sabato 14 luglio 2018

LA MENZOGNA DEL DENARO

Gli economisti rappresentano l’esemplificazione maggiormente significativa. Probabilmente non è un caso che alla fine del diciannovesimo secolo negli Stati Uniti gli economisti fossero i primi analisti professionali a essere “addomesticati” in una battaglia che definiva i limiti della libertà accademica nelle università. Da quel momento in avanti il sistema accademico avrebbe imposto una rigida separazione operativa fra indagine e teorizzazione in quanto accettabili, e riforma sociale in quanto inaccettabile. (1)
Qualsiasi accademico intenzionato a preservare la propria posizione comprendeva cosa la questione comportasse. Come prodotto secondario gli accademici divennero virtuosi nell’alimentare un’immagine di sé di una certa importanza, nonostante questa fatale limitazione della loro rilevanza sociale, con frasari del tipo “la verità è la nostra arma più potente”, “la penna è più forte della spada”, “una buona idea può cambiare il mondo”, “la ragione ci condurrà fuori dalle tenebre”, etc.
Quindi l’impresa dell’economia si dedicò a mascherare la menzogna concernente il denaro. Nocive attività di prestito, fissazione dei prezzi e controlli monopolistici costituivano le principali minacce alla giustizia naturale di un libero mercato, e si verificavano solo come errori nell’ambito di un sistema per lo più autoregolamentato che poteva essere temperato tramite allineamenti dei tassi di interesse e altre “protezioni”.
Nel frattempo, nessuna teoria economica convenzionale cita il fatto che la moneta stessa viene creata in gran quantità in un sistema bancario di riserva frazionaria di proprietà di interessi privati occulti autorizzati a inventare e distribuire debito che deve essere ripagato (con gli interessi) dall’economia reale, concentrando in tal modo costantemente proprietà e potere su tutte le economie locali e regionali.
Il resto di noi deve guadagnare denaro invece che semplicemente fabbricarlo, e quando moriamo non ne abbiamo mai di più. La classe media paga affitti o mutui. La schiavitù del salario viene perpetuata e ulteriormente degradata in aree stabili nonché insediata nelle varietà più perniciose in tutti i territori di recente conquista.
Decisamente degno di nota è il fatto che il più esteso imbroglio di sfruttamento (creazione privata di denaro in forma di debito) mai adottato e applicato all’intero pianeta non compare nelle teorie economiche. Gli economisti sono talmente impegnati a elaborare modelli di rialzi e ribassi dei profitti, rendimenti, tassi di occupazione, valori azionari e vantaggi di fusioni per sfruttatori di medio livello da non notare la loro elusione degli elementi fondamentali. Elaborano il modello del programma di costruzione rifiutandosi di riconoscere che il terreno è una zona sismica sopra la quale volteggiano avvoltoi.
Intanto i finanzieri scrivono e riscrivono gli stessi regolamenti, e ancora una volta tale procedura non compare nelle teorie di macroeconomia. L’unico elemento umano che gli economisti prendono in considerazione nei loro modelli matematici “predittivi” è il comportamento del consumatore di basso livello, non la manipolazione del sistema ad alto livello. La corruzione è la norma, e tuttavia non figura. Economie, culture e infrastrutture di nazioni vengono deliberatamente distrutte allo scopo di renderle schiave tramite nuovi e più consistenti debiti nazionali caricati sulle spalle delle generazioni future, mentre gli economisti prefigurano presunte conseguenze catastrofiche derivanti dal mancato pagamento dei debiti...
Strumenti di gestione per i capi, fumisterie per il resto di noi: grazie tante, esperti di economia.
https://www.nexusedizioni.it/it/CT/alcune-grandi-menzogne-in-ambito-economico-medico-e-scientifico-5510

giovedì 5 luglio 2018

UNA NAZIONE FALLITA E DEVASTATA NON PUO' VINCERE NEMMENO A CALCIO. LA MANCATA PARTECIPAZIONE AI MONDIALI E' COSTATA ALL'ITALIA 10 MILIARDI

Una nazione di piagnoni lamentosi ...

Al solito, inizio gli articoli e se devo incrociarli con altri mi perdo, capita sempre qualcos'altro, ma visto che in questo periodo il pianeta gioca i campionati del mondo e noi ci succhiamo il pollice va benissimo tirarlo fuori, era anche venuto bene. Tanto per cambiare ci perdiamo la faccia e una valanga di soldi, poco male, la faccia e ben di più, l'onore ce lo siamo giocato 70 anni fa, contestualmente la quinta colonna nemica ci ha venduto agli usurai della terra, così per i soldi era assai  prevedibile e ormai ci abbiamo fatto l'abitudine. Già vi vedo,quelli che resteranno, vaccinati, drogati, microchippati, sterilizzati, asessuati, di colore incerto con identità vaga a spaccare le pietre in mesto silenzio, dominati da una super razza, chissà quale ?? ☺ Questo ci hanno detto i grandi pensatori, massoni, del secolo scorso,Huxley, Orwell, Lipperman, Kalergi, ecc ...


http://unmondoimpossibile.blogspot.com/2018/06/una-nazione-fallita-e-devastata-non-puo.html?m=1

martedì 3 luglio 2018

RODOLFO CROVACE, IN MEMORIAM



Milano 03.07.1984 – Negli anni 1970 la chiave inglese “Hazet 36” era lo strumento preferito dei servizi d’ordine dei gruppi della sinistra extraparlamentare milanese. Un attrezzo di acciaio lungo mezzo metro, molto facile da reperire. Era la risposta ai gruppi neofascisti, forti e virulenti che spesso presiedevano zone strategiche della città. Moltissimi furono costretti a subire violenze, sfregi permanenti, paralisi e morte. Uno per tutti , Sergio Ramelli, atteso sotto casa da un commando di dieci uomini e colpito al cranio. Piazza San Babila rappresentava l’avamposto della destra estrema. Spesso gli iscritti del Movimento Sociale Italiano chiedevano l’aiuto dei Sanbabilini per il servizio d’ordine e per l’affissione dei manifesti durante le campagne elettorali. L’elemento di raccordo era costituito da Rodolfo Crovace soprannominato “mammarosa”. Robusto, originario del brindisino, sincero e generoso, fu adottato dagli studenti Sanbabilini come baluardo negli scontri di piazza. Nel febbraio 1972 fu inquisito per gli attentati delle Sam e per la sparatoria nei pressi del bar “Harris” ma invece di fuggire decise di restare a Milano partecipando anche a manifestazioni pubbliche incurante del mandato di arresto. Dopo tante vicende giudiziarie legate alla
lotta politica, senza prospettive fu costretto a diventare factotum dello spaccio di sostanza stupefacenti nella zona di Lambrate. Aveva trovato rifugio in un appartamento di periferia, insieme alla compagna Gabriella Ciaponi, al quarto piano in un palazzo di via Pastorelli n° 4. Ma le forze dell’ordine erano già da tempo sulle sue tracce. Infatti dopo settimane di appostamenti, segnalazioni e pedinamenti decisero di passare all’azione. Verso le quindici e trentacinque del 3 luglio 1984 fecero irruzione nell’appartamento. Un violento scontro a fuoco. A cadere sul selciato fu proprio Rodolfo Crovace, 31 anni, mentre era in bagno e in accappatoio raggiunto alla giugulare. Il suo corpo fu ritrovato in una pozza di sangue e acqua. Infatti durante l’incursione alcuni proiettili provenienti dalle armi in dotazione alle forze dell’ordine avevano perforato e tranciato i tubi delle condutture.



La “democrazia” che uccide non si ferma mai.

All’esercito occupante non interessa quanti italiani vengono assassinati, l’importate che il popolo non alzi la testa.

Sono giovani coraggiosi che, seppur perseguitati difendono la libertà e gli spazi del Fascismo, lo fanno, contro i servi del capitalismo bolscevico e degli uomini in divisa, servi del capitalismo privato, Max Enguer, a tale proposito affermava: “Finché l’individuo in cambio di una immunità, d’una esigua ma sufficiente paga giornaliera, d’una uniforme che lo faccia apparire un poco di più di quel che crede di essere, è disposto a sparare sul prossimo, anche quando questi chiede i suoi sacrosanti diritti, l’umanità resta quello che la cronaca ci ha dimostrato e ci dimostra: schiava dei suoi istinti e senza nessuna possibilità di evoluzione”. 

Negli anni settanta a Milano, i giovani Fascisti erano costretti giorno dopo giorno a confrontarsi con l’ “Hazet 36”, una chiave inglese utilizzata dai servizi d’ordine dei gruppuscoli sovversivi, un attrezzo d’acciaio lungo quanto l’avambraccio. La provocazione bolscevica nei confronti dei valorosi giovani Fascisti si sintetizzava nello slogan, “Hazet 36 – fascista dove sei” scandito nei cortei sino alla nausea, e scritto con lo spray rosso sui muri della città. I sovversivi avevano scelto la chiave inglese, quale simbolo della loro servile e codarda attività in favore dello straniero occupante, nel tentativo di contrastare i Fascisti, allora forti e ferventi. 

Milano viveva una stagione cupa, tesa, in cui non si riusciva a tirare il respiro, la violenza rossa, in tutte le sue forme, aveva fatto il nido nelle strade e nelle piazze. Era un incubo distorto, allucinato in cui in molti casi gli studenti, giovani operai, sottoproletari tutti erano schierati, o da una parte o dall' altra. 

I giovani sovversivi, extraparlamentari e parlamentari, portava l' eskimo verde e le Clark, i Fascisti vestivano elegante, avevano le scarpe a punta e mettevano i Ray-ban. La contrapposizione era anche fisica, di luoghi. Nel Metrò di San Babila, stazionavano gruppi di Fascisti o genericamente di destra, in quei luoghi, allora, per i sovversivi era meglio non farsi vedere. 

Sovversivi e sindacati, oltre alle manifestazioni, rituali del 25 aprile e del primo maggio, scendeva in piazza in ogni pio spinto, in appoggio della politica dei governi (corrotti) di centrosinistra, o solo contro la presenza Fascista. 

In questo clima nasce e si sviluppa quella che nel linguaggio dei gruppi sovversivi si chiamava "la pratica dei cucchini". Cioè aspettare sotto casa la sera o il mattino l' avversario politico, il leader nemico, il gregario che a scuola si dimostrava troppo attivo, e pestarlo, cioè "cuccarlo". Una guerra sotterranea gestita dai servizi d' ordine comunista che costrinse i Fascisti all’autodifesa, dovevano fermare la violenza che mirava a spezzare le braccia, rompere teste, immobilizzare su carrozzelle. Da quel momento a morire non saranno solo i Fascisti. 

La forte contrapposizione spinge a concludere la stagione dell' Hazet, nel ’76, si verificano solo episodi sporadici. All' interno della sinistra extraparlamentare, dopo le azioni terroristiche delle Br e Prima linea, inizia una durissima autocritica sull' uso della violenza. Molti abbandonano la politica attiva, tanti altri scelgono la strada di autodistruggersi con l' eroina, qualche altro si uccide, molti, moltissimi, attraverso un supporto politico-istituzionale rientrano nella vita “borghese” di tutti i giorni, cercano un lavoro, riprendono a studiare, si laureano. Vogliono dimenticare. Non a caso gli arrestati negli anni a seguire (per reati commessi precedentemente) hanno un lavoro: medici, impiegati, insegnanti. 

I Fascisti, da sempre isolati, sono costretti a perseguire altre strade, almeno i più in vista in quegli anni, questo riguarda anche molti Sanbabilini i quali dimostrarono di non essere un semplicemente gruppo di giovani di destra che si incontravano in piazza San Babila, ma svolsero un ruolo decisivo nella storia della difesa dell’ideale fascista in Italia. 

Gli irriducibili, dimostrarono tutto il loro valore, contrastando da prima il vandalismo, e in seguito il terrorismo comunista che attaccava i giovani Fascisti (anticomunisti), impugnarono le armi, prima, per difesa personale, ed in seguito per garantire ai Fascisti il libero accesso all’istruzione pubblica, rendendo possibile l’ingresso nelle scuole, come pure nei luoghi di lavoro. 

Ormai fra i Sanbabilini c'è un doppio livello, gruppi della destra politica e della destra clandestina che ha bisogno di denaro contante per finanziare le proprie attività. 

Gli organi d’informazione cronicamente servili e bugiardi, riportano, citando quale fonte “la magistratura milanesi” che, tra quelli che il regime “democratico” definisce terroristi di destra e la malavita organizzata cera un profondo intreccio, ipotizzando persino che i Fascisti rifornivano i sovversivi del Centro Sociale Leoncavallo di grandi quantità d’eroina. Arrivano ad accusare i giovani più rispettabili e coraggiosi d’essere implicati con la “Banda Cavallini”, o segnalati da un pentito (Angelo Epaminonda), come accade ad Rodolfo Crovace, d’essere stato uno dei killer nella strage di via Selvanesco, dove il 20 giugno 84 venero giustiziati con un colpo alla nuca tre malavitosi. Accuse infondate, ma all’epoca utili, da sfruttare politicamente. 

Crovace, era giovane spavaldo, sincero, generoso, ritenuto il terrore dei sovversivi, capace di violenze che in quegli anni erano inevitabili per chi stava a destra.

Tante le vicende giudiziarie legate alla lotta politica, viene carcerato e scarcerato a piacimento della magistratura con accuse escogitate di volta in volta, viene persino accusato d’aver già nel ’72 partecipato ad una sparatoria davanti all’Harris bar di Milano, invaso dai bolscevichi.

Senza prospettive e senza alcun aiuto per trovare un lavoro di che vivere, Rodolfo Crovace, finì coinvolto nel tunnel della disperazione, per ultimo, il 19 gennaio 1984, era sfuggito al blitz della polizia, operazione che portò in galera una cinquantina di persone, i carabinieri dopo varie segnalazioni, settimane di appostamenti e pedinamenti, erano venuti a conoscenza che, se ne stava nascosto in un appartamento fuori mano di periferia (al Ticinese), al quarto piano di una casa anonima e popolare di via Pastorelli numero 4, interno 6, ospite di una donna, Gabriella Ciaponi, che viveva prostituendosi. La gente del palazzo probabilmente doveva pensare che l' uomo fosse il protettore della donna. 

Sono le 15,35 del 3 luglio ’84, quando alcuni uomini in borghese dell' Arma decidono di passare all' azione, si appostano, hanno già un piano: fermare la donna, costringerla a salire su in casa. 


I NECROFORI TRASPORTANO ALL' OBITORIO
IL CORPO DI RODOLFO CROVACE

 
La donna arriva tranquilla. Quando la bloccano non capisce, in ascensore comincia a gridare a squarciagola. E' l' allarme per Crovace, tre carabinieri entrano nell' appartamento (due locali, un ingresso e i servizi), dove la camera da letto aveva la porta chiusa, iniziano a sparare micidiali raffiche dalle loro armi, Crovace che, aveva una grande abilità nel maneggio delle armi, abilità che lo aveva portato nei verbali dei magistrati più volte, pur disponendo di una Beretta bifilare da quindici colpi (lo stesso modello in dotazione a carabinieri e polizia) risponde al fuoco con una Magnum 357 attraverso la porta della camera da letto, ferendo il più esposto degli spietati assalitori. 



A Rodolfo, pur non avendo scampo sia per lo svantaggio numerico, che per l’armamento, non dettero il tempo d’arrendersi, fu ucciso come una bestia da quei tre militari che esplosero decine di proiettili. Era rimasto fulminato, dall' altra parte del corridoio, un colpo o lo aveva preso alla giugulare. Il suo corpo fu trovato riverso sul letto addosso, aveva soltanto un accappatoio, rosso di sangue, che lo copriva fino all' inguine. Per terra, un mare di acqua intrisa di sangue perché i colpi sparati dai carabinieri avevano addirittura spezzato le tubazioni della misera abitazione in cui viveva.

Nell' aria di quella calda giornata, portato via dal vento che spesso soffia a Milano, l' odore acre della polvere da sparo. Un odore che dal quarto piano è arrivato persino in strada, assieme alle grida disperate di una donna, la convivente di Crovace. Indirettamente, la responsabile della sua morte.

Rodolfo Crovace, è nato nel brindisino (Puglia) nel 1953, a 18 anni si trasferisce a Milano, dove si unisce ai giovani sanbabilini, da subito dimostra le sue capacità aggregative, divenendo, un mitico capo …. . Per anni si porta dietro il soprannome di Rudy "Mammarosa", un titolo più che un nomignolo, una qualifica. 

Rodolfo, ormai abile pistolero, al momento della sua morte aveva a sua disposizione due auto, una Mercedes 190 color carta da zucchero e una Lancia Delta 1500 color bronzo, ma resta indifeso in quello squallido locale di periferia. 

MILANO PIAZZA SAN BABILA : 
AL CENTRO CON LA CAMICIA BIANCA RODOLFO CROVACE


Dal quotidiano “ Repubblica” del 04 luglio 1984 — pagina 14 sezione: CRONACA 

UCCISO DAI CARABINIERI UN EX CAPO DEI PICCHIATORI NERI

04 luglio 1984 — pagina 14 sezione: CRONACA 

MILANO - Da piazza san Babila ad una morte violenta sul letto di uno squallido appartamento di periferia, al Ticinese. Rodolfo Crovace, 31 anni, ex capo picchiatore delle squadracce fasciste durante gli anni della contestazione, ora capo di una banda di spacciatori d' eroina, è stato ucciso ieri pomeriggio da tre carabinieri che erano riusciti ad entrare nel suo rifugio, al quarto piano di un palazzo di via Pastorelli numero 4, interno 6. Uno scontro a fuoco micidiale, dove si è sparato a volontà: Crovace avrebbe sparato per primo, impugnando come un bandito del West una pistola, la Beretta bifilare da quindici colpi (lo stesso modello in dotazione a carabinieri e polizia) nella mano destra e la Magnum 357 nella sinistra. Dalla camera da letto, a porta chiusa. I militi hanno risposto con le raffiche delle loro armi: uno è rimasto ferito. Il colpo sparato dalla Magnum gli ha fracassato un braccio, il proiettile dopo aver spezzato l' osso, è penetrato nell' anca. Dall' altra parte del corridoio, Crovace era già morto: un ultimo colpo lo aveva preso alla giugulare. E' rimasto fulminato, il suo corpo grosso come quello di un toro riverso sul letto. Addosso, aveva soltanto un accappatoio, rosso di sangue, che lo copriva fino all' inguine. Per terra, quattro dita d' acqua. Nella sparatoria, qualche proiettile aveva spezzato i tubi delle condutture. Nell' aria di questa giornata calda, portato via dal vento che spesso soffia a Milano, l' odore acre della polvere da sparo. Un odore che dal quarto piano è arrivato persino in strada, assieme alle grida disperate di una donna, Gabriella Ciaponi, la convivente di Crovace. Indirettamente, la responsabile della sua morte. Una morte in sintonia con la fama del personaggio, alla ribalta fin dal ' 71 per dei pestaggi e nel ' 72 per una sparatoria davanti l' Harris bar di Milano. I carabinieri da tempo erano sulle piste di Crovace, che tutti conoscevano come "Rudy" nell' ambiente della droga e che per anni si era portato dietro il soprannome di "Mammarosa", un titolo più che un nomignolo, una qualifica che nel giro di qualche anno lo aveva portato in cima alla piramide della banda guidata da Libero Prudente, fratello di "Tonino", ucciso con altre sette persone nel suo ristorante "la strega" di via Mencucco, il 3 novembre del 1979. Una data storica per le cronache cruenti della mala milanese; da quel giorno infatti, si ruppe una sorta di "tregua" che aveva per anni congelato vendette ed esecuzioni, scontri fra gang e decimazioni. Quel sabato sera, infatti, vide riaccendersi la guerra per il controllo del mercato della droga. Cinque anni di omicidi, quindici soltanto negli ultimi quattro mesi, tre morti sono storia recentissima, l' alba del 29 giugno, ammazzati per incutere terrore agli avversari. Un eccidio che deve avere convinto gli investigatori ad accelerare i tempi per catturare qualche "pesce grosso" delle varie organizzazioni, per evitare che lo scontro fra le bande si allargasse a tutta la città, coinvolgendo anche altre frange della malavita rimaste finora estranee al grande duello che vede il clan dei pugliesi legato a Prudente e per sgominare il clan dei catanesi capitanato, a Milano, da "Angiolino" Epaminonda. Così, ieri pomeriggio, verso le 15,35, alcuni uomini in borghese dell' Arma decidono di passare all' azione. Dopo settimane di appostamenti, dopo
varie segnalazioni e pedinamenti, erano venuti infatti a sapere che qualcuno "di quelli che contano al Giambellino" se ne stava nascosto in un appartamento fuori mano, al quarto piano di una casa anonima e popolare, presso una prostituta. Due auto, a dispozione del misterioso individuo. Una Mercedes 190 color carta da zucchero e una Delta 1500 color bronzo. La gente del palazzo probabilmente doveva pensare che l' uomo fosse il protettore della donna. E non faceva troppe domande. Al citofono, nemmeno un' indicazione: il cartellino del campanello in bianco. Ce ne sono tre come quello che serviva ad avvisare Crovace. Tre su ventiquattro; soltanto gli amici potevano sapere dove schiacciare. I carabinieri in appostamento, chi al bar "Picchio" chi davanti alle vetrine di un' agenzia immobiliare, chi col giornale piegato per nascondere la pistola, hanno già un piano: fermare la donna, costringerla a salire su in casa. La donna arriva tranquilla. Quando la bloccano forse non capisce, forse pensa che chi l' ha fermata sia qualcuno della gang di Epaminonda. In ascensore comincia a gridare a squarciagola. E' l' allarme per Crovace, che se ne stava in bagno. Quando i carabinieri entrano nell' appartamento (due locali, un ingresso e i servizi), la Magnum 357 ha già forato la porta della camera da letto, ferendo il più esposto dei militari. Una reazione esagitata: non poteva arrendersi "Mammarosa"? Non aveva via di scampo. Sparando, non poteva illudersi di sfuggire a chi era in vantaggio numerico, nemmeno fidandosi della sua abilità di pistolero. Un' abilità che lo aveva portato nei verbali dei magistrati più volte: tanto è vero che il 19 gennaio scorso era sfuggito al blitz della polizia, operazione che portò in galera una cinquantina di persone, fra le quali un boss, don Ciccio Scaglione, il "re" di Quarto Oggiaro, e il superiore di Crovace quel Libero Prudente che al Giambellino controllava chi era "importante", come sottolinea Achille Serra, capo della Mobile. Prudente e Scaglione non erano nemici. Crovace era il braccio violento della banda del Giambellino. Come don Ciccio, proprietario di una lavanderia a Milano e di una trattoria a Garbagnate, viveva in una villa superprotetta.
CROVACE NEL 1983
CORRIERE DELLA SERA


 
 
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ESSERE AVANGUARDIA: quando Matteo era appena maggiorenne

lega nazionalpopolare
  
Per l'ennesima volta, Grazie Stefano
 
IERI,1991


Il 16 ottobre 1991 si svolge a Pomezia l’assemblea di fondazione della Lega Nazionalpopolare. Anche se il leader riconosciuto del nuovo movimento è Stefano delle Chiaie, appena uscito indenne dai due processi per strage (piazza Fontana e Bologna) non si tratta di una semplice rigenerazione di Avanguardia nazionale che era stata messa al bando nel giugno 1976 e si era sciolta dieci anni dopo quando Delle Chiaie aveva deciso di liberare i suoi camerati dal vincolo associativo per rientrare in Italia e chiudere i conti in sospeso con la giustizia italiana. Alle origini della Lega, infatti, c’è un documento a tre mani, scritto da Delle Chiaie, Menicacci e Maceratini e la crisi della componente nazionalpopolare del Msi dopo il fallimento della segreteria Rauti e il suo posizionamento antiracheno nella Guerra del Golfo. La nascita della nuova organizzazione era stata anticipata a luglio da “la Repubblica”:
Stefano Delle Chiaie, uno dei maggiori esponenti dell’ estremismo di destra, ha fondato un partito, che si presenterà alle prossime elezioni politiche, la “Lega nazionalpopolare”. Il partito nasce la scorsa primavera dalle ceneri dell’ associazione “Il punto”, fondata dallo stesso Delle Chiaie. A determinare la rottura definitiva col Msi, la fine della segreteria Rauti. “La Lega – si legge su ‘ Publicondor’ , bollettino del movimento – si prefigge di portare a un eventuale confronto elettorale un progetto alternativo, rappresentante un quarto polo che, contro gli schieramenti democristiani, socialisti e laico-conservatori, raggruppi quelle forze nazionali e popolari che non rinunciano agli ideali di giustizia, di libertà e di sovranità, oggi minacciati dal neocapitalismo finanziario”.
Il dibattito costituente della LNP aveva coinvolto numerose personalità dell’area, da Rognoni a Murelli, ma alla fine tra i leader più noti l’unico ad aderire è Tomaso Staiti di Cuddia. Il movimento è presentato a Milano ai primi di dicembre. L’incontro è raccontato così da “la Repubblica”:
Un quadrifoglio in campo bianco con la scritta: “Lega nazional popolare”. Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia nazionale, imputato uscito assolto dai processi per strage (da Piazza Fontana all’ eccidio di Bologna), cerca di rientrare sulla scena politica puntando “sulla voglia d’ opposizione del paese”. Giovedì sera Delle Chiaie ha presentato la sua nuova creatura politica a Milano, insieme al deputato ex missino Tomaso Staiti di Cuddia, presidente della neonata formazione. Nella sala di Palazzo Dugnani c’ erano una sessantina di persone: molti ex militanti del Fronte della gioventù (l’ organizzazione giovanile missina), un paio di ragazzi con la kefiah palestinese al collo, qualche coppia di attempati militanti dell’ ultradestra. La Lega di Delle Chiaie e Staiti, battezzata ufficialmente ai primi di ottobre durante un “forum” di fondazione a Pomezia, ha l’ ambizione di “collegare i movimenti di protesta senza esasperare i localismi, ma rispettando anche le specificità di ogni esperienza”. Velleità di concorrenza “da destra” con il senatore Bossi? “Nient’ affatto – ha spiegato Delle Chiaie – Non cadiamo in questa trappola. Gli spazi politici sono diversi. E poi non siamo un movimento di destra”. “Ben venga tutto quello che sfascia e demolisce questa situazione ormai marcia – ha aggiunto Staiti di Cuddia – La lega di Bossi, le picconate di Cossiga, il Cocer dei carabinieri: l’ importante è che si seppellisca al più presto il cadavere di questo sistema che ormai sta ammorbando l’ aria. Poi, una volta bonificato l’ ambiente del paese, forse si ripresenteranno una destra e una sinistra, ma per ora è fondamentale demolire”. Delle Chiaie e Staiti hanno annunciato la presentazione della Lega nazional popolare alle prossime elezioni politiche. Secondo i due fondatori il movimento conterebbe, già ora, su un forte radicamento in Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia. Quanto al programma politico l’ ex leader di Avanguardia nazionale si è limitato a una lunga sfilza di no. “Il nostro sogno è ridare a questo paese una vera opposizione – ha detto Delle Chiaie – e del resto la nostra storia giudiziaria è storia di oppositori irriducibili. Siamo contrari a riforme truffa come il premio di maggioranza e il presidenzialismo. Siamo contro un sistema di potere fatto di partiti fantoccio al servizio di potenti interessi finanziari. So che questa può sembrare un impresa folle – ha concluso – ma alcuni di noi vengono da un passato di follia, che pure sono riusciti a superare”.
Nell’inverno 1992 la Lega nazionalpopolare aderisce al cartello della Lega delle Leghe per le elezioni politiche (ma alla vicenda elettorale e alla proliferazione di deliri complottisti ad essa connessa dedicherò un post successivo). Nel gennaio del 1993 la Lega nazionalpopolare  tiene a Roma il suo congresso. Tra le decisioni anche il cambio di nome. Il movimento diventa Alternativa Nazionalpopolare. Ecco il dispaccio dell’Adnkronos:
Roma, 11 gen. – (adnkronos) – Si e’ concluso IERI sera il congresso della Lega nazional popolare. Nella relazione finale, Stefano Delle Chiaie – l’ex leader di ”Avanguardia nazionale”, fondatore, nel 1991, del movimento ”Alternativa nazionalpopolare”- ha dichiarato che ”primo impegno per dare vita a un cambiamento reale dovrà essere la creazione di un’alleanza tra le categorie operaie e agricole con le piccole e medie imprese. progetto, questo – ha proseguito Delle Chiaie – sul quale il marxismo ha fallito, e che i nazionalpopolari intendono rilanciare attraverso le proposte sulla socializzazione delle imprese. ‘Alternativa nazionalpopolare’ – ha concluso- continuerà nel suo trasversalismo, confrontandosi, senza preclusioni, in tutti quei movimenti che si riconoscono nell’opposizione al modello neocapitalista”. Tra le altre deliberazioni del congresso, la costituzione di un comitato per portare aiuti nella zona di confine in cui sono stati deportati i palestinesi di Hamas e una serie di incontri pubblici con esponenti della resistenza croata e bosniaca.
OGGI,2018 
 
  Ci sono i “popoli dell’Europa”, le singole nazioni, che devono essere “liberati” e non più il Nord Italia, la Padania, dall'odiata Roma ladrona dei tempi della Lega di Bossi. Nel primo raduno di Pontida con Salvini al governo in qualità di vice premier e ministro dell’Interno (e senza lo storico fondatore Bossi), il leader leghista sposta l’asse della politica del C...arroccio dal piano nazionale a quello europeo, per una battaglia interna alla Unione Europea che porti al rafforzamento dei confini esterni in chiave anti immigrazione e la Lega a lavorare a “un’alleanza dei populisti, parola che per me è un complimento”. E promette “trent’anni di governo” di “un’Italia che non ha paura di niente e nessuno”.
“Io penso a una ‘Lega della Leghe ‘in Europa, che metta insieme tutti i movimenti liberi che vogliono difendere i propri confini e il benessere dei propri figli: è questo il futuro, pacifico e sorridente, a cui stiamo lavorando”, ha detto Salvini.
Una idea forza, quella della Lega delle Leghe che può sembrare innovativa, originale, che può allargare i confini culturali e geografici del Carroccio 3,'0 ma, per amore della verità, non si tratta di nulla di nuovo.
Il nostro paese, ha già conosciuto l'esistenza di una Lega delle Leghe, movimento politico che raggruppò la Lega Meridionale di Domenico Pitella, La Lega Nazional Popolare di Stefano Delle Chiaie, e di Tommaso Staiti di Cuddia il Fronte del Sud dell'ex senatore del Movimento Sociale Italiano Angelo Manna e dell'ex allenatore del Napoli Gennaro Rambone.
Un movimento politico capace di presentarsi alle elezioni politiche del 1992 in contrapposizione alla Lega Lombarda ed alla sua visione disgregatrice, proponendo, con un linguaggio, che potremmo definire sovranista e risorgimentale, una concezione organica e democratica dello stato, ponendosi come obiettivi politici la pacificazione nazionale, il benessere e l'unità del popolo italiano.
Una lista, presente solo in alcune circoscrizione, che non conquista eletti, nonostante l'ottima affermazione di Domenico Pitella, candidato al Senato nel collegio di Lagonegro dove conquista il 12,6% dei voti che alla Camera dei Deputati nella circoscrizione elettorale Potenza Matera in cui ottiene 4881 preferenze.


 Sulla questione Lega delle Leghe in salsa salviniana è intervenuto, con un breve post, pubblicato sulla sua pagina Facebook Vincenzo Nardulli, leader degli avanguardisti pugliesi della roccaforte nera di Mola di Bari, stretto collaboratore di Stefano Delle Chiaie che ha dichiarato: ora Salvini vuole fare la Lega delle Leghe. Noi l'abbiamo fatta nel 1991. essere avanti di quasi 30 anni non paga ma ci gratifica."


FONTI: http://www.ugomariatassinari.it/lega-nazionalpopolare/
           http://www.fascinazione.info/

L'INIZIO DELLA FINE DEL CLUB BILDRBERG /SOROS IN VISTA



Sa Defenza 



L' inizio della fine della visione di Bilderberg / Soros è in vista. Il vecchio ordine si aggrappa, anche alle sue ultime unghie. La visione del Bilderberg è la nozione di cosmopolitismo internazionale multiculturale che supera il nazionalismo dei vecchi tempi; annuncia la fine delle frontiere; e conduce verso un governo economico e politico a guida statunitense, "tecnocratico" .


Le sue radici si trovano con personaggi come James Burnham, un anti-Stalin, l'ex trotzkista, che, scrive già nel 1941, e sosteneva che le leve del potere finanziario ed economico fossero poste nelle mani di una classe dirigente: un'élite - che da sola sarebbe stata in grado di gestire lo stato contemporaneo - grazie al mercato e al potere tecnico di questa élite. Fu, senza mezzi termini, un appello per un'oligarchia esperta e tecnocratica. 

Burnham rinunciò alla sua fedeltà a Trotsky e al marxismo, in tutte le sue forme nel 1940, ma adottò le tattiche e le strategie per l'infiltrazione e la sovversione (apprese come membro della cerchia ristretta di Leon Trotsky) con lui e avrebbe elevato la gestione trotskista di la "politica dell'identità" diventa il "congegno" della frammentazione innescato per far esplodere la cultura nazionale su un nuovo stadio, nella sfera occidentale. Il suo libro del 1941, " The Managerial Revolution ", catturò l'attenzione di Frank Wisner, in seguito, un personaggio leggendario della CIA, che vide nelle opere di Burnham e del suo collega trotzkista, Sidney Hook, la prospettiva di creare un'alleanza efficace di ex Trotzkisti contro lo stalinismo.

Ma, in aggiunta, Wisner percepiva i suoi meriti come il modello per un ordine globale guidato dagli Stati Uniti, guidato dalla CIA e pseudo-liberisti. ( 'Pseudo', perché, come Burnham articola chiaramente, in machiavellici, difensori della libertà, la sua versione di libertà non significava nulla, ma la libertà intellettuale o quelle libertà definiti dalla Costituzione degli Stati Uniti. "Quello che realmente voleva dire era conformità e sottomissione").

In breve, (come notarono Paul Fitzgerald ed Elizabeth Gould ), "nel 1947, la trasformazione di James Burnham da comunista radicale, a conservatore americano con fede nel NWO , Nuovo Ordine del Mondo era completa. La sua lotta per il mondo [convertita in promemoria per l' Ufficio dei servizi strategici degli Stati Uniti (OSS, il precursore della CIA)] aveva fatto una " svolta francese " alla rivoluzione comunista permanente di Trotsky,trasformandola in un piano di battaglia permanente per un impero americano globale. Tutto ciò che era necessario per completare la dialettica di Burnham era un nemico permanente, e ciò richiede una sofisticata campagna psicologica per mantenere vivo l'odio verso la Russia, "per generazioni".

Cosa c'entra questo con noi oggi?

Un "Paesaggio di Burnham" di partiti politici europei apparentemente "centristi", apparentemente indipendenti, carri armati, istituzioni e strutture della NATO, fu seminato dalla CIA - nell'era postbellica dell'antisovietismo - in Europa e nel Medio Oriente - come parte del "piano di battaglia" di Burnham per un "ordine" globale guidato dagli Stati Uniti. È proprio questa élite: la tecnocrazia oligarchica di Burnham, che sta affrontando oggi il respingimento politico al punto in cui l'Ordine liberale sente di lottare per la sua stessa sopravvivenza contro il nemico nella Casa Bianca " , come l'editore di Spiegel Online ha definito il Presidente Trump.

Cosa ha causato questo?

Beh, o come lui o lo odi, il presidente Trump ha giocato un ruolo importante, se non altro dicendo l'indicibile. La razionalità, o non inerente a questi 'incerti' o apofasi in stile Eckhart, è al di là del punto: l'intuitivo 'discorso di dire l'indicibile' di Trump ha tolto la maggior parte dei bulloni dalla vecchia tipica struttura ideologica di Burnham.

Ma in Europa, i due principali difetti del progetto di Burnham hanno contribuito, forse fatalmente , alla crisi della planimetria :

In primo luogo, la politica di popolamento dell'Europa con gli immigranti, come rimedio per i dati demografici negativi dell'Europa (serve a diluire fino al punto di cancellare, le sue culture nazionali): "Lontano dal portare alla fusione",scrive lo storico britannico Niall Ferguson, "La migrazione in Europa sta portando la crisi alla fissione. Il gioco potrebbe essere chiamato The Meltdown Pot ... Sempre più ... la questione della migrazione sarà vista dai futuri storici come il fatale solvente dell'UE. Nei loro conti Brexit apparirà come un semplice sintomo della crisi ".

E in secondo luogo, la doppia insicurezza dell'economia in due economie indipendenti e diseguali, come risultato della cattiva gestione dell'élite dell'economia globale (vale a dire l'ovvia assenza di "prosperità per tutti").
Evidentemente Trump ha ascoltato i due messaggi chiave del suo collegio elettorale: che non accettano di avere la cultura americana (bianca), e il suo modo di vivere, diluito attraverso l'immigrazione; e, nemmeno desiderano - stoicamente - accogliere l'eclissi dell'America a favore  della Cina.
Il problema di come arrestare l'ascesa della Cina è primordiale (per il Team Trump) e, in un certo senso, ha portato a una "retrospettiva" americana : l' America ora può rappresentare solo il 14% della produzione globale (su base Parità del potere d'acquisto di PPP) , o il 22%, su base nominale (al contrario di quasi la metà della produzione globale, di cui gli Stati Uniti erano responsabili, alla fine della seconda guerra mondiale), ma le società americane, grazie all'egemonia globale del dollaro, godono di un tipo di status di monopolio (cioè Microsoft, Google e Facebook, tra gli altri), sia attraverso il privilegio normativo, o dal dominio sul mercato. Trump vuole fermare questo asset dal decadere ulteriormente e sfruttarlo nuovamente come un potente chip di contrattazione nelle attuali guerre tariffarie. Questo è chiaramente un "vincitore" politico in termini di base nazionale degli Stati Uniti, la politica e le imminenti elezioni di metà mandato di novembre.
Il secondo filone sembra essere una sorta di "retrospettivamediorientale: ripristinare il Medio Oriente all'epoca dello Shah, quando la "Persia" controllava il Medio Oriente; quando Israele era un "potere" regionale che implementava l'interesse americano; e quando le principali fonti di energia erano sotto il controllo degli Stati Uniti. E, inoltre, quando l'influenza russa veniva attenuata, sfruttando l'islam sunnita radicale contro il socialismo arabo e il nazionalismo.

Ovviamente Trump è abbastanza esperto da sapere che non è possibile tornare completamente al mondo di Kissinger. La regione è cambiata troppo per questo. Ma Kissinger rimane un influente consigliere del presidente (insieme a PM Netanyahu). Ed è facile dimenticare che il dominio degli Stati Uniti in Medio Oriente ha portato l'America non solo al controllo dell'energia, ma al riciclo dei petrodollari a Wall Street e alla catena di basi militari statunitensi nel Golfo che circondano l'Iran e danno a gli Stati Uniti  muscolo militare, raggiungono l'Asia.

Abbiamo quindi abbracciato Trump di MBS, MBZ e Netanyahu, e una narrativa di supporto dell'Iran come "attore maligno" nella regione e facilitatore del terrorismo.

Ma è solo una "narrazione", ed è una sciocchezza, se inserita in una più ampia comprensione del contesto regionale. La storia dell'Islam non è mai stata esente da conflitti violenti (risalenti ai primi tempi: cioè le Guerre della Ridda, o apostasia 632-3 ecc.). Ma - per non dimenticare - l'attuale era della radicalizzazione sunnita (come quella che ha dato origine all'ISIS) risale, almeno, ai secoli XVII e XVIII, con il disastro ottomano alle porte di Vienna (1683); il conseguente inizio della dissoluzione del Califfato; crescente permissività e sensualità ottomana, provocando lo zelotismo radicale di Abd-el Wahhab (su cui fondò l' Arabia Saudita ); e infine l'aggressivo secolarismo occidentalizzante in Turchia e in Persia, che ha innescato quello che viene chiamato "Islam politico" (sia i sunniti che gli sciiti che inizialmente erano uniti, in un unico movimento).

La storia di MBS secondo cui il "fondamentalismo" dell'Arabia Saudita era una reazione alla rivoluzione iraniana è ancora un altro "meme" che potrebbe servire gli interessi di Trump e Netanyahu,  è altrettanto falso. La realtà è che il moderno sistema arabo (sunnita), un residuo dell'era ottomana, è stato in un canale di declino a lungo termine dalla prima guerra mondiale - mentre l'islam sciita sta godendo di una forte rinascita attraverso la fascia settentrionale del Medio Oriente, e oltre. In parole povere: gli iraniani sono in rialzo nella storia - è così semplice.

E quello che Trump sta cercando di fare è la capitolazione iraniana, di fronte all'assedio americano-israeliano-saudita, la chiave per sconfiggere Obama (di nuovo), cercano di riaffermare il predominio degli Stati Uniti in Medio Oriente, il predominio energetico e il risorgere israeliano nel potere regionale . Quindi soggiogare l'Iran è emerso come la massima via di mezzo per ristabilire l'ordine globale unipolare.

È così iconico proprio perché, proprio come Trump vorrebbe vedere l'Iran, l'Iraq e gli alleati iraniani dappertutto, cadere nell'egemonia unipolare, l'Iran è centrale nella visione multipolare di Xi e Putin in quanto è iconico per il presunto Medio oriente di Trump in "rifacimento". E non è solo simbolico: l'Iran è fondamentale per le strategie geopolitiche sia della Russia che della Cina. In una parola, l'Iran ha più influenza per assicurare la sua sopravvivenza di quanto Trump abbia previsto.

L'America sfrutterà il suo dominio sul sistema finanziario fino al limite per strangolare l'Iran, e la Cina e la Russia faranno il necessario, dal punto di vista finanziarioper impedire che l'Iran  imploda economicamente - e rimanga un pilastro dell'alternativa multipolare nell'ordine mondiale.

Ed è qui che entrano in gioco i paradigmi in Europa. Non è, ripeto, non perché ci si può aspettare che l'Europa mostri leadership o "faccia" molto, ma piuttosto perché il discorso apofatico di "dire l'indicibile" si sta diffondendo in Europa. Finora non ha cambiato il paradigma del potere, ma lo potrebbe presto (cioè con la possibile scomparsa politica della Merkel). La Germania potrebbe essere più sdolcinata nella sua politica rispetto all'Italia, ma la voce del nuovo ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini(foto a dx),  che dice "no" ai proxy di "Burnham" a Berlino sta facendo eco in tutta Europa, e oltre. Agisce come uno schiaffo in faccia.

Cerchiamo di essere assolutamente chiari: non stiamo suggerendo che l'Europa spenderà il capitale politico nella difesa del JCPOA.

Questo non è probabile.

Stiamo dicendo che l'egemonia del dollaro americano si è rivelata tossica per il resto del mondo in molti modi, e Trump - nel sfruttare l'egemonia in modo così gangsteristico: "Siamo America, Bitch" , come un funzionario ha descritto l'approccio dell'America - sta alimentando l'antagonismo verso l'egemonia del dollaro (se non ancora verso l'America in sé). Sta spingendo tutti i non-americani in una posizione comune di ribellione contro il predominio finanziario unipolare americano.

Questa "rivolta" sta già dando forza a Kim Jong Un, come riporta il Washington Post :

"Con i legami commerciali USA-Cina sconquassati, Kim è ben posizionato per giocare entrambe le potenze, parlando dolcemente con Trump mentre persegue una relazione più stretta con Xi ... Kim capisce la gerarchia. Sa che Xi è il padrino asiatico ", ha detto Yanmei Xie, un analista politico di Gavekal Dragonomics, una società di ricerca economica di Pechino. "Sta facendo un calcolo pragmatico che la Cina possa fornire assistenza economica per integrare diplomaticamente ed economicamente la Corea del Nord nell'Asia nord-orientale ... "
"C'è uno sforzo regionale, una sorta di coalizione di finzione del nord-est asiatico, per mantenere la finzione che la Corea del Nord sconfiggerà,  finché gli americani continueranno a parlarne", ha detto Xie. 
La Cina è meno concentrata nell'ottenere da Kim di eliminare le sue armi piuttosto che farlo rimettere in riga. Potrebbe eventualmente usare il commercio e gli investimenti per portarlo a bordo, dicono gli esperti. 
"Con la Corea del Nord ancora alle prese con le sanzioni ONU," il sostegno politico ed economico della Cina è ancora molto importante ", ha detto Zhao Tong, esperto della Corea del Nord presso il Centro Carnegie-Tsinghua per la politica globale di Pechino. Zhao ha detto che la domanda ora è: "Come può la Cina aiutare la Corea del Nord a sviluppare la sua economia?
"La Cina può anche aiutare Kim a normalizzare lo status diplomatico della Corea del Nord. Ciò inizia trattandolo meno come un dittatore canaglia e più come uno statista in visita".

Lo stesso vale per l'Iran - in poche parole. La Cina e la Russia sanno come giocare a questo gioco del "pollo".

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