata dalla corruzione, costruita sulla negazione di ogni sovranità popolare, che impone un amaro regime di privilegi per alcuni e di coazione  per tutti gli altri in conformità al modello economico neoliberista, diffuso e fatto proprio dalle classi dirigenti europidi.

In Francia come in Italia, in Spagna o in Belgio, i governi di centro destra o di centro sinistra, difendono unicamente gli interessi di una oligarchia finanziaria in contrasto con i desideri, le speranze e le aspirazioni di popolazioni che sono esasperate per la soppressione dei dirittti, per la repressione salariale, stanche per il degrado permanente delle condizioni di vita e di lavoro, per l’immigrazione incontrollata, frustrate davanti allo spettacolo di una classe politica che opera  sistematicamente contro di loro in difesa deli interessi dei grandi potentati finanziari.
La chiave di volta, il fondamento ultimo che ha creato le condizioni perchè questo sia possibile è stata la costruzione verticistica dell’Unione Europea che si è trasformata in un sistema di dominazione politica ed economica che amministra ed organizza gli interessi comuni della classe apolide e globalizzata dominante, garantita sotto l’egemonia della Germania sul resto degli stati europei.
Oligarchia europea
 
Bisogna capire e comprendere fino in fondo che le denominate “democrazie” in Europa, in particolare quelle dei paesi del sud Europa, con la loro situazione di super indebitamento, sono ormai di fatto dei “protettorati” dei paesi creditori ed dei grandi  potentati finanziari transnazionali, dispongono di una  limitata o inesistente sovranità. I governi che escono dalle elezioni (quasi sempre una farsa) che siano di destra o di sinistra, sono obbligati ad adempiere le direttive provenienti dalla troika di Bruxelles e Francoforte, ovvero pagare i debiti, limitare la capacità di intevento e di regolazione dello Stato,  ridurre i diritti sociali, privatizzare i beni ed i servizi pubblici, riformare il mercato del lavoro (jobs act e similari) sulla base dei precetti neoliberisti.
In sintesi i governi eletti devono realizzare, che lo vogliano o no,  il progetto neoliberista . Si tratta di un programma e di una strategia, nella sostanza, che esprime una alleanza tra le classi dominanti, globalizzate della nuova borghesia apolide e cosmopolita ben  organizzate a difesa delle Istituzioni europee e garantite dallo Stato egemone della Germania e dell’oligarchia di Bruxelles.
Tutto questo stato di cose rientra nel “si fa ma non si dice” ed è ogni volta più eloquente. Quello che va sempre più emergendo è la incompatibiltà crescente tra il sistema ipercapitalista  realmente esistente, che la crisi mostra nei suoi aspetti più brutali, ed i dirittti sociali e politici fondamentali. Riappare quella che è stata a suo tempo definita la vecchia e irrisolta contraddizione tra democrazia e capitalismo. Questa rappresenta l’altro il lato, sempre più oscuro, delle politica trionfante del neoliberismo imposto dalle centrali di potere, la degradazione costante delle deboli e contraddittorie democrazie europee  che volevano proporsi come modello politico ai popoli del terzo mondo e che oggi hanno perso qualsiasi capacità di attrazione per gli altri popoli.
Proteste contro l’oligarchia europea
 
Alcuni studiosi hanno esaminato a fondo quale sia il modello sociale che si è venuto definendo in questi ultimi decenni in Europa. L’analisi di tale  modello sociale che si è venuto ad instaurare nei paesi europei, risulta molto significativa. Si tratta di un modello sociale che si basa in sostanza  sulla disuguaglianza sociale emergente, sulla precarietà del lavoro, sull’estensione del lavoro sottopagato e sfruttato per masse crescenti di giovani e meno giovani e che profitta dell’arrivo di masse di migranti che costituiscono la mano d’opera di riserva del grande capitale  e che favorisce l’abbattimento dei salari ed il lavoro nero.
Il processo di trasformazione del modello sociale è stato favorito dalla egemonia imposta dalla Germania sugli altri paesi europei in una fase di trasformazione economica in cui da Berlino sono state dettate agli altri paesi le “regole del gioco”. Si tratta di quelle stesse regole che, con il sistema dell’euro, hanno  proibito la svalutazione competitiva e qualsiasi ostacolo alla libera circolazione delle merci e dei capitali, oltre che delle persone. Alcuni autori (Lapavitstas e Flassbeck)  hanno messo in risalto come queste regole imposte da Berlino sono consistite in una politica volta a “impoverire il vicino”, dopo aver impoverito la propria gente. In pratica “questi autori mostrano in forma chiara che le politiche mercantilistiche e deflazioniste  che la Germania ha imposto fin dall’inizio nella UE sono quelle che hanno causato la grande rottura  che oggi caratterizza l’Europa” (come affermato anche da Oscar Lafontaine). Il fattore più inquietante risulta il fatto che dalla crisi globale del 2007-2009, un paese creditore come la Germania ha acquistato un enorme surplus monetario e lo ha utilizzato nella peggiore forma.
I paesi vassalli della Germania hanno subito il saccheggio dei propri risparmi imposti da una tassazione feroce attuata da governi delegati dai poteri finanziari (Monti in Italia, Papademos in Grecia), una acquisizione delle migliori aziende che potevano essere concorrenti con quelle tedesche e la conseguente chiusura di migliaia di imprese strozzate dagli alti costi di produzione, euro e tassazione fuori controllo. La vicenda della Grecia con la spoliazione totale dell’economia greca e la sua sottomissione ai voleri della Troika, con da ultimo la vendita dei suoi porti alla Germania (per pagare i debiti), risulta la più significativa del sistema di neocolonialismo economico imposto dalla Germania e dai grandi potentati finanziari (BCE, Goldman Sachs, FMI, Banca Mondiale, ecc..).
Da questo quadro emerge come il fattore chiave sia stato la perdità delle sovranità nazionali, quel fattore  che ha determinato lo status di “paesi protettorato” per le nazioni del Sud Europa, tormentate da alto debito, deflazione, disoccupazione, crisi economica ed ondata migratoria epocale. Sembra chiaro che una possibile destabilizzazione sociale di questi paesi faccia parte della pianificazione già predisposta dalle grandi centrali di potere transnazionale. Questo spiega ad esempio i finanziamenti dello speculatore miliardario George  Soros alle migrazioni clandestine dall’Africa verso l’Italia e il resto d’Europa.
D’altra parte tutta la documentazione esistente prova in maniera inconfutabile che l’attuale Unione Europea è un feudo degli Stati Uniti e che questa non opera senso il loro consenso e manifesta una attitudine compiacente in pratica per tutto quelloche gli viene ordinato da Washington, che si tratti ad esempio di stabilire sanzioni alla Russia o che sia da aderire ai trattati internazionali anche quando lesivi degli interessi economici delle proprie popolazioni (TTIP e CETA). L’attuale apparente  discordanza fra l’Amministrazione Tump e la Germania della Merkel non deve ingannare, i rapporti fra Germania ed USA sono stabiliti e consolidati da oltre 60 anni e non verranno cambiati a prescindere dai personaggi che siedano sulle poltrone direttive a Washington o a Berlino.
 
FONTE : http://www.controinformazione.info/la-ue-una-struttura-oligarchica-subaltermna-ad-interessi-esterni/

domenica 25 giugno 2017

LA TENERA STUPIDITA' DI MICHELE SANTORO

 
NONOSTANTE GLI INDEBITI ACCOSTAMENTI,
SANTORO E' TALMENTE STUPIDO DA  FAR QUASI TENEREZZA
L'IMPERATORE RINGRAZIA PER LA PUBBLICITA' GRATUITA

 

Santoro e il discorso di Hitler

che ha fatto impazzire grillini e

supporter di Salvini

L'audio ha evidenziato la posizione del dittatore sulla democrazia e sull'inutilità dei partiti 

Polemiche sui social nel corso di “M”, la trasmissione di Michele Santoro in onda ieri sera su Raidue che aveva come tema la figura di Adolf Hitler. Nel corso della puntata è stato proposto un audio di un discorso del dittatore tedesco sui partiti. Il discorso è stato realmente pronunciato dal leader nazista, ma in molti lo hanno interpretato come una ricostruzione faziosa contro Matteo Salvini e contro il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Nel discorso si dice che «la democrazia è un inganno: i cosiddetti rappresentanti del popolo sono dei privilegiati che conducono una vita inutile pensando solo a ingannare profumati indennizzi. I partiti, poi: i partiti non servono a niente». Su Facebook e su Twitter in molti hanno colto delle somiglianze con il mantra ripetuto continuamente da Beppe Grillo (specialmente quello della prima ora) a proposito del sistema politico italiano. Le schermaglie sono immediatamente partite sui social network:

ASCOLTA IL DISCORSO DI HITLER TRATTO DALLA TRASMISSIONE DI MICHELE SANTORO

Una trasmissione che ha suscitato anche altri dibattiti sui social network. Molti interventi in studio, infatti, non sono piaciuti neanche ai sostenitori della Lega Nord di Matteo Salvini. Questi ultimi non hanno gradito i riferimenti – nemmeno tanto mascherati – ai presunti parallelismi tra alcune opinioni del leader del Carroccio e quelle di Adolf Hitler. Un ragazzo di origine marocchina, Youssef, ha detto che «la fortuna è che in Italia abbiamo un leader di estrema destra palesemente smidollato, a differenza di Hitler. Penso che una cosa del genere qui in Italia potrebbe succedere ancora. Basti pensare che qualcuno vorrebbe decidere a tavolino quanto possa essere italiano io e migliaia di ragazzi nati e cresciuti in questo paese. Allora ritengo migliore una dittatura sincera che non una democrazia ipocrita come quella che gli stati occidentali ci stanno insegnando negli ultimi anni». Da segnalare inoltre che quest’ultima frase è stata rispedita al mittente da Enrico Mentana, ospite in studio: «La democrazia permette anche a lei di dire coglionate in tv».
Le varie opinioni che sono circolate sui social network sono state anche riprese nel corso della trasmissione da Francesco Priano che ha seguito l’andamento dei commenti su Facebook e Twitter praticamente in diretta.
QUI:

sabato 24 giugno 2017

Si può distruggere il Califfato. Non la Jihad


Si può distruggere il Califfato. Non la Jihad, perché è un'epidemia, ideologica, sociale, esistenziale 
di Massimo Fini 
  
Nonostante la furiosa e disperata resistenza degli uomini di Al Baghdadi, Mosul e Raqqa, le roccaforti di quello che ai suoi esordi si chiamava ‘Stato Islamico dell’Iraq e del Levante’, definizione che avrebbe già dovuto mettere in allarme, stanno per capitolare e il Califfato per essere spazzato via dalla faccia della terra. Ma con esso non sparirà la Jihad. Perché la Jihad è un’epidemia, ideologica, sociale, esistenziale, che finora, oltre che in Iraq e in Siria, si è manifestata, sia pur in forme non omogenee, in Libia, in Egitto, in Tunisia, in Algeria, in Marocco, in Somalia, in Mali, nelle Filippine, in Bangladesh, in Pakistan (l’Afghanistan fa storia a sé) e potrebbe contagiare anche gli occidentali propriamente detti (non solo i figli degli immigrati che vivono in Europa e i figli dello ‘ius soli’).
Le ragioni più profonde della Jihad, di questa Jihad, che solo in parte, più in superficie che nella sostanza, appaiono religiose, emergono da uno splendido libro Ma quale paradiso? Tra i jihadisti delle Maldive (Einaudi) non a caso recensito in modo entusiasta dal fisico Carlo Rovelli, che non è proprio l’ultimo della pista, di Francesca Borri, collaboratrice del Fatto e di una ventina di media internazionali, che nonostante la giovane età (37 anni) ma già con una lunga esperienza sul campo, a partire dal Kosovo, è secondo me il migliore inviato di guerra oggi in circolazione, perché ha il coraggio degli storici inviati del Giornale Gian Micalessin e Fausto Biloslavo (per la verità Biloslavo, se fosse per lui, si metterebbe anche a combattere) ma a differenza di costoro, filoamericani e filoccidentali a oltranza, il che nuoce non poco all’obbiettività delle loro corrispondenze del tutto unilaterali, è molto più ‘open mind’, mentre di Lorenzo Cremonesi, l’inviato di punta di Esteri del Corriere, ha la limpidezza nell’esporre ma ci mette una passione che l’altro non dimostra per cui i suoi scritti sono più affascinanti.
Le motivazioni più profonde e più vere della Jihad vengono fuori dai colloqui (Borri non intervista, conversa con gli interlocutori, cerca cioè di capire anche le ragioni dell’’altro’, cosa proibitissima in tutto il mondo occidentale per non dire in Italia) che la giornalista ha con gli jihadisti delle Maldive (circa 300 sono partiti per l’Iraq, per la Siria e per altri luoghi di combattimento).
Nelle Maldive lo jihadismo nasce dai resort. Dice Kinan: “I camerieri, i cuochi, ormai vengono tutti dal Bangladesh, sono tutti immigrati disposti a farsi trattare come schiavi. Mentre per le mansioni superiori, quelle a contatto con i turisti, vogliono solo occidentali. Solo bianchi…Qui accoltelli fino a quando non vieni accoltellato, nient’altro. E per una guerra che non è la tua. In Siria, se non altro, sarei ucciso per una ragione migliore”. Dice Mohamed studente ventenne in partenza per la Siria: “L’Islam è giustizia. Giustizia come è intesa ovunque. Come uguaglianza di diritti e di opportunità…Qui non siamo cittadini. Siamo mendicanti”. La Jihad è una questione innanzitutto sociale, oltre che esistenziale, il tentativo di recuperare una dignità perduta. Un combattente di Aleppo, parlando con la Borri aggiunge: “La sicurezza non viene dalle armi, è inutile. Viene dalla giustizia. Oggi nel mondo una minoranza della popolazione possiede tutto. Quanto sarà? Il 10%? E però voi non è che pensate che il mondo così non può funzionare: pensate che volete essere in quel 10%. Poi dici a me violento. Non siamo mica più brutali di altri. Per niente. Avessimo i droni, staremmo anche noi ad abbattervi con il telecomando. Senza mezzo schizzo di sangue. In fondo voi volete liberare noi. E noi vogliamo liberare voi”.
Il grande reportage della Borri, che parla dal campo, conferma un’intuizione che, da qui, avevo avuto in due pezzi pubblicati dal Fatto, il primo del 29.6.2016 intitolato Califfo in salsa marxista, il secondo del 5.3.2017 che concludevo con queste parole: “Io leggo l’Isis, in ultima istanza, come una guerra che i popoli poveri, o almeno una parte di essi, stanno muovendo a quelli ricchi”.
Massimo Fini

venerdì 23 giugno 2017

LA DITTATURA SODOMITICA EUROPEA

 
L'ANALISI DI MAURIZIO BLONDET
(che ci trova parecchio concordi)
 
 
DALL’UCRAINA A BERLINO, AVANZA LO STATO TOTALITARIO DEL KULANDRO
 
“Ucraina finalmente europea!”,mi scrive un lettore. E mi manda le foto della prima sfilata pederastica avvenuta a Kiev.
Il lettore ha creduto di fare una battuta sarcastica. Invece posso assicurare che non è uno scherzo. Riservatamente, fra le condizioni poste al regime di Kiev per “entrare in Europa”, è stato chiesto di far approvare al locale  parlamento  la legge sul matrimonio  dei  pervertiti, detto “unioni civili”.  Di fronte al primo agghiacciato rifiuto della sbalordita  giunta di Kiev –  impossibile strappare in parlamento una maggioranza per questo – la risposta è stata:  allora l’entrata nell’UE ve  la sognate, perché questi sono i nostri valori.
La prima sfilata a Kiev. Glielo ha chiesto l’Europa.

Questa prima storica sfilata delle kulandre in Ucraina deve essere dunque parte del pacchetto concordato: da cui dipende tutto il resto,  i viaggi senza visti, la protezione NATO, il fatto che Bruxelles  sul Donbass  continui a dar  ragione a Kiev e torto a Putin… A vedere le quadrate legioni dei finocchi in fazzoletto rosa e le squadre dei sadico-anali in similcuoio e museruola ,  così palestrati, tutti uguali, provocatori  e sicuri di sé  (è vero che han dovuto esser protetti da cinquemila poliziotti,  gli ucraini non sono ancora tanto maturi), viene persino da pensare che   siano attori  a noleggio, che esista una compagnia di giro che si produce in gay pride in giro per l’Europa a pagamento – un po’ come le Femen.
La protezione di 5 mila poliziotti  mostra naturalmente il carattere totalitario delle operazioni europee: bisogna obbligare con la forza pubblica i popoli alla “libertà sessuale”.
Kiev. Sfilano i sadico-anali…

 

...Protetti da 5 mila poliziotti.
 
La nuova faccia dell’oppressore totale.

L’Euro-sodomismo in espansione

Ma la liberazione totalitaria all’Est passa da un successo all’altro. Da qualche giorno la Serbia ha una lesbica militante capo del governo. Una notizia che Repubblica ha salutato così: “Svolta storica in Serbia: per la prima volta, nel Paese balcanico dove le tendenze omofobe sono storicamente forti e a volte violente, una donna dichiaratamente lgbt assume la guida del governo. Il giovane presidente eletto (ed ex premier) europeista e riformatore Aleksandar Vucic ha annunciato di aver scelto Ana Brnabic, dall’estate scorsa ministro della Funzione pubblica, quale suo erede alla guida dell’esecutivo”. 
E’ chiaro dunque che anche questa nomina è stata pretesa da  Bruxelles Berlino, come “segnale” dell’ “europeismo riformista”  dei presidente  Vučić: “ uomo molto potente: continua a mantenere un forte controllo sui media, sia attraverso l’apparato statale sia attraverso il controllo delle proprietà in mano ai suoi alleati oligarchi”, così viene descritto. Insomma un oligarca del passato sovietoide, ma ora legittimato “riformista europeo”  grazie alla nomina della lesbica. Del resto, siamo giusti, che cosa lo distingue veramente dalla  “democrazia” di Angela Merkel e di Macron? O di Gentiloni? Non mantengono anch’essi  “un forte controllo sui media, sia attraverso l’apparato statale sia attraverso il controllo delle proprietà in mano ai suoi alleati oligarchi” confindustriali o finanziario speculativi?
La fondata speranza è che con la lesbica alla guida, la  Serbia – alquanto recalcitrante –   chieda  (grazie al ricatto di rapporti economici con la UE) di entrare nella NATO e  faccia piazzare i  missili atlantici a ridosso della un tempo amica Russia, insomma partecipi all’accerchiamento.  Da cui si vede che la “Liberazione delle Kulandre”  fa tutt’uno col bellicismo  atlantico;   le nozze gay e le sfilate dei sadico-anali sono parte del pacchetto  obbligatorio definito una volta per tutte. Seguirà l’obbligo di inviare truppe in Irak e Afghanistan,in Siria e dovunque li vuole Sion. Seguiranno, per la gioia degli ucraini e dei serbi, la teoria del gender nelle scuole  per ordine delle autorità di Stato , i corsi di masturbazione  forzata  negli asili ai bambini di quattro  anni, le 12 vaccinazioni obbligatorie ai neonati, il rialzo dei casi di autismo che noi già sperimentiamo; e non si dimentichi la forzata “accoglienza dei profughi e immigrati”  a spese dei contribuenti locali, 4 miliardi l’anno da sottrarre ai poveri locali per darli a chi “assiste” i negri. Verrà anche lo “jus soli”, e tutto il resto.  La dittaura dei kulattoni porta conseguenze anche impreviste, tutto un pacchetto.

El Papa onora in don Milani il  pederasta

In Italia la neo-Chiesa s’ingerisce , attraverso il più  ignorante dei suoi arroganti rappresentanti oligarchi, nella questione dello jus-soli: bollando di egoismo i parlamentari che hanno delle riserve. Come si permette? La concessione o negazione della cittadinanza è l’atto giuridico per eccellenza che spetta ai rappresentanti del popolo. Ma i media applaudono, ovviamente.  Ce lo chiedono gli atei, i miscredenti, i progressisti ricchi, i laicisti che solo ieri gridavano alla “ingerenza della Chiesa”   nelle faccende interne: bisogna “obbedire a papa Francesco”.
Il quale papa Francesco coglie proprio questo momento per glorificare don Milani, il “prete di Barbiana” tanto amato dai cattolici adulti e dalle sinistre progressiste, ma da anni alquanto dimenticato.
Grazie ad Elisabetta Frezza, capiamo meglio perché proprio ora: “Silvia Ronchey su Repubblica (clicca qui) ci ha informati che «Milani è il rampollo di un’alta borghesia ebraica di antico lignaggio, radicate posizioni liberali, sofisticate tradizioni culturali…che si fa traditore sia del proprio ceto, sia degli schieramenti autoritari della propria chiesa, un ebreo non praticante calamitato dalla letteratura, dalla poesia, dalla pittura fin da adolescente, artista bohémien dalla non celata omosessualità nella Firenze di fine anni Trenta”.  Ed ecco qualche passo da “l’epistolario di don Milani, che ora dovrebbero figurare nel Meridiano di prossima uscita: “E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)” – e poco più avanti, in una lettera a un giornalista poi suo biografo: “E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno .
https://www.riscossacristiana.it/la-missione-postuma-di-don-milani-di-elisabetta-frezza/
Di questo prete ebreo che lo vuol mettere in culo ai suoi ragazzi, Bergoglio  ha voluto rinfrescare la glorificazione che era andata spegnendosi, con queste parole: : «Mi piacerebbe che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani» (clicca qui). La fama di Don Milani era andata un po’ a pallino anche a causa dello scandalo pedofilo del Forteto, dove seguaci dei metodi educativi del prete ebreo omosessuale effettivamente lo “mettevano in culo” ai bambinelli, e non per metafora.
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/01/18/cattivi-scolari-di-don-milani-la-catastrofe-del-forteto/
El Papa ha scelto proprio questo momento – l’avanzata del totalitarismo sodomitico – per riglorificarlo.
Pensate che sia un caso? Una  coincidenza? Che Bergoglio sia mal consigliato? Ma niente affatto. Subito la Fedeli, quella ministra ignorante messa a guidare la “scuola” al solo scopo di imporre la teoria gender, “raccoglie con soddisfazione «l’invito di Papa Bergoglio: ricorderemo don Milani e lo renderemo protagonista di una memoria attiva», prendendolo a modello del «vero educatore appassionato di una scuola aperta ed inclusiva» (clicca qui).
Insomma bisogna dar ragione alla Frezza. Con Bergoglio “ si è finalmente realizzata la collaborazione piena e manifesta tra super-stato e neo-chiesa nel promuovere anche questo punto estremo dell’agenda sovranazionale partorita dalle élite mondialiste. Dopo l’adesione ad ambientalismo, immigrazionismo, salutismo sessuale e riproduttivo, femminismo e omosessualismo, l’ambíto traguardo dell’abolizione della cristianità richiede che sia derubricato l’abominio pedofilia anche presso i sacri palazzi e a beneficio dei residenti”.
“Il katechon si è tramutato in volano di ogni perversione dell’ordine naturale”.  El Papa allinea la chiesa gerarchica nel nuovo ordine del vizio e dell’arbitrio totale, ancora una volta : obbligatorio. Non siete, non siamo liberi di opporci. E nemmeno di sapere la verità.

Ordine della Merkel: mentire sui migranti

Spero abbiate letto lo scoop (ne parla Marcello Foa) del Corriere del Ticino, che ha rivelato un documento riservato del Bundeskriminalamt (BKA) la Polizia criminale tedesca. Si intitola «Come agire in presenza di attacchi terroristici” e contiene le linee guida sulle informazioni da trasmettere alla stampa”  nell’anno elettorale, dove la Merkel deve vincere le elezioni:
http://www.cdt.ch/primo-piano/approfondimenti/178316/terrorismo-cos%C3%AC-berlino-nasconde-le-notizie
Ecco l’esordio del documento della polizia  tedesca:
“Nell’anno elettorale 2017 non ci sarà alcun attentato, almeno se si sarà in grado di evitarlo. Ciò significa che, non importa quanto siano sicuri dei fatti i funzionari in campo, davanti alla stampa e all’opinione pubblica, per cominciare, si deve negare sempre tuttoLo staff di consulenza del Governo ha bisogno di tempo per illustrare l’accaduto e per mettere insieme un racconto credibile agli occhi dell’opinione pubblica».
«Le lettere di rivendicazione devono essere citate solo se necessario, ma senza fornire particolari. In caso di dubbio, escludere l’attacco terroristico. Divulgare la teoria dell’autore singolo, come pure quella della persona psichicamente disturbataIn aggiunta: evitare sempre, per cominciare, di parlare di IS (Stato islamico, n.d.r.) o di Islam».
La Cancelleria ha ordinato alla polizia di fornire cifre false sull’immigrazione clandestina:
La percentuale degli ingressi illegali è cresciuta del 70%. I colleghi italiani prevedono l’arrivo di circa 350 mila, fino a 400 mila migranti dall’Africa nell’anno 2017. Verso l’esterno, alla stampa e ad altri media, indichiamo una cifra di 250 mila unità».
La verità è ben diversa, riconosce la polizia:
Dieci milioni di visitatori stranieri all’anno entrano in Germania con passaporti falsi o rubati. In tal senso è possibile correlare la quantità di passaporti rubati con Al Qaeda (IS) e le attività terroristiche islamiste».
I reati di diritto comune  commessi da immigrati sono aumentati spaventosamente, riconosce il documento: “ Nel 2015 erano 309 mila, nel 2016 sono saliti a 465 mila”.
Soprattutto: «Mai parlare di migranti economici. La sollecitazione giunge direttamente dal ministro della Cancelleria e dal portavoce del Governo. Queste indicazioni sono tassative, per chi non le rispetta sono previste sanzioni severe, procedure disciplinari e il licenziamento dalla polizia».
Capito?  Ogni libertà per le kulandre corrisponde alla  perdita di libertà per i poliziotti, e alla falsificazione delle notizie da passare ai media. Tout se tient, è tipico del totalitarismo.
Secondo i sondaggi, la CDU della Merkel avrà la maggioranza assoluta. Anche questo è tipico:  ogni totalitarismo si regge sulla complicità delle masse,  persino sul loro entusiastico appoggio.
Anche in America, Justin Raimondo (celebre blogger di Antiwar.com)  scopre  la strana  realzione fra LGBT e totalitarismo. Torna sul caso del militante democratico fanatico,  James T. Hodgkinson, che ha sparato ai parlamentari repubblicani, ferendone gravemente uno (Scalise) per essere poi abbattuto.  Dal suo profilo Facebook, si rileva che l’assassino era un fervido ammiratore di Rachel Maddow,   la presentatrice di gran successo della  MSNBC, network  della tv mainstream. Ebbene: questa MAddow è una lesbica militante e sfegatata, che propaganda il LGBTQ, e nello stesso tempo organizza trasmissioni di un anti-putinismo  delirante.  Proclama  che Trump è un agente russo, proclama la necessaria  guerra contro Mosca. Justin Raimondo constata: il LGBTQ  ha superato addirittura i neocon, che sulla questione di Putin sono alquanto divisi. La kulandra   collettiva odia Putin in modo folle, il che è logico: sente in lui  l’esponente internazionale di una tradizione e di una etica inconciliabile con il totalitarismo  del vizio e del male.
http://original.antiwar.com/justin/2017/06/18/hodgkinsons-disease-politics-paranoia-age-trump/

FONTE : http://www.maurizioblondet.it/dallucraina-berlino-avanza-lo-totalitario-del-kulandro/

giovedì 22 giugno 2017

Gerusalemme, Nicosia e la Terza Guerra Mondiale

 

Cypriot press ha scritto la scorsa settimana di una grande esercitazione militare israeliana-cipriota.

Il video israeliano qui sotto, mostra una operazione di Commando di Brigata israeliano impegnato in una routine militare di aggressione sui monti  Trodos di Cipro.
Che cosa è successo? Com’è che i ciprioti – conosciuti per sostenere la causa palestinese – sono diventati una provincia dell’impero israeliano?
La risposta è : Un accordo sul gasdotto Israele-Europa.
All’inizio di aprile abbiamo saputo qualcosa di una proposta per un pipeline sottomarino di 2.000 chilometri che collega i campi di gas situati in mare aperto tra Gaza e Cipro con la Grecia e forse con l’Italia.
L’accordo sul pipeline tra Israele, Italia, Cipro e Grecia lascia fuori sia i turchi che i palestinesi. Mentre Gaza sta affrontando una crisi energetica critica con l’elettricità che viene erogata meno di tre ore al giorno; Israele mira ad accaparrarsi miliardi di dollari con una importante riserva di gas naturale, situata al largo di Gaza e ben all’interno delle acque territoriali palestinesi (supponendo che tale termine esista).
Yuval Steinitz, Ministro per l’energia di Israele, ha salutato il progetto del pipeline dicendo che dovrebbe essere in funzione nel 2025 come “l’inizio di una meravigliosa amicizia tra quattro paesi mediterranei”. Naturalmente non tutte le nazioni mediterranee collegate sono entrate nell’accordo. Possiamo prevedere che questa sia la ricetta per un disastro: la pipeline e le installazioni per il gas sono solo i primi obiettivi. La regione è volatile. Cipro sta mettendo a rischio la propria sovranità. Potrebbe, in breve tempo, Dio non voglia, diventare il campo di battaglia per spietati operatori globali.
La leadership di Cipro si rende conto di dover diventare una provincia di Israele se vuole disporre di un gasdotto che spedisca il gas naturale palestinese. E come viene mostrato nel video, Cipro ora gode dell protezione del suo fratello maggiore israelita. L’esercitazione militare congiunta israeliano-cipriota è stato effettuata per mandare un messaggio alla Turchia e ad altri giocatori della regione: qualsiasi tentativo di interferire con il loro progetto di rubarsi il gas, dovrà prima confrontarsi  con la brutalità militare israeliana.
 
Gilad Atzmon

Fonte :http://www.thetruthseeker.co.uk
Link: http://www.gilad.co.uk/writings/2017/6/19/jerusalem-nicosia-and-ww3

 
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario